Una mostra made in China. A Milano

“As we may think” innesca una riflessione sull’autorialità nell’arte. Maurizio Bongiovanni se ne fa interprete con dipinti, sculture e un video. Succede alla Galleria Uno+Uno di Milano, fino all’11 gennaio.

Maurizio Bongiovanni, Untitled, 2011

Un’immagine digitale viene inviata ad alcuni copisti cinesi, che la traducono in pittura e rimandano il risultato al mittente. Questo il riassunto della pratica artistica di Maurizio Bongiovanni (Tettnang, 1979; vive a Milano e Shangai), affinata dopo una residenza a Pechino. Under the same sky rappresenta un ulteriore passaggio in questo procedimento che allieta le poste e i corrieri internazionali. Bongiovanni, in questo caso, non ha spedito un’immagine, bensì commissionato un’opera sul tema del cielo stellato.

Il copista cinese di turno gli ha rimandato il dipinto di un omino in barca sotto la volta celeste, che lui ha modificato digitalmente e inviato nuovamente. Così via, fino a ottenere le sei tele esposte a Milano. Bisogna decisamente conoscere il procedimento, per evitare perplessità davanti al risultato.

Marta Cereda

Milano // fino all’11 gennaio 2013
Maurizio Bongiovanni – As we may think
a cura di Maria Cristina Strati
UNO+UNO
Via Ausonio 18
02 8375436
[email protected]
www.galleriaunopiuuno.com

CONDIVIDI
Marta Cereda
Marta Cereda (Busto Arsizio, 1986) è critica d’arte e curatrice. Dopo aver approfondito la gestione reticolare internazionale di musei regionali tra Stati Uniti e Francia, ha collaborato con musei, case d’asta e associazioni culturali milanesi. Dal 2011 scrive per Artribune.