Osservatorio curatori. Like A Little Disaster

In un piccolo borgo nel sud Italia ha il suo “punto d’appoggio momentaneo ma sicuro” Like A Little Disaster, un collettivo curatoriale composto da under 35 tutti di origine pugliese, eccetto un’americana. L’idea della collettività, del confronto e della condivisione è alla base di questo progetto, che mira a generare e comprendere la complessità della negoziazione di idee in un contesto aperto, non univoco e autoriale. Il loro statement lo trovate qui di seguito.

So natural!, a cura di Like A Little Disaster, marzo aprile 2017, Foothold, Polignano a Mare. Photo Ivan Divanto
So natural!, a cura di Like A Little Disaster, marzo aprile 2017, Foothold, Polignano a Mare. Photo Ivan Divanto

Like A Little Disaster è un collettivo curatoriale nato nel 2014. Dopo una prima fase nomadica che ci ha visti operare in diversi spazi reali e virtuali, da marzo 2016 la gran parte delle azioni di L.A.L.D. si concretizzano nello spazio Foothold, un project space situato a Polignano a Mare, in provincia di Bari. ‘Foothold’ è un termine prelevato dal mondo del climbing, significa punto d’appoggio momentaneo ma sicuro.
L.A.L.D. è un’entità multipla con un’unica visione. Indaghiamo il concetto di perdita dell’individualità-unicità attraverso la costante comunicazione-interazione con l’Altro. In questa prospettiva, il sé esiste solo in quanto parte di un gruppo più grande e mediante la costante comunicazione con l’Altro. L’idea che la soggettività possa essere diluita in un tutto cosmico è una delle motivazioni che ci ha portati a intraprendere un lavoro collettivo. Attraverso la scomparsa dell’Io e il divenire Noi, composto da diversi background e pensieri, tentiamo di riflettere e interpretare la società presente e futura.
La dinamica delle varie identità che si sciolgono e si fondono nella creazione di un’unica pratica si manifesta attraverso forze attrattive e repulsive che cercano di trovare un equilibrio provvisorio e fragile. Il confronto, la critica e il contrasto delle idee è una costante del processo collaborativo. Abbandoniamo l’ego per il beneficio dell’idea collettiva.

Risky attachments, a cura di Like A Little Disaster, dicembre 2017 febbraio 2018, Foothold, Polignano a Mare. Photo Thomas Hämén
Risky attachments, a cura di Like A Little Disaster, dicembre 2017 febbraio 2018, Foothold, Polignano a Mare. Photo Thomas Hämén

REALTÀ ALTERNATA

Nel nostro panorama, verità multiple possono coesistere e co-evolvere senza un ordine lineare o definitivo: non vi è gerarchia tra oggetti e soggetti. In questo senso, il concetto di techno-animismo ha influenzato la nostra ricerca fin dall’inizio, portandoci a rispondere a domande che coinvolgono la relazione e l’equilibrio tra l’umano, la tecnologia e l’ambiente. Siamo molto interessati alla nozione di realtà alternata, in cui dimensioni multiple si mescolano perennemente tra loro. Questo interesse è parzialmente collegato alle recenti scoperte scientifiche sul multiverso; un’ipotesi che postula l’esistenza di universi coesistenti fuori dal nostro spazio-tempo. Questo approccio può cambiare radicalmente la nostra convinzione storica dell’unicità.
La pratica curatoriale è per noi un modo di interrogarci e di porre in dubbio. L’esitazione e l’incertezza sono i principi guida dell’atto espositivo. L’immissione di una visione perplessa nella pratica curatoriale apre l’opportunità di rinegoziare il ruolo dell’opera stessa.

Giuseppe Pinto e Paolo Modugno, fondatori del progetto Like A Little Disaster. Photo L.A.L.D.
Giuseppe Pinto e Paolo Modugno, fondatori del progetto Like A Little Disaster. Photo L.A.L.D.

DALLA CONFUSIONE AL CAMBIAMENTO

Cosa succede se la mostra diventa uno strumento attraverso cui il curatore esprime il proprio dubbio anziché la propria autorevolezza? Che tipo di conoscenza può essere acquisita condividendo una simile posizione improntata al dubbio? Significa che il meccanismo espositivo è destinato necessariamente a fallire, o esistono altre modalità per realizzare e sperimentare una mostra? Siamo interessati a come la confusione iniziale possa diventare una precondizione per un reale cambiamento.
Partiamo da una forma molto diretta di indagine composta da un’incompiutezza concettuale deliberata che cerchiamo di negoziare-riproblematizzare attraverso il progetto espositivo. Lasciamo irrisolti alcuni punti. Cerchiamo di rompere gli schemi dell’esperienza standard di una mostra, lasciando al visitatore massima libertà di azione, non importa quanto l’esperienza possa essere disorientante e alienante.

Dario Moalli

www.likealittledisaster.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #41

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Dario Moalli
Dario Moalli (Vigevano 1991) studia Storia e critica dell’arte all’università di Milano, nel 2013 si è laureato in Scienze dei Beni culturali, e da qualche anno vive stabilmente a Milano, dove vaga in libertà. Condivide l’interesse per l’arte con quello della musica, recentemente ha collaborato con deerwaves.com e con mescalina.it.