Roma a Berlino. La sperimentazione continua

È appena finita la sue personale al Mart e lui già ha inaugurato un solo show in una galleria berlinese. Stakanovista entusiasta, Alessandro Roma prosegue senza sosta il proprio lavoro. Almeno fino all’8 ottobre.

Alessandro Roma - Unfoding the folds - veduta della mostra presso la Galerie Alexandra Saheb, Berlino 2011

Unfolding the folds di Alessandro Roma (Milano, 1977) cade a ridosso della chiusura della sua prima personale museale, Humus al Mart di Rovereto. Ciò nonostante, non ne è un prevedibile “copia e incolla”. A Berlino presenta quasi esclusivamente opere fresche di studio.
La scelta potrebbe sembrare controproducente: perché non approfittare della tirata dell’ottima Humus? Chi lo conosce sa che in questa decisione c’è invece tutto Alessandro Roma. Lui lavora come un artigiano d’altri tempi: sveglia presto, treno, studio, treno, casa. Tutti i giorni. Questo rigore lo porta a sperimentare ininterrottamente nuovi materiali, colori, composizioni, formati. Fa sì, insomma, che la sua ricerca progredisca quotidianamente, in modo molto armonioso, senza mai dimenticare resa tecnica e rigorosità tematica, che tanto lo contraddistinguono. Da ogni nuova mostra finisce per trasparire proprio questo: l’entusiasmo che l’artista prova per le sue più recenti sperimentazioni. Nemmeno a chiederglielo, quindi, si ripeterebbe: si snaturerebbe.
Unfolding the folds
è molto meno compatta delle due precedenti personali berlinesi. Roma lascia in questa occasione molta parete scoperta e incoraggia così a indugiare sulle singole opere. Lo si può leggere del resto anche nel catalogo del Mart: è soffermandosi nei dettagli, per poi allontanarsene, che si può davvero cogliere il senso di tutto il lavoro del milanese.
I nuovi collage sorprendono chi dava per scontato che l’ossessiva ricerca della terza dimensione lo portasse per forza alla scultura. Invece di esplodere, i suoi collage implodono. Nonostante i materiali continuino a essere sovrapposti, creando complesse stratificazioni sulla superficie, i collage non prendono corpo verso l’esterno. Sembrano invece “affondare”. Questa imprevista profondità viene resa con una forte prospettiva, ma anche (e qui sta la novità) con tanto disegno, sia a matita su carta che con solventi su scampoli di una densa stoffa nera.

Alessandro Roma - Di cosa origina il luogo - 2011

Nei bassorilievi di piccolo formato (altra novità) che presenta con i collage, Roma incide paesaggi con violenza nel gesso per poi dipingerli con parsimonia. A differenza dei bassorilievi di Rovereto, però, l’artista li copre con un foglio di acetato sui quali disegna con un indelebile nero qualche albero, dell’acqua, pietre. È un gesto che solo apparentemente nega profondità all’opera: solo chi si avvicina al bassorilievo ci troverà un complessissimo mondo dentro.
Collage e bassorilievi si assomigliano per temi, colori, composizione. Eppure son ricerche totalmente opposte. Nei primi l’artista cerca profondità lì dove non può esistere. Nei secondi sembra negarla, forse perché troppo ovvia.
Completa la mostra una bizzarra scultura che sembra una roccia coperta di licheni dai colori psichedelici. È fatta di resina che l’artista ha lavorato con quello che aveva a portata di mano: si riconoscono sulla superficie, ad esempio, tracce di pluriball. È la sperimentazione più palese e più acerba di tutta la mostra: manco a dirlo, Roma ne parla con enorme entusiasmo.

Micaela Cecchinato

Berlino // fino all’8 ottobre 2011
Alessandro Roma – Unfoding the folds

www.alexandrasaheb.de