La realtà delle cose

Un artista inglese, uno americano e uno norvegese trasformano la sintesi apollinea della Galleria Shammah in analisi del Reale. Compartimentati nei tre ambienti della galleria, gli artisti destrutturano la propria presenza e dialogano. A Milano fino al 14 gennaio.

Josh Blackwell / Marte Eknæs / Georgie Hopton - veduta della mostra presso la Galleria Suzy Shammah, Milano 2011

Nella sala d’ingresso della galleria il mondo calibrato, longilineo e floreale di Georgie Hopton (North Yorkshire, 1967; vive a Londra e a New York) porge allo spazio una grande ricchezza di dettagli, supporti e rifiniture formali. Sin dall’inizio, questa mostra senza titolo e senza testo di presentazione si manifesta diversa, profondamente laterale rispetto alla programmazione alla quale da anni si attiene Suzy Shammah. Accanto alla stanza dedicata a Hopton, infatti, la A Palazzo Gallery di Brescia, “curatrice” della mostra, propone Josh Blackwell (New York, 1972), artista americano che disegna e ritaglia sagome di carta, appendendo alle pareti due ritratti di Elsa Schiapparelli, motivi colorati e decorazioni per tessuti. Nell’ultima stanza della galleria, invece, l’artista norvegese Marte Eknæs (Elverum, 1978; vive a Berlino e a Espa, Norvegia) attraversa l’inconsistenza dello spazio utilizzando piani geometrici immaginari, tra pellicole di perspex, tubi cromati e collage digitali.

Ginevra Bria

Milano // fino al 14 gennaio 2012
Josh Blackwell, Marte Eknæs, Georgie Hopton
a cura di A Palazzo Gallery, Brescia
GALLERIA SUZY SHAMMAH
Via San Fermo

02 29061697

[email protected]
www.suzyshammah.com


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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.
  • Perchè non si inizia a vedere queste operazioni con sospetto? A “criticare” queste operazioni? A mettere in dubbio queste opere in modo argomentato e non un sistema generale? Come invece avviene in questa saga a capitoli sulla stupidità?

    Perchè non conviene a nessuno, tanto meno ad Artribune o Flash Art. E a nessuno interessa niente. Quando la galleria è riuscita a prendere in giro quattro manager milanesi ubriachi di smog, il gioco è fatto; ecco, oggi si inizia a fare fatica a trovare anche questi quattro manager.

    Non mi interessa ora entrare nello specifico di questa mostra (l’ho fatto tante volte sul blog, exibart, bordignon ed artribune).

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