L’arte interattiva, oggi

Dal 9 all’11 maggio si è svolta a Venezia la terza edizione di Toolkit Festival, kermesse internazionale dedicata alle opere di new media art incentrate sul concetto di interattività. Come cambia il rapporto dell’opera con lo spettatore? Ecco cosa abbiamo visto in Laguna.

Signal to Noise, Sonophore, Foto di Andrea Avezzù

Venezia è una città che richiama immediatamente i concetti di interazione, collegamento e comunità; non potrebbe essere altrimenti, con i centinaia di ponti che collegano le isole che la compongono, le migliaia di calli che si insinuano tra i palazzi. In questo senso appare come una delle sedi più adatte per ospitare il Toolkit Festival, evento giunto ormai alla terza edizione che sta diventando rapidamente uno degli appuntamenti fissi della primavera veneziana. La kermesse, organizzata dall’artista Martin Romeo, ideatore e curatore anche delle passate edizioni, ha avuto luogo nelle giornate del 9, 10 e 11 maggio con l’esposizione di una serie di installazioni interattive, accompagnate da tavole rotonde e workshop. Filo conduttore del programma era l’indagine sull’arte interattiva oggi, attraverso l’esposizione di opere che impiegano alcune delle tecnologie più recenti.
Gli artisti selezionati, provenienti dai più lontani angoli del mondo, hanno esposto in tre spazi distinti: la galleria A+A, Palazzo Malipiero e le spaziose sale dell’Officina delle Zattere. Il tema dell’interazione tra opera e spettatore è stato sviscerato in molte delle sue declinazioni: è il caso, ad esempio, di Feather Tales del duo formato da Ricardo O’Nascimento & Ebru Kurbak, un ambiente interattivo in cui il dialogo tra le onde elettromagnetiche e lo spazio materiale è reso visibile da sensori e dispositivi meccanici che muovono delle grandi piume installate in colonne. L’impatto visivo è sicuramente notevole. Un altro lavoro degno di nota è Mutual Symphony, proposto dalla coppia Dimension+ di Hong Kong: due strutture meccaniche intrecciano dei fili attaccati a dei fogli di carta, formando, così un corpo vivente fatto di macchina, luce e ombra. Un corpo che reagisce al tocco umano chiudendosi in se stesso.

L’interazione tra uomo e macchina raggiunge un altro livello, però, con il progetto dei tedeschi Nikolas Schmid-Pfaehler e Carolin Liebl. Vincent und Emily, Love in the Automation Age, coreograficamente installato nel punto di maggiore visibilità della galleria A+A, è composto da due bracci meccanici, forniti di telecamere e sensori, che interagiscono tra di loro. I due elementi hanno personalità ben definite: uno è timido e l’altro è più estroverso nei confronti del compagno e anche dello spettatore.

Nikolas Schmid-Pfaehler e Carolin Liebl, Vincent und Emily, Love in the Automation Age
Nikolas Schmid-Pfaehler e Carolin Liebl, Vincent und Emily, Love in the Automation Age

Un altro aspetto indagato dall’evento è stato quello legato alla percezione umana in un contesto stratificato e digitale come quello contemporaneo. Il lavoro della messicana Anni Garza Lau invita lo spettatore a indossare un piccolo casco che, grazie a dei sensori, registra le onde cerebrali per trasmetterle a un sistema che modifica la veduta di un paesaggio cittadino che, stimolato, si anima con fulmini, copiose nevicate e altri elementi atmosferici. Il tedesco Lorenz Potthast, infine, ha portato un progetto che aveva già conosciuto una certa celebrità negli scorsi mesi sul web: The Decelerator. Si tratta di un elmetto che, grazie a un piccolo dispositivo di controllo, permette di cambiare la percezione temporale di chi lo indossa, rallentandola e velocizzandola a piacere.
La terza edizione del Toolkit Festival è stata un’iniziativa stimolante, durante la quale una nicchia della comunità artistica mondiale si è riunita, condividendo le proprie ricerche, non solo con gli addetti ai lavori, ma con un pubblico più vasto. Pubblico che si è trovato a interagire direttamente con dinamiche, tecnologiche ma non solo, che necessitano essere indagate, essendo ormai centrali nella società contemporanea.

Filippo Lorenzin

Venezia // 9-11 maggio 2013
Toolkit Festival
a cura di Martin Romeo
SEDI VARIE
349 7248831
www.toolkitfestival.com

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Filippo Lorenzin
Filippo Lorenzin è un critico d’arte contemporanea e curatore indipendente. Si interessa principalmente del rapporto tra arte, tecnologia e società, seguendo un percorso in cui confluiscono discipline come l’antropologia, la psicologia e la storia. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Venezia e allo Iuav, sviluppando un interesse nelle ricerche artistiche che si confrontano con le problematiche derivanti dalle modalità di interazione tra individui, contesti culturali e strumenti. Ha realizzato numerosi studi riguardanti il rapporto tra arte contemporanea, Internet e pubblico online, affrontando casi come il crowdfunding e le mostre d’arte virtuali. Affascinato dal confronto diretto, predilige la forma dell’intervista in quanto occasione per discutere e imparare.