Dracula: un mito immortale

Antichi documenti e immagini cinematografiche, e poi ancora moda e fumetti. Inquietanti visioni di morte e desiderio d’immortalità. Molte curiosità nella mostra “Dracula e il mito dei vampiri”, a Milano, in Triennale, fino al 24 marzo.

Scena del film Bram Stoker's Dracula di Francis Ford Coppola

Ombre scure lungo il percorso di visita. Il nero e il rosso sono dominanti. 1912 è la data della morte di Bram Stoker, l’autore di Dracula. La sua opera però è ancora viva, perché vasto è il suo potere di seduzione, che mescola ambigua sensualità (le labbra che si avvicinano con magica attrazione a un candido collo), amore per l’avventura, timori notturni (attenzione alla luce, pericolosa per chi si risveglia dopo il tramonto), attrazione verso la morte (si può dunque varcare, avanti e indietro, la fatale soglia?) e desiderio di eternità. Molteplici sono naturalmente le interpretazioni psicanalitiche, ma anche le possibili metafore politiche: pensate a chi, “vampirescamente”, di un pallore cadaverico ormai evidente, continua a “succhiare”, derubando chi è più debole per conservare il potere.
Pur suddiviso in diverse sezioni – si coglie il desiderio di far intuire le origini storico-culturali di tale figura mefistofelica, che gode di una presenza ininterrotta nella narrativa, nelle arti figurative e nel cinema – tutto il percorso espositivo tende a creare suggestioni che vanno oltre l’informazione e il puro piacere della conoscenza. Tra spazi raccolti, atmosfere scure, grandi schermi sospesi. Il cinema stesso, d’altronde, insieme a giochi, fumetti e moda, è andato ingigantendo la magica fascinazione di Dracula, e dei vampiri in genere, cullandosi nel piacere della suspense, in un crescendo di sangue, ma spesso anche d’ironia, accostandovi il gusto dell’eccesso, del grottesco e dell’assurdo.

Nosferatu il vampiro di Friedrich Wilhelm Murnau, 1922

La realtà dietro il mito, a cura di Margot Rauch, conservatrice del Kunsthistorisches Museum di Vienna; Bram Stoker: Dracula, in collaborazione con la Bram Stoker Estate; Morire di luce: il cinema e i vampiri a cura del critico cinematografico Gianni Canova: una ripartizione attenta che permette comunque di attraversare le sale come un continuum di visioni. Oltre cento le testimonianze documentarie, tra quadri, disegni, costumi di scena, oggetti storici, video: il visitatore può imparare, osservare con sguardo divertito, ma anche provare a rispondere ad alcune domande tra psicanalisi e telequiz esposte in una delle sale, lasciando affiorare quelle tracce sotterranee di turbamento che hanno fatto crescere il mito della creatura notturna assetata di sangue.
Il primo ritratto del conte Vlad, figura storicamente esistita nel XV secolo e associata a quella leggendaria di Dracula, dai grandi baffi e lunga capigliatura; tre figure di turchi impalati; i vampiri/ pipistrelli (Goya); il Nosferatu di Murnau; la Transilvania e il film di Coppola (con esempi di storyboard); le ricerche di Stoker. E poi armature, costumi, moda maschile: questi alcuni incontri che si possono fare in Triennale, terminando con la sensuale Valentina di Crepax, che pare abbandonarsi, quieta e arresa, ai denti aguzzi di un voglioso vampiro.

Valeria Ottolenghi

Milano // fino al 24 marzo 2013
Dracula e il mito dei vampiri
Catalogo Skira
TRIENNALE
Viale Alemagna 6
02 72434208
www.triennale.it
www.draculamilano.com

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Valeria Ottolenghi
Studiosa e critico teatrale (numerose le pubblicazioni, saggi e articoli di riviste, regolari alcune collaborazioni), è membro del Direttivo ANCT, Associazione Nazionale dei Critici di Teatro, Responsabile delle Relazioni Esterne. Iscritta all’Ordine dei Giornalisti, ha lavorato per la scuola e l’Università, docente SSIS, insegnante per diversi anni di Pedagogia e Psicologia presso la Facoltà di Medicina di Parma, responsabile di corsi di critica teatrale per Associazioni (es: la Corte Ospitale), Fondazioni (es: Venezia) e Università (es: Parma). E‘ membro di importanti giurie nazionali per il teatro (Ubu, Anct, Premio Garrone, Casa Cervi, Ermo Colle...). Appassionata d’arte (fotografia in particolare) e letteratura, riesce a cogliere le connessioni, spesso nascoste, segrete, tra i linguaggi della contemporaneità. Critico teatrale della Gazzetta di Parma, scrive volentieri anche per “Il grande Fiume”, “I teatri delle diversità” (riviste ancora in cartaceo!) e naturalmente, rivista web, per Artribune.