Corsi e ricorsi dell’arte. Dove sta il David

Se sei stato a Firenze, non puoi non aver visto il David. Ma che succede quando al suo fianco puoi incontrare le opere di altri 32 artisti della contemporaneità? Lo scopriamo alla Galleria dell’Accademia, fino al 4 novembre.

Martin Creed - Work no. 850. Runners - 2012 - Firenze, Galleria dell’Accademia

Arte torna Arte è una ricerca sulla storia e sul senso dell’arte, ma anche un esperimento sui suoi visitatori. E il “senso” è splendidamente rappresentato dall’immagine della locandina: un movimento ondivago e spiraliforme che sottolinea come la storia dell’arte non proceda lungo una linea retta, ma attraverso corsi e ricorsi sempre nuovi. Il nodo di circolarità più stretto è quello rappresentato dalla terna Pontormo-Bourgeois-Michelangelo: sospeso fra la Tribuna del David e il dipinto di Venere, l’Arch of Histeria di Louise Bourgeois diviene ideale punto di giunzione tra due momenti-cardine nella storia dell’arte moderna, ma soprattutto ne sottolinea l’ineffabile corrispondenza.
I momenti di confronto si diffondono poi attraverso tutta la galleria: il rapporto forma-materia dei Prigioni si rinnova nella ricerca di Giuseppe Penone e Antony Gormley; il tema della deposizione rivive nell’installazione di Jannis Kounellis. Le stesse colonne della tribuna si offrono al lavoro di Antonio Catelani, mentre il Salone dei Gessi invita al confronto con l’opera di Giulio Paolini, ma anche di Olaf Nicolai e Leoncillo. Tutte le sale stimolano la sperimentazione, tutte ne sono splendidamente ravvivate. Camminando sul pavimento fratturato di Alfredo Pirri, le pale delle Sale Bizantine suggeriscono il confronto con gli ori e i blu di Yves Klein, mentre le croci chiamano alla porta Renato Ranaldi. E magnificamente confusa con l’ambiente, la porta di Claudio Parmiggiani osserva (con gli occhi del David) Eliseo Mattiacci dialogare col Giambologna.

Tante, troppe corrispondenze da dipanare, in una galleria sottoposta ogni giorno al consumo bulimico delle frotte di turisti del mordi-e-fuggi. Ma obiettivo non secondario del progetto è proprio questo: restituire, tramite lo shock del contemporaneo, uno sguardo più consapevole sull’antico – e sull’arte in generale. Per questo le sale delle temporanee (che ospitano i restanti 18 artisti) sono introdotte dalla Sacra conversazione di Michelangelo Pistoletto, entro la quale lo stesso visitatore si può riflettere. E nel raccoglimento del piano superiore, il video Surrender di Bill Viola rievoca tutta la tragica intensità di un’immersione specchiante.
Quanto il progetto riesca a cogliere nel segno è però altro discorso, specie di fronte al fascino magnetico di un David che cattura comunque tutti gli sguardi. Curiosa (ma non casuale) eccezione, l’opera di Hans Peter Feldmann, che nel giardino adiacente al bookshop stimola la necessaria foto ricordo.

Simone Rebora

Firenze // fino al 4 novembre 2012
Arte torna Arte
a cura di Bruno Corà, Franca Falletti, Daria Filardo
Catalogo Giunti Editore
GALLERIA DELL’ACCADEMIA
Via Ricasoli, 58
055 2388612
[email protected]
www.artetornaarte.it

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Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.