Polentoni in mostra

Mario Dellavedova da Suzy Shammah a Milano. Con un misto di serietà e ironia. E il profumo di certe Langhe.

Mario Dellavedova - La classe operaia andava in paradiso - 2010

A partire dal titolo …bramata oro… (Allegoria della Povertà), Mario Dellavedova (Legnano, 1958; vive a Villastanza di Parabiago, Milano, e Taxco) sceglie di rappresentare l’ossatura della parola slegandola dalla natura delle cose. La personale, allestita con ricercatezza, si presenta loquace e laconica al tempo stesso. Il linguaggio voluto dall’artista, infatti, mescola diversi registri estetici lasciando scoprire, solamente di stanza in stanza, l’ambizione della propria identità.
Uno degli obiettivi tematici dei lavori esposti (frammenti che poco si distanziano dalla superficie perimetrale del muro) è la definizione del ricordo e del contesto allegorico al quale l’artista fa costante riferimento. Il miglior risultato di questa breve personale sembra essere, invece, la traccia di un racconto scritto nella luce; gabbia narrativa che lega ogni supporto indiscriminatamente. La luce, fra tele, disegni, metafore e riproduzioni, si fa strada attraverso scritte al neon, frasi di diamanti, banane appese al soffitto, attraverso i colori gialli dell’oro e l’oro della polenta, ritrovata e poi bramata.

Mario Dellavedova - Ricchi sani nord-italiani - 2011

Nella sala d’ingresso, Dellavedova accoglie l’occhio dello spettatore nel mezzo di due arazzi di fattura messicana (La flusso-nascita di venere spumo-luminosa tra i flutti). Appeso a due pareti opposte, il color sabbia delle tele smorza ogni contrasto, propriamente sospeso tra frasi illuminate e orditi retrostanti. Come appunti scritti con acqua e spuma, le frasi di Dellavedova si perdono senza incisione, accompagnando i fruitori in maniera defilata, fino alla seconda stanza.
Qui, nella parete frontale rispetto alla finestra, l’artista compone una galleria tematica che rievoca allusivamente l’atmosfera contadina di una certa bassa Langa piemontese. Una forma intera di Castelmagno, un cartone di latte Parmalat in lastra d’argento, alcuni disegni a pastello e un cesto di banane appeso al centro della stanza anticipano il cuore di questa personale.

Mario Dellavedova - bramata oro (Allegoria della Povertà) - 2011

Nell’ultima sala, infatti, il colore giallo spande, lasciando un’eco continua attorno a un riquadro verticale, interamente tempestato di polenta. Bramata oro (Allegoria della Povertà), questo il titolo del lavoro, rilascia nella stanza riflessi che dialogano con le forme di due grosse uova d’oro, esposte su una lunga colonnina, a qualche centimetro di distanza dal muro. Sulla superficie dei due pesanti gioielli ellittici è stato tempestato di diamanti il titolo dell’opera e dunque della personale.

Mario Dellavedova - La flusso-nascita di venere spumo-luminosa tra i flutti - 2010

Sebbene, come scrive l’artista, il parlarne molto [dell’arte] ne opacizzi la già sbiadita iridescenza e lo scriverne molto ne levighi, come carta vetro (a volte come levigatrice orbitale) gli angoli acuti”, ci auguriamo che il gioco semiserio di questa mostra faccia emergere in ciascuno l’impressione del tempo ricordato. Sentimento che nasce dall’istinto di sopravvivenza del vissuto, nascosto appena sotto lo stato delle cose.

Ginevra Bria

dal 3 marzo al 30 aprile 2011
Mario Dellavedova –
…bramata oro… (Allegoria della Povertà)
Galleria Suzy Shammah
Via San Fermo (zona via della Moscova) – 20121 Milano
Orario: da martedì a sabato ore 12-19.30
Ingresso libero
Info: tel. +39 0229061697;
www.suzyshammah.com

CONDIVIDI
Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.