L’immobilità percettiva di Michael Johansson

Si presentano come combinazioni esigenti ma allo stesso tempo poetiche gli still life di Michael Johansson. Accorpamenti di oggetti in cui il rigore geometrico deflagra in composizioni fatte di colore e astrazione. A Milano, da The Flat, fino al 23 febbraio.

Michael Johansson, Crossfade. Blue, 2012. Courtesy The Flat-Massimo Carasi

Nel mondo dello svedese Michael Johansson (Trollhättan, 1975) ogni elemento occupa un proprio posto, un incavo geometrico in cui angoli e linee accolgono ineluttabilmente quella forma. La perfezione dell’incastro fa pensare a una predestinazione spaziale degli oggetti, scelti (metro alla mano) dall’artista: non possono banalmente stare ovunque, ma solo lì, in quegli accorpamenti rigorosi, strati compatti di materia che – come avviene nel crossfade, tecnica utilizzata dai deejay – subiscono un effetto di dissolvenza incrociata, scuotendo l’apparente rigidità in favore di una morbida osmosi fatta di delicate gradazioni cromatiche.
Nei due lavori della serie Strings Attacched, invece, i pieni e i vuoti generano un altro innesto, dal fascino immaginativo. Le singole parti dell’oggetto, smontate, vengono esposte in un reticolato monocromatico: la fissità, inaspettatamente, stuzzica la mente verso nuove possibili associazioni.

Serena Vanzaghi

Milano // fino al 23 febbraio 2013
Michael Johansson – Still Lifes
THE FLAT – MASSIMO CARASI
Via Paolo Frisi 3
02 58313809
[email protected]
www.carasi.it

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Serena Vanzaghi
Serena Vanzaghi (Milano, 1984) è laureata in Storia dell'arte con una specializzazione incentrata sulla promozione e l'organizzazione per l'arte contemporanea. Dal 2011 si occupa di comunicazione e progettazione in ambito culturale ed editoriale.