Gemellaggio tricolore

Metti insieme due direttrici illuminate, una cooperazione tra Emilia-Romagna e Aquitania e un omaggio all’Italia. Alla Collezione Maramotti si celebra il centocinquantenario attraverso un percorso nella storia della fotografia dagli anni ‘30 a oggi, suddiviso in tre capitoli come i colori della nostra bandiera. Alla Reggio Emilia, fino al 31 luglio.

Andres Serrano - Milk Cross - 1987 - photo Thierry-Daniel Vidal

Tre colori per tre differenti linee tematiche, dove la fotografia è parte della realtà e allo stesso tempo elemento estraneo. È possibile utilizzare la fotografia degli anni ’50 e ‘60 e metterla assieme a quella contemporanea soltanto se è di grande impatto e universale”, afferma la curatrice Claire Jacquet, direttrice dal 2007 del Frac Aquitaine, collezione che vanta più di 500 opere fotografiche, di cui 90 in mostra a Reggio Emilia.
Geniale il suo tentativo di ricreare, come in un’immaginifica quadreria, una storia della fotografia che rappresenti la storia dell’umanità. La mostra si apre e si chiude con lo specchio rotto di Heimo Zobernig, una fotografia senza memoria, negazione del medium. L’allestimento è coraggioso, con un’alternanza di pieni e vuoti che fonde l’approccio storico a quello iconografico. Il rapporto con lo spazio è diverso per ogni parete, così come il clima che si respira, e ogni sezione ha una sua logica. Il tema non è vincolo, ma pretesto per creare un contesto polisemico.

Green-White-Red. A Perfume of Italy in the Collection of Frac Aquitaine - veduta della mostra presso la Collezione Maramotti, Reggio Emilia 2011

In che modo, dunque, si può venire a contatto con l’ordine della natura? La risposta è nel Verde, dove Richard Long sposa la modalità performativa e Josef Sudek, seguendo una modalità pittorica, filtra da un vetro della finestra lo sguardo di chi osserva da dentro. Una delle ultime acquisizioni è la giovanissima Pauline Bastard, la cui opera suggerisce un’idea di verticalità e costruisce una storia del paesaggio montano; mentre Dove Vallouche ricrea la parvenza di un dagherrotipo con il disegno di una foresta carbonizzata in Portogallo, eco di Pompei.
Il silenzio che segue o precede il caos è Bianco. Emblema ne è una grande opera di Thomas Ruff, con la facciata di uno stabile della ex DDR costruito prima della guerra, che contiene la colpevolezza dei predecessori. In corrispondenza, l’interno di Clegg and Guttmann: giovani della upper class accanto a un busto di Maria Antonietta, simbolo dell’Ancien Regime, che rimandano ai ritratti delle storiche famiglie italiane.

Josef Sudek - From the cycle “The window of my atelier” - 1940 - © Josef Sudek / Anna Farova

 

Rosso come seduzione erotica in Jeff Koons, ma anche tossicità, come si vede dai lavori di Gilbert & George e di Valérie Jouve, dove il fumo è gioco oppure alienazione. La croce di latte e sangue di Andres Serrano, la bocca e gli occhi di Geneviève Cadieux rafforzano invece l’idea di tensione. I bambini di Berlino di Christian Boltanski in fila, vittime gratuite, osservano dall’alto la Madre protettrice e il simbolo della chiesa, cardini della realtà italiana. Chiudendo così il conflitto.

Francesca Baboni

Reggio Emilia // fino al 31 luglio 2011
Green-White-Red.
A Perfume of Italy in the Collection of Frac Aquitaine
a cura di Claire Jacquet
www.collezionemaramotti.org

 

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Francesca Baboni
Francesca Baboni vive a Correggio (Re). Laureata in Lettere Classiche con indirizzo storico-artistico all'Università di Bologna, è critico d'arte, storico dell'arte e curatrice indipendente. Da diversi anni cura per spazi privati ed istituzionali mostre personali e collettive di artisti contemporanei, con un'attenzione particolare alla pittura e alla fotografia. Collabora con il Centro Studi Correggio Art Home dedicato al pittore Antonio Allegri detto Il Correggio per conferenze, ricerche e visite guidate, ed è membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Il Correggio, che ne gestisce l'attività.