Dai rifiuti ai valori: intervista a Nicola Ferrari

Il James Dyson Award è tra i premi più ambiti del mondo del design. Il concorso promosso da Sir Dyson, ingegnere col pallino dell’eccellenza tecnologica a capo dell’omonima multinazionale di elettrodomestici, vuole sostenere l’ingegnerizzazione e la commercializzazione di prodotti con un buon potenziale in termini di utilità e sostenibilità ambientale. Artribune ha intervistato Nicola Ferrari, vincitore dell’edizione italiana del concorso, ora in lizza per aggiudicarsi il primo premio internazionale del valore di trentamila sterline.

Nicola Ferrari, Iglo

Ci puoi spiegare cos’è Iglo, il tuo progetto, e cosa lo distingue da altri prodotti simili?
Parlando della sola funzione, Iglo è un elettrodomestico che tratta gli scarti organici ricavandone due sub-materie, una secca e una liquida; queste sono dotate di potenziale energetico che può essere sfruttato per produrre energia utile all’uomo. Non credo tuttavia che Iglo voglia essere “solo” un prodotto, quanto un sistema, o un’idea, se preferite. È una visione d’insieme su un problema che ritengo urgente e attuale. È un tentativo per provare a indirizzare la società verso uno stile di vita più “umano” a tutti gli effetti. Che è poi ciò a cui il design dovrebbe sempre puntare. Con Iglo infatti si parla sì di emergenza rifiuti, sostenibilità e energie rinnovabili, ma ciò che spero possa trasmettere siano concetti più nascosti: il senso della comunità, la partecipazione attiva, la decentralizzazione e autosufficienza energetica, una società non fatta da statistiche ma da persone.

In quale contesto può essere utilizzato? Può convivere con la raccolta dell’umido già attiva in alcuni comuni italiani?
Il progetto, quando ancora era in fase di sviluppo, aveva pochi vincoli: uno di questi era la sua localizzazione in un contesto urbano. Volevo parlare alle e delle famiglie che abitano in città, nei condomini, nei monolocali. Provare a ricreare in queste zone quel senso di comunità che si prova dei piccoli paesi italiani, e non alimentarne l’isolazionismo. Per quanto riguarda la sua convivenza con la raccolta dell’umido, non credo possa incontrare grossi problemi logistici; Iglo non ne è un sostituto, tuttalpiù un arricchimento.

Nicola Ferrari, Iglo
Nicola Ferrari, Iglo

Iglo non genera solo compost ma anche energia, che può essere utilizzata per il riscaldamento o per alimentare una macchina. Quali infrastrutture devono essere previste affinché questa produzione energetica possa essere utilizzata?
In realtà Iglo di per sé non genera energia, produce invece due prodotti che hanno un generoso potenziale energetico. Per essere sfruttato c’è bisogno di infrastrutture così dette “verdi”, pensiamo alle centrali di valorizzazione energetica del biogas, dei fanghi di depurazione o dei CDR; impianti di compostaggio o di produzione di fertilizzante. Eppure ci tengo a precisare l’idea di Iglo non vuole mettere al primo piano l’energia (o la sua produzione), ma il cittadino come membro attivo di una comunità cosciente e consapevole.

L’Italia è un paese che si confronta con un’emergenza rifiuti oramai cronica. Credi che la responsabilità sia principalmente delle istituzioni o dei cittadini?
Non credo che serva a molto scegliere se puntare il dito verso le prime piuttosto che i secondi, non è compito mio distribuire le responsabilità. Ciò che è importante è invece riuscire a smettere questo gioco del “la colpa è tua” e prendere atto del momento che stiamo vivendo, rimboccarsi le maniche e provare a vedere come sistemare le cose. È per questo che ho sviluppato Iglo; e se anche non dovesse riuscire come spero, magari qualcun altro lo vedrà, si ispirerà, ne prenderà l’idea e creerà qualcosa di utile e innovativo. E allora sarà già valso a qualcosa.

Nicola Ferrari, Iglo
Nicola Ferrari, Iglo

Cosa pensi degli altri vincitori nazionali del JDA 2013: confrontandoti con il lavoro di altri studenti e giovani professionisti, quali convergenze e/o differenze noti con il loro background?
Sarò sincero, non ho realmente approfondito i lavori degli altri vincitori del concorso. Tutto è successo così in fretta che il tempo mi è veramente mancato. Ma da quello che ho potuto vedere vale quello che ho detto sopra: si tratta di persone che hanno smesso di brontolare e hanno cominciato a fare. Che i progetti siano più o meno validi mi interessa poco, ciò che mi rende felice e fiducioso per il futuro è che giovani da tutto il mondo stiano iniziando a tirarsi su le maniche.

Giulia Zappa

www.jamesdysonaward.org

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Giulia Zappa
Laureata in comunicazione all’Università di Bologna con una tesi su Droog Design, si specializza in Multimedia Content Design seguendo il programma di Master della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Firenze. Tra le sue occupazioni, lavora in qualità di design strategist e copywriter, occupandosi dello sviluppo di progetti di comunicazione e di prodotto. Giornalista pubblicista, cura per Artribune la rubrica “Aziende” sulla rubrica Design.