La tecnica? Sempre più mista

Di cosa è fatta l’arte del Novecento? Una mostra allestita a Milano indaga la storia delle tecniche, e individua il secolo scorso come momento chiave della loro “esplosione”. Ogni tecnica è rappresentata da un’opera in collezione. Al Museo del Novecento fino al 9 settembre.

Gabriele Devecchi - Scultura da prendere a calci - 1959 (riedizione 2012)

Carta e video, fotografie e plastiche colorate, ma anche acqua, ferro e movimento. E poi lo spettatore, non solo come sguardo, ma anche come colui che agisce e partecipa all’opera. Gli esempi di come possa nascere e trovare forma l’arte del Novecento sono molteplici: una sfida, a volte un gioco di ironica provocazione. Ma si può cogliere anche un senso di smarrimento, di perdita d’identità. Perché mutano sì i materiali ma, inevitabilmente, anche il senso della collocazione dell’opera, le sue modalità di ricezione, di utilizzo, moltiplicando questioni sul gesto creativo, sulla conservazione, fino alla messa in crisi dell’idea di bellezza. Gli stessi concetti di tempo e spazio, vita e arte, artigianato e intuizione geniale, stile e linguaggio, possono essere – e sono stati – ampiamente discussi. Teorie e punti di vista che vengono analizzati nuovamente con questa mostra, dove la materia della creazione di fa “mista” anche all’interno di una stessa opera.
Perfetta l’idea di porre in elenco, in forma dialettica, i titoli di opere affini, anche di altri autori, che si trovano all’interno dello stesso museo: un bell’invito per uno specifico percorso di scoperta e lettura di parte dei lavori esposti nella permanente.

Marzia Migliora – Quelli che trascurano di rileggere si condannano a leggere sempre la stessa storia – 2009/2010

Collage e colori per Venere dei porti (1919) di Mario Sironi; ricomposizione delle forme per intervento dello stesso visitatore nella Scultura da prendere a calci (2012; riedizione) di Gabriele Devecchi; metallo, plexiglas, giornali, cenere e pietra in Les Muets Rouges/Noirs (1991) di Chen Zhen, dove l’idea della stampa imbullonata e ridotta in polvere rimanda alla mancata libertà d’espressione in Cina.
Una vasta installazione per Alexander Brodsky (Coma, 2000-01): una città in terra cruda su una vasca di zinco a tratti inondata da olio nero, con monitor che mostrano Mosca nel suo degrado, una metropoli che si espande e perde la sua identità. La natura pare esistere solo artificialmente, nella sua rappresentazione, con il tappeto mosso, in rilievo, composto da fogli, pagine dello stesso libro dal titolo Enciclopedia dei fiori da giardino (2009) di Andrea Mastrovito. Ma anche gli alberi sono tutti dello stesso colore, un verde acceso, nell’opera di Gino Marotta Natura modulare (1966), serigrafia su metacrilato trasparente.

Valeria Ottolenghi

Milano // fino al 9 settembre 2012
Tecnica mista. Come è fatta l’arte nel Novecento
a cura di Marina Pugliese
MUSEO DEL NOVECENTO
Piazza Duomo
02 88444061
[email protected]
www.museodelnovecento.org

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Valeria Ottolenghi
Studiosa e critico teatrale (numerose le pubblicazioni, saggi e articoli di riviste, regolari alcune collaborazioni), è membro del Direttivo ANCT, Associazione Nazionale dei Critici di Teatro, Responsabile delle Relazioni Esterne. Iscritta all’Ordine dei Giornalisti, ha lavorato per la scuola e l’Università, docente SSIS, insegnante per diversi anni di Pedagogia e Psicologia presso la Facoltà di Medicina di Parma, responsabile di corsi di critica teatrale per Associazioni (es: la Corte Ospitale), Fondazioni (es: Venezia) e Università (es: Parma). E‘ membro di importanti giurie nazionali per il teatro (Ubu, Anct, Premio Garrone, Casa Cervi, Ermo Colle...). Appassionata d’arte (fotografia in particolare) e letteratura, riesce a cogliere le connessioni, spesso nascoste, segrete, tra i linguaggi della contemporaneità. Critico teatrale della Gazzetta di Parma, scrive volentieri anche per “Il grande Fiume”, “I teatri delle diversità” (riviste ancora in cartaceo!) e naturalmente, rivista web, per Artribune.