Sopra le nuvole con Fang Lijun

La Gam di Torino ospita una retrospettiva dedicata al grande artista cinese Fang Lijun, maestro del Realismo Cinico, che con trenta imponenti dipinti si presenta per la prima volta in un museo italiano. Fino al 30 settembre.

Fang Lijun - Portraits. Fang Lijun

Forse in Italia non siamo ancora pronti per apprezzare l’arte contemporanea cinese quanto, probabilmente, essa merita. Questo pensiero si forma visitando la grande personale che la Gam di Torino dedica a Fang Lijun (Handam, 1963; vive a Pechino). Gli addetti ai lavori, trovandosi di fronte agli immensi dipinti che occupano due piani del museo, si domandavano l’un l’altro cosa pensassero al riguardo senza trovare risposte precise, ma solo commenti fatti di singole parole – ‘virtuosismo’, ‘impatto’, ‘ingenuo’ – che non riescono a cogliere in pieno l’arte di Lijun, il più importante esponente del Realismo Cinico, tendenza sviluppatasi in Cina nel corso degli Anni Novanta e concentrata sull’analisi della storia socio-politica cinese del novecento, con particolare riferimento alla Rivoluzione Culturale iniziata nella seconda metà degli Anni Sessanta.
La sensazione è che in una grande capitale occidentale, quale New York o Parigi – che già hanno ospitato personali dell’artista e i cui musei più celebri custodiscono alcuni dei suoi lavori – la mostra Il precipizio sopra le nuvole sarebbe stata trattata alla stregua di uno dei più grandi eventi della stagione espositiva, sia per la riconosciuta fama internazionale dell’artista che per l’innegabile valore delle sue opere.

Fang Lijun - Il precipizio sopra le nuvole - veduta della mostra presso la GAM, Torino 2012

Certamente sono virtuosistiche, fatte di una figurazione simbolistica ingenua per lo sguardo occidentale, e giocano forse eccessivamente sull’impatto visivo – il solo dipinto 2005-2007 è lungo diciassette metri – ma sanno convogliare magistralmente la tragedia e la sofferenza di cinquant’anni di dittatura comunista e, al contempo, sono coloratissime metafore fiabesche in cui i trenta milioni di abitanti della capitale cinese si trasformano in sciami di libellule, farfalle e stormi di uccelli variopinti che volano sulle infinite arterie stradali solcate dai grattacieli grigi d’inquinamento, sui quali camminano e vivacchiano nerissimi topi e pipistrelli. È una pittura in cui riverberano le contraddizioni della società cinese, in cui l’individuo è una parte infinitesimale della massa e difficilmente riesce a non essere fagocitato, ma quando ce la fa si libra al di sopra del grigiore quotidiano.

Fang Lijun

Danilo Eccher, direttore della Gam nonché curatore della mostra, si è detto orgoglioso che l’istituzione museale torinese sia la prima in Italia a ospitare una personale di Fang Lijun, e Maurizio Braccialarghe, assessore alla cultura della città, ha aggiunto che l’evento conferma il ruolo di capitale italiana dell’arte contemporanea della città. Per quanto quest’ultima affermazione da un paio d’anni non trovi più riscontro nella realtà, la mostra avrebbe meritato una migliore ricezione.

Andrea Rodi

Torino // fino al 30 settembre 2012
Fang Lijun – Il precipizio sopra le nuvole
a cura di Danilo Eccher
GAM – GALLERIA D’ARTE MODERNA
Via Magenta 31
011 4429518
[email protected]
www.gamtorino.it

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Andrea Rodi
Andrea Rodi nasce a Chieri (TO), nel 1980. Prima di laurearsi in Filosofia presso l’Università degli Studi di Torino, con una tesi sulle influenze filosofiche nell’opera dello scrittore americano Paul Auster, ha vissuto per lunghi periodi negli Stati Uniti, a Londra e a Barcellona. Dal 2009 collabora con il MACA (Museo Arte Contemporanea Acri), per il quale ha curato le mostre Project: Lid for a Submerged Wolrd (2010), Silvio Vigliaturo. Amazzoni (2011) e Young at Art, I stay Here (2012). Negli ultimi due anni ha scritto per diverse testate nel settore dell’arte contemporanea. Attualmente, lo si può leggere su Artribune, Inside Art e sul sito Atlantidezine.it. I suoi articoli sono raccolti sul blog http://torinocult.com.
  • Francesco

    La mostra è gradevole; si rivelerà anche utile se riuscirà a sollevare nel pubblico il principale interrogativo che aleggia attorno all’arte contemporanea cinese; vale a dire, quanto vi è in essa di originale e spontaneo e quanto invece è mera adesione ai canoni estetici occidentali al fine di realizzare un ennesimo prodotto destinato all’esportazione. Fang Lijun mi pare si presti bene a questa esigenza: le sue grandi tele (comunque apprezzabili quelle denominate 2006-2012, 2007-2008.8, 2010)paiono già pronte per l’esportazione, realizzata ricorrendo ad una rapida musealizzazione. Il probabile e prossimo conclusivo approdo del suo Realismo cinico (asocialista?, antisocialista?) sulle rive dell’Art Pompier sarebbe al riguardo chiarificante.

  • Mario Colombo

    Mammamia quanto sei caduta in basso GAM. Ma qualcuno si ricorda la splendida serie di personali, quelle di Avvistamenti? ma a chi serve una mostra simile? dobbiamo rendere qualche favore a Saatchi? Eccher è sempre stato pessimo ma invecchiando peggiora.

  • Antonio Inoki

    Colombo questo pittore cinese esiste anche senza saatchi

  • mario

    non capisco il senso di questa personale e la politica culturale della GAM

  • esse ci

    Con questa mostra la Galleria d’Arte Moderna di Torino ha forse raggiunto il suo nadir, anche se al peggio non c’è limite, purtroppo. Ma è tutta la città – non soltanto la sua “politica culturale” – che sta naufragando, stravolta a tutti i livelli com’è, sempre più, già da anni. Da città avanguardia della ricerca, soprattutto quella tecnologica, a città dei cosiddetti ‘servizi’, dove le attività produttive che ne costituivano l’eccellenza spariscono una dietro l’altra, sostituite da palliativi, e all’assessorato alla Cultura (e Turismo..) c’è un funzionario Rai, e un altro si sta occupando di distruggere il Museo del Castello di Rivoli, con le sue scelte pazzesche (due direttori nominati, tutti e due scomparsi dalla scena, ma ce n’era un terzo, anzi, una terza..).
    Con la storia della Gam questa mostra non ha niente a che fare, credo si sia deciso di farla soltanto perché i cinesi hanno messo sul piatto un bel po’ di soldi, rispettando il loro piano di conquista dell’egemonia culturale del mondo (dopo quella economico-politica), di cui il finto dissidente Weiwei è una figura strategica, una specie di cavallo di Troia.
    Questo Fang Lijun non fa neanche finta di essere un dissidente, ma come l’altro viene da una ricca famiglia cinese, pare molto potente, è davvero un artista Pompier, come ha giustamente scritto qualcuno, ovvero un accademico, ovvero agli antipodi di un’arte di ricerca e di sperimentazione, quella per cui un tempo questa città era arrivata a contare qualcosa nel mondo, anche grazie alla Gam (v. mostra di Celant del 1970).
    Ma ora vanno le mostre chiassose e rutilanti alla Sandretto, le installazioni gigantesche che impressionano il pubblico dei musei, e il valore ‘culturale’ si stabilisce alla fine contando il numero dei visitatori.
    Addio sogni di gloria..