Mille. Né più né meno

Un titolo evocativo e d’effetto: “I Mille”. Ovvero, Garibaldi, l’Unità e uno spaccato d’Italia attraverso fotografie. E si suppone che 1.000 sia un numero simbolico, quantità altrettanto evocativa. Invece no. Succede al Palazzo del Governatore di Parma, fino al 10 giugno.

Publifoto Roma - Roma, il Presidente De Nicola firma la Costituzione Italiana - 27 dicembre 1947

È una mostra di 1.000 fotografie. E per quei poveri visitatori che varcano l’ingresso del parmense Palazzo del Governatore l’effetto può essere letale, soprattutto se l’intenzione è quella di guardarle tutte, e di leggersi pure tutte le didascalie. Per non parlare dello sforzo di decifrare lunghissimi pannelli di testo stampati con caratteri piccoli, spesso senza nemmeno un a capo, un respiro tra un periodo e l’altro.
Ma chi, con grande dispendio d’energie, stoicamente resiste fino all’ultima sala, o chi sceglie semplicemente di dare uno sguardo d’insieme ai gruppi affollati d’immagini, cosa si trova di fronte? L’esposizione è strutturata in base a cinque sezioni consequenziali: paesaggio, lavoro, rituali, ritratto, storie. Ogni percorso segue un ordine cronologico, dalle prime fotografie dell’Ottocento, passando attraverso tutte le tendenze che hanno animato il XX secolo, fino ad alcuni lavori recenti, come quelli di Francesco Jodice e di Paolo Novelli.
All’interno delle sezioni non c’è alcuna distinzione tra gli scatti firmati da celebri fotografi e quelli identificabili dalle etichette degli studi professionali: Luigi Ghirri e Alinari, Uliano Lucas e Publifoto, Mario Giacomelli e Studio Villani sono accostati senza scala gerarchica, in una prospettiva che vede nella fotografia uno strumento di comunicazione più che una personale creazione artistica.

Emilio Isgrò - Progetto per Italia (con l’artista) - 2012 - photo Marta Santacatterina

Il taglio della ricerca è quello dell’antropologia, della funzione “sociale” dell’immagine, ed è dimostrato dal rilievo dato alle fotografie degli anni centrali del XX secolo che documentano le maggiori problematiche italiane di quegli anni: dagli ambienti di lavoro agli scontri in piazza degli Anni Settanta, alla contestazione giovanile e alla trasformazione del territorio. Scelte che talvolta si connotano per un’evidente impostazione ideologica, ad esempio con le ricerche dei fotografi nel Mezzogiorno del Paese e con la fotografia d’impegno sociale, come i servizi realizzati dentro gli ospedali psichiatrici.
Lo scopo della mostra, oltre che festeggiare – ma un tantino in ritardo – l’Unità d’Italia, è di illustrare i modi di comporre, costruire, simboleggiare attraverso il mezzo fotografico, ricostruendo una sequenza di modelli di racconto dei cambiamenti dell’Italia, decennio dopo decennio. Ma l’antologia davvero troppo estesa, se risulta essere un’efficace panoramica di massima, corre il rischio di essere intesa come un’operazione autoreferenziale (in un momento peraltro di passaggio a una nuova amministrazione comunale, proprietaria dello spazio) che celebra, mediante una grande quantità di opere, l’importanza delle collezioni del CSAC.

Luigi Ghirri - Senza titolo (dalla serie In scala) - 1977-78

Collezioni che hanno la fortuna di arricchirsi ancora oggi, ad esempio con la donazione della grande tela realizzata per l’occasione da Emilio Isgrò e giustamente assurta a simbolo dell’esposizione: Modello Italia 2012, con la penisola colorata in gradazione di toni dell’arcobaleno, sopra la quale campeggiano tante cancellature, in un “vedo e non vedo” che ognuno può interpretare a suo modo.

Marta Santacatterina

Parma // fino al 10 giugno 2012
I Mille. Scatti per una storia d’Italia attraverso le collezioni CSAC
a cura di Gloria Bianchino e Arturo Carlo Quintavalle
PALAZZO DEL GOVERNATORE
Piazza Garibaldi
0521 218929
[email protected]
www.palazzodelgovernatore.it

 

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Marta Santacatterina
Marta Santacatterina è giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte, titolo conseguito presso l'Università degli Studi di Parma. È editor freelance per conto di varie case editrici e, dal 2015, ricopre il ruolo di direttore sia di Fermoeditore sia della rivista online della stessa casa editrice, "fermomag", sulla quale cura in particolare le rubriche dedicate all'arte e alle mostre. Collabora con "Artribune" fin dalla nascita della rivista, nel 2011.