Come Cattelan nessuno mai

Italy is back in the game. Otto anni dopo la retrospettiva dedicata a Federico Fellini, un italiano torna al Guggenheim. Il Maurizio nazionale al “centro” della spirale dell’edificio di New York. Fino al 22 gennaio.

Maurizio Cattelan - La Rivoluzione siamo noi - 2000 - photo Attilio Maranzano

Ce l’hanno fatta: un bulletto di provincia e il suo universo scanzonato e dissacrante sono riusciti a riempire i 29 metri che misurano lo spazio tra la hall e il lucernario del salotto museale più influente di New York e del mondo.
Maurizio Cattelan
(Padova, 1960; vive a New York) insieme alla curatrice della mostra, la vicedirettora del Guggenheim Nancy Spector, ha preso per la collottola tutte le sue opere (se ne è salvata soltanto una) per appenderle e lasciarle sospese fra le sette rampe a spirale del museo. Il risultato è un’installazione unica di 130 lavori, una retrospettiva a-temporale, di cui il pubblico con il naso all’insù o gli occhi in giù si trova a far parte. Coprendole una con l’altra, è unica e sensazionale la visibilità che l’artista veneto è riuscito a dare alle proprie opere.
L’esposizione condanna Maurizio Cattelan a diventare uno fra i più alti esponenti dell’arte di questo presente. Sulla questione, pochi i silenzi e gli applausi e ormai innumerevoli le frasi lapidarie quanto offensive. Ridicolo, iniquo e, più di ogni altra cosa, scandaloso. Sono tante e fortemente indignate le critiche contro le opere e la notorietà di quest’artista da parte di profani dell’arte e addetti a lavori. Ma la definizione più laconica e cattiva viene proprio dallo stesso Cattelan, che ha avuto il candido quanto sfacciato coraggio di descriversi semplicemente come “un idiota senza idee”.

Maurizio Cattelan - All - veduta della mostra presso il Guggenheim Museum, New York 2011 - photo David Heald

È doveroso ricordare che chi si permette di considerare Maurizio Cattelan colpevole della realtà che riproduce, indecente nei prezzi e nelle opere, non si dovrebbe dimenticare che se lo scandalo rende, la colpa non può essere prima di tutto di chi lo vende. Perché il pianeta Cattelan è un posto che sa aspettare. Lentamente, mentre le quotazioni continuano inesorabilmente a crescere, sublimazioni concettuali sempre più serie e composte delle sue opere iconiche cominciano a imporsi nei dibattiti in maniera sottile e decisa.
Torniamo alla mostra? Torniamoci: nessuno finora si era permesso di lasciare l’intero spazio canonico del Guggenheim vuoto. Nel caos di funi che sorreggono i lavori appesi, trascende uno sguardo italiano fatto di bar, castelli di carte e biliardini, capace di guardare fuori il proprio presente e fotografarne i crolli, gli scandali e le immoralità.

Maurizio Cattelan - Untitled - 2001 - photo Attilio Maranzano

La mostra/installazione, avvolta in una religiosità che è quella cattolica, esibita con la perdita del senso della Croce e la caduta al tappeto del Vaticano, fra sculture che sono nate cavallo, ma che alla fine sono diventate qualcos’altro e un’infanzia perduta, come impiccata fra le metropoli del mondo, ritrovata dentro il ricordo di favole e giocattoli; per celebrare il Novecento ha scelto Hitler, J.F. Kennedy e Wojtyla; per celebrare se stesso ha scelto autoritratti più morti che vivi; asini che non ce la fanno a fare il proprio lavoro e, nel frattempo, non smettono di portare sulle loro spalle quello che gli propinano i medium di massa. Con l’Italia è crudele: di oggi ci dice che siamo la repubblica dei formaggini, di ieri con la coda di una cometa che parte dalla stella delle brigate rosse, ci annuncia che nel nostro Paese è successo davvero l’avvento e la morte del senso dello Stato.
E ancora: l’anonimato di morti senza volto, giustizia capovolta, una finanza mondiale capace di mutilare ogni valore e disvalore, l’assurdità del consumismo, un frigorifero, una bicicletta, Maurizio Cattelan che se la ride.

Alessandro Berni

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New York // fino al 22 gennaio 2012
Maurizio Cattelan – All

a cura di
Nancy Spector
Catalogo Guggenheim/Skira
SOLOMON R. GUGGENHEIM MUSEUM
1071 Fifth Avenue (at 89th Street)
+1 212 423 3500

www.guggenheim.org


  • hm

    un articolo su cattelan al giorno spande sfiga tutt’intorno .

  • mercuzio

    “È doveroso ricordare che chi si permette di considerare Maurizio Cattelan colpevole della realtà che riproduce, indecente nei prezzi e nelle opere, non si dovrebbe dimenticare che se lo scandalo rende, la colpa non può essere prima di tutto di chi lo vende.” interessante questo passaggio dell’articolo di Alessandro Berni. Chi sfoga le proprie frustrazioni contro la fama di quest’artista, se lo dovrebbe ricordare..

    • hm

      la colpa è SOLO di chi lo vende in accordo con chi lo compra . mazzette di qua e scaricamento di tasse di là . copialand è l’ultima ruota del carro, mica è lui a vendere . ovviamente tutto ciò che produce viene prima vagliato attentamente da chi lo deve vendere, quasi suggerito . passaggio dell’articolo assolutamente inutile . oltre al fatto che copialand è scandaloso quanto guardare marcellino panevino con il prete sionista prima di pasqua ebraica . cattolicand è fra pappina —> http://www.youtube.com/watch?v=mPs-pAvwEPk

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Non so se la conoscenza di questo sistema malato dell’arte, mi assolva dal caos e dall’ignoranza che impera nel commercio delle “opere d’arte”…una cosa è certa: in questa compravendita di cianfrusaglie…, spesso si sviluppa sotto il segno del buon investimento finanziario; raramente sotto il segno della buona qualità estetica…

  • mario raviele

    Cattelan, è uno straordinario esperto di comunicazione e di marketing, ha capito oggi quello che più conta, costruendosi la sua fortuna e quella dei suoi collezionisti, e l’arte di oggi è questa , sposta una gran quantità di denaro. Come uomo di marketing è eccezionale ma secondo me non eè un artista è un’altra cosa. La questione è che l’arte è divenuta merce, valore di scambio….gli consiglierei di fare un corso accelerato di desegno e pittura prima di esporre e provocare…la storia dirà la verità……….
    .

  • Dulcolax

    Basta con Cattelan, non se ne può più… Speriamo che questa sia veramente l’ultima sua mostra.

  • Utile intervista a Cattelan nei giorni di allestimento della mostra:

    http://whitehouse.splinder.com/post/25718999/la-rivoluzione-siamo-noi

    • hm

      intervista fake . luca morossiani intervista luca morossiani .

  • M. C.
  • M. C.
  • in risposta ai link pubblicati

    Una forte differenza tra i tanti ieri della storia dell’arte e l’oggi sta nella morte dei collettivi artistici a vantaggio di artisti singoli i cui nomi sono trattati come brand.

    Sbaglio o da dada in poi l’estetica del disgusto e dello scandalo ha preso il posto dell’estetica del dramma ?

    Giusto auspicare il recupero di regole classiche. E già successo anche in passato. La domanda è : quali regole ?

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Magari ci fosse il dramma.., qui si sfiora il ridicolo! L’ambizione dell’artista di oggi è quella di ricevere dal mercato proventi che ritieni di diritto per gestire direttamente il proprio successo. Dada ripudiava soldi e successo. Questo è il suo vero scandalo.

    • @in risposta ai link pubblicati
      .. di differenze tra “i tanti ieri della storia dell’arte” e l’oggi ce ne sono molte e quella che citi e’ forse una di esse.
      Io non credo affatto che sia “Giusto auspicare il recupero di regole classiche”… tutt’altro! Anche perche’ penso (e Vico mi e’ maestro) che i “recuperi di regole” siano solo apparenti, nel senso che in realta’, pur pensando in piena coscienza, di operare il recupero di regole classiche, in realta’ se ne “creano” di nuove che semplicemente, in qualche modo, ci pare, richiamino quelle “classiche” … lo sviluppo della cultura (come di tutto cio’ che e’ umano) procede si, in circolo (per corsi, ricorsi e sintesi) ma non su un piano, bensi’ nella tridimensionalita’, dando quindi origine non and un cerchio che si chiude ma a una spirale che si sviluppa tendendo all’infinito.
      Il link che ho postato sopra e’ l’articolo di Gillo Dorfles che “risponde” all’articolo, precedentemente linkato da M.C., di Vincenzo Trione che commenta il saggio di Clair “L’hiver de la culture” .
      L’ho fatto perche’ mi pare che il giudizio espresso da Dorfles sia molto piu’ equilibrato e “centrato” di quello che si ricava dalla lettura di Clair.
      In ultimo, l’ho gia’ detto altre volte, ma giova ripeterlo, e’ mia convinzione che, un giudizio serio e profondo sull’arte contemporanea potra’ essere pronunciato solo dalle generazioni future e non certo da noi, che ancora abbiamo difficolta’ a scegliere il “buono vero” dal “buono perche’ famoso” in esperienze artistiche di quaranta/cinquant’anni fa… lasciam perdere in quelle piu’ recenti!

      • SAVINO MARSEGLIA (artista)

        Con tutto il rispetto che nutro all’artista e storico dell’arte, Gillo Dorfles, credo che le categorie dell’arte additate da Clair, come categorie “morte”, in realtà, si avviano verso una sorte comune ad altre categorie del pensiero creativo ed intellettuale.

        L’artista, a mio modesto parere è qui inteso da Clair, come un soggetto individuale, di memoria novecentesca, isolato da se stesso e dal corpo sociale in cui opera.

        Al contrario, a me sembra che oggi l’artista è dentro fino il collo in questa realtà ed è purtroppo proiettato verso un destino di de -potenziamento creativo.

        Quello che è il linguaggio individuale dell’artista, (al di là dello stile e le reminiscenze passate ) si presenta semplicemente come un rifiuto vivente o scandalo -(da non confondere con dada) nella collettività d’appartenenza di una realtà sociale ed economica che si presenta negativa nella sua stessa struttura culturale che sostiene il linguaggio dell’arte.

        Questa struttura culturale, o sistema dell’arte, si oppone alle potenzialità progettuali di cambiamento che l’artista s’illude di realizzare in funzione di liberazione.

        In questo senso la body art ed altre espressioni esasperate della creatività individuale, non sono altro che il segno tangibile di questa impotenza che prova l’artista nei confronti di se stesso e della realtà che lo circonda.

        • Terry

          l’arte è inutile?

          • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

            L’arte è inutile nella misura in cui noi la rendiamo inutile !

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