Luoghi intimi, molto intimi

Indagine su un luogo solitamente coperto dal segreto istruttorio. Via il bavaglio sulla Badezimmer, con tanto di testimoni. Al Museo del mobile di Vienna c’è una curiosa mostra sulla storia dell’igiene personale. Fino al 22 gennaio.

Gabinetto Baltik (Rudolf Ditmars Erben, Znaim, um 1905) - © Installateurinnung Wien - photo Edgar Knaack

Siamo nell’ordine dell’apparato estetico-funzionalistico dell’habitat sotto l’egida di una curiosa etichetta che sembra ripresa dalla letteratura erotica, metti La filosofia nel Boudoir del Marchese de Sade. In effetti, pareva mai possibile che quel subcontinente domestico chiamato bagno rimanesse fuori dallo sguardo indiscreto della santa inquisizione dell’arte? E allora eccovi servito, a Vienna, un “caso” espositivo di un certo interesse.
Testimoni intimi
, si chiama la mostra, ma il sottotitolo è più esplicativo: Dal lavabo alla stanza da bagno. È al Hofmobiliendepot – il museo del mobile – e in verità ha un intento colto sul solco di una metodologia cronologica; solo in forma latente gioca con ammiccamenti voyeuristici. Fa la storia, tra Settecento e inizi Novecento, dell’igiene personale in Europa, attraverso l’evoluzione tecnologica ed estetica dei mobili e degli accessori dedicati all’igiene intima.

Toletta del Mattino - © Bundesmobilienverwaltung - photo Fritz Simak

Evoluzione che, dal punto di vista sociologico, accompagna il processo di democratizzazione: dalle corti alla diffusione sistematica degli impianti nelle abitazioni private. Tuttavia, nonostante gli oggetti rari o unici in esposizione, il vero apporto documentale intorno alla storia dell’habitat e del design domestico, in funzione dell’igiene personale, viene dal catalogo della mostra per mezzo di saggi ampiamente annotati e illustrati da riproduzioni di stampe d’epoca e foto.

Franco Veremondi

Vienna // fino al 22 gennaio 2012
Intime Zeugen. Vom Waschtisch zum Badezimmer
a cura di Eva B. Ottillinger
HOFMOBILIENDEPOT
Andreasgasse 7
[email protected]
www.hofmobiliendepot.at


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Franco Veremondi
Nato a Perugia, residente a Roma; da alcuni anni vive prevalentemente a Vienna. Ha studiato giurisprudenza, quindi filosofia con indirizzo estetico e ha poi conseguito un perfezionamento in Teoretica (filosofia del tempo) presso l’Università Roma Tre. È giornalista pubblicista dal 1994 occupandosi di arti visive, di architettura e di estetica dei nuovi media. Nell’ambito delle arti ha svolto periodicamente attività curatoriale e didattica. Collabora con quotidiani e riviste di area europea.
  • Fabrizio Spinella

    Come riassume Wikipedia, in francese si designa ancor oggi col nome di “bourdalou” «un arnese ora chiaramente in disuso, e tuttavia nel Seicento connesso con la lunga durata dei sermoni del gesuita [seicentesco] Louis Bourdaloue, ovvero un orinale di forma oblunga che le devote incontinenti sistemavano sotto le loro gonne per non dover perdere neppure qualche minuto delle sue prediche».
    Però sembra che ne facesse uso sotto il saio anche il predicatore, sul pulpito dove sostava ispirato.
    La collezione di “bourdalous” più famosa in Europa è quella che fu donata da Mr. Martinet al Museo di Ginevra, ove trovasi esposta. Si tratta di porcellane di alto pregio artistico, sulle quali discettò eruditamente in Italia lo scrittore e storico delle arti minori Valentino Brosio.