Degas: a Basilea il suo ultimo ballo. Infinito

Alla Fondazione Beyeler, l’ultima stagione del pittore delle ballerine. Trent’anni di ricerca formale nel tentativo – riuscito – di superare di slancio la stagione impressionista e adocchiare il contemporaneo. A pochi passi da Basilea, fino al 27 gennaio.

Edgar Degas - Maisons au pied d'une falaise - 1895-98

Facile prevenzione quella che porta a immaginare, pensando all’indagine retrospettiva sugli ultimi anni di attività di un grande maestro, a una mostra “minore”. Inferiore la notorietà dei pezzi scelti rispetto ai grandi classici da cartolina: da qui l’impressione di un’indagine critica si serie B, quasi l’avanzare dell’età dell’autore sia sintomo dei difetti della senilità, di un accartocciarsi di maniera su se stesso; l’ingrigito e tignoso refrain di tempi migliori ormai svuotati di estro creativo.
A sfatare i cattivi pensieri arriva alla Fondazione Beyeler The Late Work, la prima personale dedicata a Edgar Degas (Parigi, 1834-1917) che l’Europa germanofona ricordi negli ultimi vent’anni. Un evento per il quale, a quelle latitudini, sull’onda lunga del nome di richiamo si attendono ingressi giornalieri a tre zeri; ma un appuntamento che sa essere di rilevanza assoluta per il focus, inedito, scelto a raccontare una straordinaria – ancora poco indagata – stagione creativa. L’ultima fase produttiva di Degas coincide con un lasso di tempo in realtà spropositato: circa trent’anni quelli presi in considerazione a Basilea, dalla chiusura formale con l‘Impressionismo militante – dopo la metà degli Anni Ottanta del XIX secolo – fino agli ultimi giorni di vita di una figura ammalata di lavoro, famelica di immagini.
Congedata la Famiglia Bellelli e il dominio della linea, abbandonata La stella e con lei la furiosa stagione impressionista si apre, con il progressivo ritiro nella pacata solitudine degli affetti famigliari, una stagione di acute sperimentazioni e indagini profonde sul fare arte.

Edgar Degas – Ballerina – 1885-90

Il taglio dato da Samuel Keller e Martin Schwander intende riconoscere le caratteristiche germinali dell’ultimo periodo di Degas: mozzafiato la serie di paesaggi, capaci di fare da medium tra le drammatiche e svaporate atmosfere di Turner e una stringente modernità, sensibilmente influenzata dalla fotografia  (pazzesco e rivoluzionario il Fôrest dans le montagne oggi al MoMA: siamo nel 1890!); eccezionale il crudo simbolismo del Jockey blessé, capace di anticipare lo struggente intimismo di uno Chagall.
Una retrospettiva suddivisa per soggetti, raccogliendo in percorsi omogenei ma tra loro indipendenti i temi più classici tra quelli toccati da Degas. Immancabili le ballerine; irrinunciabili le scene casalinghe, le celebri formose bagnanti appena emerse dalla vasca; narrazioni intime che nascono in bozzetto e disegno, per poi tradursi in pastello, olio ma anche bronzo: ampio spazio è dedicato all’attività plastica del maestro, certo non uno dei suoi ambiti creativi più noto.

Francesco Sala

Riehnen // fino al 27 gennaio 2013
Edgar Degas – The Late Work
a cura di Samuel Keller e Martin Schwander
FONDAZIONE BEYELER
Baselstrasse 101
+41 (0)61 6459700
[email protected]
www.beyeler.com

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.