150 anni di fotografia lagunare

Facciamo cura preventiva. Eh sì, perché se prevedete una settimana veneziana d’intensa contemporaneità, magari qualche stacco si rende necessario. E dopo Veronese, perché non un altro salto indietro nel tempo, con qualche fotografia d’epoca? Succede all’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti.

Fotografo non identificato - Mestieri [Bigolante al pozzo di Palazzo Ducale] - s.d. [1870-1875 ca.] - fotografia su carta albuminata - Archivio Graziano Arici, Venezia

Le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, per quanto condivisibili o, diversamente, ritenute inopportune, sono comunque una buona occasione mettere in mostra quanto difficilmente avremmo potuto vedere altrimenti. Promossa dall’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti – da sempre particolarmente attento allo sviluppo della fotografia – la mostra si presenta come una piccola antologica di grande valore per l’attenzione posta alla scelta delle opere.
Il pool dei curatori – Gian Piero Brunetta, Sara Filippin, Carlo Montanaro, Alberto Prandi, Carlo Alberto Zotti Minici, tutti studiosi ed esperti della fotografia o del cinema – è certamente garanzia di serietà, per una mostra di nicchia come questa. Le fotografie esposte, alcune delle quali nel corso della mostra sono state sostituite con altre, per impedire che un’esposizione prolungata le potesse danneggiare, sono tutte vintage e provengono da collezioni differenti, sia pubbliche che private.

 

 
Autore non identificato (Ponte di Rialto) - s.d. (1890-1900) - vetro da proiezione - Museo del Precinema, Collezione Minici Zotti, Padova
Un’interessante panoramica di Venezia, databile attorno al 1870, accoglie all’entrata della mostra, nelle cui sale, tenute doverosamente in penombra, si ripercorrono alcuni momenti salienti della nostra storia, come per le esequie di Daniele Manin e dei Fratelli Bandiera, le cui spoglie, soltanto dopo la liberazione di Venezia, furono fatte rientrare in città. Pochi scatti che, tuttavia, con la loro prepotente verità di traccia storica, condensano da soli il sacrificio e la tragedia di un popolo alla ricerca della libertà. Simbolo della libertà ritrovata, il drappo tricolore che sventola in una gremita piazza San Marco, è un delizioso esempio di fotografia su carta albuminata dipinta a mano.
C’è poi l’arrivo in piazza San Marco di Vittorio Emanuele II da documentare e la visita di Giuseppe Garibaldi. Quest’ultimo è fotografato in posa ieratica da Giuseppe Ferretto nel 1867. Il ritratto pare piacque al generale, tanto da far pronunciare all’ignoto cronista della Gazzetta di Treviso: “Anche noi possediamo un distinto fotografo”.

 

Giovanni Battista Brusa - Arrivo delle spoglie di Daniele Manin al molo - 22 marzo 1868 - fotografia su carta albuminata - Tomaso Filippi, IRE Venezia

S’inscrive nel solco della tradizione dei vedutisti veneziani tutta una serie di fotografie dedicate alla città lagunare, fra cui spiccano due notturni dall’inconfondibile cielo di un forte azzurro metallico a firma Naya. A smorzare i toni austeri delle vedute prospettiche della città e dei dettagli architettonici, le fotografie relative al curioso episodio del monumento a Vittorio Emanuele II, eretto finalmente in riva degli Schiavoni nel 1887, ma soltanto dopo che il suo simulacro, realizzato in materiali poveri, fu per lungo tempo posato in vari luoghi della città, a mo’ di prova, prima della sua definitiva collocazione.
Ai lati della “storiografia ufficiale”, a metà strada tra il folklore e la storia, bigolanti e cucitrici ci introducono nelle calli e corti “sconte”.

 
Tomaso Filippi Venezia - Rio terà la Maddalena (Strada Nuova) - s.d (1895 ca.) - fotografia su carta albuminata - IRE Venezia
Davvero rari e di rara bellezza i vetri da proiezioni per le primissime riprese realizzate in città, i quali – insieme a due esempi di “Photorama” – concludono la sezione “Il cinema guarda Venezia”.
I saggi a catalogo si distinguono per la puntualità delle informazioni storiche che forniscono sullo sviluppo iconografico che ha interessato Venezia nel periodo pre e post unitario.

 

Adriana Scalise

Venezia // fino al 12 giugno 2011
L’acqua e la luce. La fotografia a Venezia all’alba dell’Unità d’Italia
a cura di Gian Piero Brunetta, Sara Filippin, Carlo Montanaro, Alberto Prandi e Carlo Alberto Zotti Minici
www.istitutoveneto.it

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Adriana Scalise
Adriana Scalise lavora presso l'Archivio della Biennale di Venezia, laureata in Lingue Orientali (Arabo) e in Conservazione dei Beni Culturali (Storia dell'Arte) da oltre dieci anni nutre interesse nei confronti della Fotografia nelle sue varie declinazioni (storia, estetica e pratica fotografica). In qualità di ricercatrice indipendente collabora con diverse riviste del settore (Gente di Fotografia, Artribune, Fotostorica), partecipa a convegni e pubblica saggi (Verri, ed. Marsilio). Scrive poesie e da alcuni anni porta avanti un progetto fotografico dedicato a "se stessa".