Oscuro contemporaneo

Una decina di dipinti mettono in scena reminiscenze di avanguardie e comunità cupe. Tra figurazione e dettaglio, la pittura diventa uno strumento tangibile e introverso. Merito di Armin Boehm a Milano, da Minini figlia.

Armin Boehm - Xisai - 2011

Il titolo dell’ultima personale di Armin Boehm (Aachen, 1972; vive a Berlino), Chiffon rouge, è tratto dal romanzo di Ernst Jünger del 1939, Auf den Marmorklippen (Sulle scogliere di marmo), che descrive la caduta di una comunità intellettualmente e tecnicamente avanzata, a causa di caratteri sociali insiti quali la discontinuità e la vulnerabilità. Boehm rende proprio il racconto letterario come se fosse veggenza, dipingendo le attitudini di discontinuità e vulnerabilità oniricamente, tra figurazione e simbolismo. Fulmini, villaggi, elementi naturali, ma anche città e antri urbani affidano alla tela una speranza prospettica vana. Demandando al timbro del colore e alla sua consistenza visioni cubiste di mondi finiti.

Ginevra Bria

fino al 4 maggio 2011
Armin Boehm – Chiffon rouge
www.francescaminini.it

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.