Tutto giù per terra

La galleria è occupata da due soli lavori, ma non si tratta di voluminosissime installazioni. Da Massimo De Carlo, a Milano, le opere di Massimo Bartolini, in mostra fino al 5 novembre, lasciano libere pareti e soffitto. Il problema è che non si riesce a camminare.

Massimo Bartolini – Basements - veduta della mostra presso la Galleria Massimo De Carlo, Milano 2011

Bisogna per necessità tenere lo sguardo basso quando si entra negli spazi della Galleria Massimo De Carlo, altrimenti non si riesce ad apprezzare il lavoro di Massimo Bartolini (Cecina, 1962), qui alle prese con due opere che raccontano una visione “all’ingiù” delle cose e del mondo. Dopo esser stata protagonista delle famose e diversamente declinate Aiuole, la terra, base per l’esistenza di ogni cosa, torna al centro della produzione dell’artista toscano sotto forma di scultura in bronzo. Tanto per chiarire che, ora come ora, è la stabilità ciò che più ci serve. Ma la terra è anche il livello a cui l’artista costringe delle luminarie da festa patronale – solitamente verticali e solitamente utilizzate per creare portali, non pavimenti – per apprezzare le meraviglie di una stratificazione. Se poi questa nuova terra pulsa e s’illumina al modulare del suono di una voce, ecco, la vita è fatta.

Max Mutarelli

Milano // fino al 5 novembre 2011
Massimo Bartolini – Basements
www.massimodecarlo.it


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Max Mutarelli
Massimiano Mutarelli nasce nella primavera del 1977 a Lambrate, quartiere storico di Milano. A vent’anni, con l’iscrizione all’Accademia di Brera, corona il sogno di poter entrare nel magico mondo dell’Arte. In realtà è un periodo turbolento, sospeso fra gli esami ed i primi lavori da redattore, di giorno, e di barista, la notte, ma nonostante tutto riesce a prendere quelle poche gocce di splendore che l’accademia riesce a regalare: grazie ad Alberto Garutti ed a Francesco Poli affina le proprie conoscenze intorno al cruciale mondo dell’arte contemporanea, mentre continua a scrivere per alcune testate sul web. Laureatosi in Arti Visive con una tesi sul rapporto fra politica e fascismo, dopo un master in pedagogia dell’arte sta cercando di concludere il suo percorso di studi specializzandosi in Discipline artistiche ed archeologiche presso l’Università di Verona, sempre alternando i libri alle docenze occasionali in vari master universitari, alle collaborazioni con riviste ed alla gestione di un noto pub all’avanguardia
  • E’ veramente incredibile la capacità di questo artista mid career di sviluppare lo smart relativism: e quindi la capacità di passare da un buona trovata all’altra senza poter minimamente individuare un filo conduttore; un urgenza di fondo che si possa esprimere con un linguaggio minimamente originale; ma originale non nel senso di novità ma nella sua capacità di dialogare con il presente e la storia: siamo ancora al ready made (le luminarie accese, ruffianissimo…e poi perchè??? a guardare sua precedente produzione) e alla scultura in bronzo che vuole essere ready made (perchè non usare la terra vera???…a questo punto…)

    “terra, base per l’esistenza di ogni cosa”.. si può essere più banali? E poi avere il coraggio di intitolare la mostra “basements”= basamenti? Come traduzione c’è anche seminterrati….

    Ci vuole tutta l’esperienza e l’autorevolezza di massimo de carlo per difendere questo ennesimo esempio di smart relativism.

    http://wh2.splinder.com/post/23424043/ab

    • ..a proposito del link da te postato, come e’ andata la “performance” (o lavoro esterno, comi li chiami tu) da te prevista per l’evento ?

  • julio

    ma questo non è il lavoro che abbiamo visto qualche settimana fa al museo riso?

    • Enrico

      Esattamente quello. Splendido ma solitamente le gallerie dovrebbero anticipare il museo….non viceversa.

  • hm

    a me sta roba fa venire in mente un plastico ferroviario dissestato con sopra dei lumini da cimitero . una roba da evitare in poche parole . mancano solo i crisantemi secchi alle pareti e la foto in bianco e nero di una mano che si tocca le palle a completare l’opera, ah no così non sarebbe stata abbastanza smart ruffialan .

  • LorenzoMarras

    hm, non sono appassionato di musica ma l’altroieri ho ascoltato un Cd della Winehouse e , sinceramente senza essere condizionato dalla sua morte, ho trovato la sua voce , meravigliosa. Allora l ho guardata anche in un video ma non riuscivo ad associare quella voce alla sua figura, si proprio alla sua esteriorita’ ai suoi segni insomma.
    Ne avevo sentito parlare e prima di ascoltarla, vedendola in Tv , pensavo che che fosse una delle tante, si quelle che conoscono tutti.

    • hm

      se la sua voce è meravigliosa (molto opinabile) quella di whitney houston, beyoncé, kelly rowland e skinhead o’connor cosa sono? a me in ogni caso la voce della winehouse fa schifo, sembra quella di un trans . anzi molto meglio quella di un trans —-> http://www.youtube.com/watch?v=FRew4fElKT4

      • Opinabile certo Hm, il meravigliosa era solo per me . Ero curioso solo sapere cosa né pensavi.

  • G.G.

    Un lavoro ECCEZIONALE. Questa mostra riporta De Carlo ai suoi livelli e inizia a farci dimenticare quella tragedia dei tres amigos accaduta a Roma.

  • LorenzoMarras

    ah, che sbadato, avrei dovuto commentare l’opera del Bartolini anziche’ chiaccherare con hm.
    mah, questa faccenda del suono della voce come innesco alla luminosita’ dell’opera la trovo francamente un di piu’ che trovo falsamente biblica (quel volto nel secondo riquadro sarebbe l’autore della voce ?).
    Poi andrei piano nell’esclamare . “”ecco, la vita è fatta”””” perche’ in quelle scenografie posticcie di cui non è difficile scorgere la sagoma delle attuali metropoli , TUTTO vi puo’ avere presa, fuorche’ la vita, amenoche’ l’artista non la riduca essenzialmente a funzione biologica ma ne dubito perche’ altrimenti la sua opera apparirebbe banale.

    • Filippo Annor

      “ah, che sbadato, avrei dovuto commentare l’opera del Bartolini […]”

      Gentile Lorenzo

      intendeva forse “avrei dovuto commentare questa micro recensione corredata da foto”?

      Le auguro buona serata

      Filippo

      • Beh si, Filippo in fondo in
        hai ragione l opera in effetti per essere corretamente interpretata ha bisogno di una interlocuzione con il suo autore.
        Ti ringrazio per avermi fatto riflettere con le buone maniere che al giorno d’oggi non sono così’ diffuse.
        Buona serata filippo