Stampone l’educatore

Da l’Havana a Civitella del Tronto, con l’ultimo passaggio a Lucca. Il discorso critico di Giuseppe Stampone prosegue a tappe forzate, e giunge nell’ex Chiesa di San Matteo. Dove, fino al 31 luglio, si rilegge certa tradizione italiana, a confronto con la Storia.

Giuseppe Stampone - Global Education - veduta della mostra presso l'ex Chiesa di San Matteo, Lucca 2012

Dopo aver pazientemente costruito un alfabeto concettuale, agganciando simboli e contenuti culturali, Giuseppe Stampone (Cluses, 1972; vive a Teramo) sta articolando frasi e periodi, détournando costantemente il dispositivo mediatico. È questo, in definitiva, il senso della sua Global Education: un’opera ambiziosa di ri-educazione collettiva, in cui gli spettatori vengono trasportati dal territorio (sicuro, protetto, sterilizzato) dell’arte contemporanea a quello della realtà derealizzata di quest’epoca; dal “presente perpetuo” di un sistema chiuso e autoreferenziale – di un insieme di sistemi che si contrappongono, annullandosi a vicenda in un’operazione a somma zero – alla Storia che si è rimessa potentemente in moto.
Ciò avviene attraverso l’uso sapiente di un linguaggio di marca squisitamente italiana – Boetti e De Dominicis i riferimenti che prevalgono su tutti, e non da oggi – che però non è mai fine a se stesso. L’obiettivo è sempre e comunque quello di scavalcare i confini angusti dell’arte come insieme di convenzioni sociali e istituzionali, di esorbitare continuamente dal mondo artistico per raggiungere e toccare finalmente il mondo “là fuori”.

Giuseppe Stampone – Global Education – veduta della mostra presso l’ex Chiesa di San Matteo, Lucca 2012

Così, i dittatori di molteplici luoghi spazio-temporali incastonati nelle strutture comunicative occidentali (che ci sono così familiari da comporre ormai una seconda natura, e i cui meccanismi sono efficacissimi proprio perché quotidianamente fruiti), ridotti e innalzati al rango di celebrities, sono in realtà figure della dittatura in cui noi viviamo costantemente immersi: una dittatura tanto più potente e pervasiva perché invisibile, priva di icone riconoscibili e di rapporti di forza violentemente espliciti.
La grande mappa nell’abside della ex chiesa di San Matteo a Lucca sviluppa un discorso iniziato con l’opera per L’etica prima della forma, la mostra italiana curata da Raffaele Gavarro in occasione della Biennale de L’Havana, e che prosegue oggi con il tavolo realizzato per la collettiva Visioni (Civitella del Tronto, Fortezza Borbonica), a cura di Giacinto Di Pietrantonio e Umberto Palestini: i messaggi e le riflessioni si riordinano all’interno di una geografia al tempo stesso mentale e storica, che attribuisce all’arte il compito di riconoscere e di svelare i processi effettivi al di là delle traduzioni ufficiali e delle semplificazioni retoriche.

Christian Caliandro

Lucca // fino al 31 luglio 2012
Giuseppe Stampone – Global Education
a cura di Giacinto Di Pietrantonio
EX CHIESA SAN MATTEO
Piazza San Matteo 3
02 26924450
[email protected]
www.prometeogallery.com

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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).