Dolce & Gabbana e la crisi demografica

Ricordate l’hashtag #boycottdolcegabbana lanciato in primavera da Elton John? Tutto era nato dopo una dichiarazione “scomoda” di Domenico Dolce. L’opinione di Aldo Premoli su demografia e moda.

Dolce & Gabbana nel 2005 e nel 2015
Dolce & Gabbana nel 2005 e nel 2015

Si chiamava # boycottdolcegabbana ed era la fatwa scagliata da Elton John verso i due stilisti italiani, rei di aver reso omaggio a un modello di famiglia dove esistono un padre, una madre e dei figli generati in maniera naturale. Nell’intervista che scatenò la polemica, Dolce – che non è certo un bigotto – per di più citava Maria come esempio di mater dolorosa, mentre la loro ultima sfilata è stata un inno alla maternità femminile.
Apriti cielo: Sir Elton John, che ha due figli concepiti artificialmente, ha attaccato a testa bassa; Martina Navratilova, Courtney Love, Ricky Martin (due figli in eterologa) si sono uniti al coro. Tutto esagerato: perché un’opinione non è una proposta di legge e nemmeno una raccolta di firme, e sul tema del concepimento artificiale la materia è così complessa (scienza, etica, diritto) che proprio nessuno può dire di avere la verità in tasca.

Il tweet di Elton John a marzo 2015
Il tweet di Elton John a marzo 2015

Domenico Dolce e Stefano Gabbana forse non sono simpaticissimi, ma fanno vestiti pensati per durare, di quelli che una volta si chiamavano di buon taglio; le loro fabbriche sono in Italia e non sono mai andati in Borsa. In questo, sì, sono “tradizionalisti”. Sono gay, non lo hanno mai nascosto, ma nemmeno troppo ostentato. È noto l’immaginario cattolico-romano (icone, rosari, santini, ex-voto) di cui hanno fatto uso per sottolineare la sensualità di Monica Bellucci o dell’amatissima Madonna Ciccone nelle loro immagini pubblicitarie. Per promuovere il loro profumo scelgono lo scenario dei faraglioni di Capri, per l’alta moda sfilano a Taormina invece che a Parigi.
È significativo inoltre come questi due sarti mediterranei di straordinario successo internazionale sfiorino un problema cruciale per il Paese. Il tasso di natalità registrato lo scorso anno in Italia è il più basso dal 1861, quello di longevità il più alto. Di questo passo, le prospettive assistenziali e sanitarie appaiono da incubo. I demografi invocano l’attuazione del Piano famiglia governativo già in cantiere ma mai attuato.
Forse non pensavano esattamente a questo Domenico e Stefano avventurandosi nelle dichiarazioni che hanno sollevato la polemica. Ma se è vero che un’immagine vale più di mille parole, allora è bene dare un’occhiata al lavoro di raccolta che stanno facendo crescere con #dgfamily: The family is our point of reference.

Aldo Premoli
trend forecaster

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #25

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive a Milano, Catania, New York e Washington dove lavorano i suoi figli. Tra il 1980 e il 1982 collabora con le riviste Belfagor di Luigi Russo e Alfabeta di Nanni Balestrini. Nel 1984 cura l’edizione di “Moda e Musica nei costumi di Sylvano Bussotti”. Giornalista professionista, tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come L’Uomo Vogue, Vogue Pelle e Vogue Tessuti. Nel 2001 fonda Apstudio che fornisce consulenze di comunicazione e trend forecasting ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. Per questa attività, oltre ai Paesi europei, sono gli Stati Uniti e la Cina le mete più frequenti dei suoi spostamenti. Nel 2013 e 2014 dirige Tar magazine, rivista di arte scienza ed etica. Blogger di Huffington Post Italia, nel 2016 ha pubblicato insieme all’economista Maurizio Caserta “Mediterraneo Sicilia Europa. Un modello per l’unità europea” e ha fondato l’Associazione che porta lo stesso nome.
  • Angelov

    Che il tasso di natività registrato sia il più basso dal 1861 è dovuto al fatto che agli Italiani non piace più fare certi lavori, che vengono infatti svolti dagli stranieri presenti sul territorio, e a maggior ragione anche quello di mettere al mondo figli…

    • Marco Enrico Giacomelli

      Anche no, è piuttosto legato alle politiche sulla famiglia. Lo dimostra il tasso di natalità in Francia, dove i lavori a cui ti riferisci li fanno – esattamente come in Italia – gli immigrati.

      • Angelov

        La mia voleva essere solo una battuta, anche perché i motivi di una catastrofe demografica come questa, forse dipendono da moltissimi fattori, anche i meno apparenti come quelli che fanno ormai parte del costume dei più; nondimeno, se il non far figli dipendesse da una scelta personale coscente, bisognerebbe chiedersi cosa si intenda per “scelta”: come pensare che il suicidio sia una prerogativa di cui solo il genere umano possa vantarsi di avere, ed invece negato agli animali perché inferiori etc

  • Martino Scalzi

    Scusate ma la questione demenziale dei lavori svolti dagli stranieri perchè agli italiani “non piace” svolgerli è di una miopia e di un provincialismo geo-mentale da mozzare il fiato e non vale decisamente la pena sprecarne di ulteriore.

    In ogni caso, tutto questo omosessualismo – che è ben diverso dall’essere “semplicemente” e dichiararsi omosessuali – dilagante è letteralmente da voltastomaco. L’ideologia gender tutta è una bufala, è un costrutto di menti malati che non si regge in piedi, ma apparentemente lobbies su lobbies a suon di dollaroni e di euVO stanno facendo grandi pubblictà e pressioni per imporla ovunque nella società.

    • Angelov

      Il Declino dell’Occidente?…