Il lato nascosto di Torino

Le polaroid di Carlo Mollino ricostruiscono il lato erotico della vita privata della città. Che appare invece borghese, seriosa e indaffarata nei bianchi e neri urbani di Mario Gabinio. Fino al 28 aprile, alla Galleria In Arco del capoluogo piemontese.

Carlo Mollino

L’avvento delle app fotografiche, grazie alle quali è possibile “bruciare” l’immagine catturata, rendendola identica a uno scatto di una vecchia Polaroid o di una Lomo, ha tra i suoi difetti quello di cancellare l’ampio lasso temporale che ci separa dalle fotografie effettivamente realizzate con quelle tecnologie. Dato che tutto, ormai, può assumere caratteristiche visive “d’altri tempi”, ciò che effettivamente le ha, è inevitabile che perda un po’ del suo fascino. Purtroppo, ciò accade anche per la pur pregevole serie di polaroid a soggetto erotico di Carlo Mollino (Torino, 1905-1973) risalenti agli Anni Sessanta che, assieme agli ancor più datati scorci torinesi in bianco e nero di Mario Gabinio (Torino, 1871-1938), compongono la mostra Torino pubblica e privata.

Mario Gabinio

L’idea di affiancare due rappresentazioni della città così distanti, sia nel tempo che nel soggetto, è indubbiamente pregevole, quasi che l’una potesse completare l’altra, trovando nelle fotografie di Gabinio delle coordinate cittadine precise ai boudoir di Mollino, mentre queste ultime animano eroticamente gli interni dei palazzi borghesi, ricostruendo la vita privata e segreta di una città che, già negli Anni Venti, appariva troppo seriosa.

Andrea Rodi

Torino // fino al 28 aprile 2012
Torino pubblica e privata. Mario Gabinio e Carlo Mollino
GALLERIA IN ARCO
Piazza Vittorio Veneto 3
0118122927
[email protected]
www.in-arco.com

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Andrea Rodi
Andrea Rodi nasce a Chieri (TO), nel 1980. Prima di laurearsi in Filosofia presso l’Università degli Studi di Torino, con una tesi sulle influenze filosofiche nell’opera dello scrittore americano Paul Auster, ha vissuto per lunghi periodi negli Stati Uniti, a Londra e a Barcellona. Dal 2009 collabora con il MACA (Museo Arte Contemporanea Acri), per il quale ha curato le mostre Project: Lid for a Submerged Wolrd (2010), Silvio Vigliaturo. Amazzoni (2011) e Young at Art, I stay Here (2012). Negli ultimi due anni ha scritto per diverse testate nel settore dell’arte contemporanea. Attualmente, lo si può leggere su Artribune, Inside Art e sul sito Atlantidezine.it. I suoi articoli sono raccolti sul blog http://torinocult.com.
  • francesco

    ma sono sempre le stesse polaroid! inarco ogni tot anni le ripropone. belle di sicuro..ma sempre le stesse e la stessa galleria.

  • Marco^

    Inviterei l’autore dell’articolo a conoscere le cose di cui parla e usare le parole con esatezza.

    L’avvento delle app fotografiche, grazie alle quali è possibile “bruciare” l’immagine catturata, rendendola identica a uno scatto di una vecchia Polaroid o di una Lomo…

    è una frase inaccettabile. Le polaroid e le lomo non saranno mai IDENTICHE alle loro omologhe digitali. Forse a schermo appaiono simili, ma il manufatto ha caratteristiche intrinseche inimitabili che non ho voglia di dilungarmi a spiegare.

    • mah

      ha parlato lapalisse

  • P.L.Piccardo

    Concordo con quanto scritto da Marco^ e aggiungo che, purtroppo, avendo conosciuto a fondo le Polarod “vere” quelle odierne non sono che un pallido surrogato inoltre spacciato per “artistico”. Un doveroso saluto a tutti quelli che amano la fotografia in tutte le sue declinazioni.