21-24 marzo: sono le date dell’11esima edizione di Art Dubai, fiera leader nell’arte MENASA. Un’edizione importante, in occasione della quale si potrebbe fare il punto sul passato e vedere come si evolveranno i prossimi appuntamenti. Ne abbiamo parlato con la direttrice Myrna Ayad quando ancora le porte non erano aperte.

Art Dubai si sta avvicinando alla sua 11esima edizione. Fin dalla sua nascita, ha formato la sua reputazione quale hotbed per il mercato dell’arte nella macro-regione MENASA. Qual è il punto chiave che ha contribuito a stabilire la formula vincente di Art Dubai?
Ci sono molti aspetti che hanno contribuito, e che continuano a contribuire, al successo di Art Dubai. Primo fra tutti è la stessa città di Dubai: la sua identità, il suo carattere e la posizione geografica. Nata storicamente come porto, Dubai è l’arteria principale tra l’Europa, l’Africa e l’Asia. Inoltre, Dubai è oggi tra le città considerate più sicure al mondo, dove molte persone continuano a scegliere di risiedere per la sua sicurezza, per una certa stabilità economica e per nuove prospettive e opportunità. Il dinamismo e il multiculturalismo di Dubai sono aspetti fondamentali che si riflettono anche in Art Dubai: quest’anno accogliamo 105 gallerie provenienti da 48 Paesi. Entrambe le cifre sono record. Ci auguriamo di continuare a “mostrare il mondo” ad Art Dubai e sostenere artisti e iniziative attraverso la nostra programmazione. La fiera è il luogo delle esperienze in cui le persone si riuniscono, e questo è un elemento della nostra “formula vincente”, poiché Art Dubai condensa in uno spazio relativamente piccolo arte, persone ed energie dal Medio Oriente, dal Nord Africa e dal Sud-Est Asiatico.

Rispetto al programma variegato che Art Dubai organizza (Global Art Forum, Collectors Circle, Abrajj Art Prize), quali sono le offerte più rilevanti e significative?
Art Dubai vuole essere per i suoi visitatori un’esperienza e le gallerie partecipanti ne rappresentano il cuore. Ma il nostro programma non è solo un insieme di attività collaterali. Quelle citate (Global Art Forum, Collectors Circle e l’importante Abrajj Art Prize) sono parte costitutiva della fiera. I collezionisti e i visitatori vengono ad Art Dubai soprattutto per l’ampia offerta del programma. Rispetto ad altre fiere nel panorama internazionale, quello che senza dubbio segna la differenza di Art Dubai è l’essersi imposta quale piattaforma, la più globale tra le fiere d’arte, per scoprire l’arte moderna e contemporanea del MENASA. Siamo anche l’unico luogo al mondo che presenta l’arte moderna di quest’area geografica attraverso Art Dubai Modern (istituita nel 2014) e che presenta opere di qualità museale. L’anno scorso abbiamo integrato la sezione con il Modern Symposium, un ciclo di incontri e conferenze sull’eredità del modernismo arabo.

Myrna Ayad, direttrice Art Dubai, Photo Abbi Kemp
Myrna Ayad, direttrice Art Dubai, Photo Abbi Kemp

Ci sono modelli di fiere ai quali Art Dubai può paragonarsi, o ai quali ha guardato e poi adattato alla macro-regione, alla tipologia e ai gusti del suo target audience?
Siccome Art Dubai accoglie, di fatto, il mondo nell’art-week nel mese di marzo, la restante parte dell’anno è costellata da eventi e iniziative che fanno vivere la fiera in città permettendoci di andare oltre la definizione di fiera. Per questo Art Dubai è più una piattaforma volta allo sviluppo e al supporto dell’arte contemporanea negli Emirati. Una nuova iniziativa è stata Residents, dove undici artisti provenienti da ogni latitudine hanno trascorso quattro-otto settimane negli Emirati. Le opere prodotte durante questo periodo saranno esposte in fiera. Quest’anno, inoltre, Art Dubai avrà per la prima volta un’esposizione di tipo museale all’interno della fiera. Nella hall di Dubai Modern, la mostra indaga le diverse forme di modernismo nel mondo arabo, ed è a cura di Sam Bardaouil e Till Fellrath, e supportato dal saudita MiSK Art Institute. Inaugureremo anche la terza edizione di The Room, uno spazio “immersivo” quest’anno affidato al collettivo GCC, che presenterà un’installazione interattiva, una serie di performance e gastronomia, ispirate a uno studio televisivo (Good Morning GCC).

L’artista newyorchese Pablo Helguera, che è anche Chief of Education for Adults al MoMA, oltre che illustratore, teorico e scrittore, ha disegnato una vignetta nella sua serie Artoon sui modelli ideali e reali di fiere d’arte. Dubai è considerata il “paradiso” quando si tratta di collezionisti e denaro; al contrario, sarebbe l’“inferno” quando gli artisti provengono dagli Emirati. Cosa ne pensi?
Bisogna anzitutto considerare l’età degli Emirati. Dubai e gli Emirati sono stati fondati nel 1971 e in un breve periodo di tempo la città è riuscita a posizionarsi come destinazione turistica, centro commerciale e capitale culturale della regione. Nessun altro Paese nel Medio Oriente e nel mondo arabo vanta tre città culturalmente attive nei loro diversi indirizzi (Abu Dhabi, Dubai e Sharjah). Quindi, l’infrastruttura culturale del Paese è ancora in fase di sviluppo. Un paio di settimane fa sono stata invitata a far parte del Cultural Retreat, una serie di laboratori creativi che ha raggruppato le figure chiave nel settore dell’arte e della cultura chiamate a pensare a strategie per lo sviluppo della scena artistica. In quell’occasione, un fondo per la cultura è stato annunciato da HH Sheikh Mohammed Bin Rashid Al Maktoum, e ci sono molti altri indicatori che suggeriscono una maggiore attenzione verso l’arte e la cultura.

Claudio Cravero

www.artdubai.ae

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #42

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Claudio Cravero
Claudio Cravero (Torino, 1977). Curatore di base a Dubai, è attualmente Head of Curation dell’Expo Dubai 2020. Dal 2014 al 2018 è direttore artistico della sezione contemporanea del Museo King Abdulaziz Center in Arabia Saudita. La sua ricerca indaga l’arte contemporanea quale forma di resistenza contro la censura pubblica nell’area del Golfo e del Medio Oriente. Dal 2008 al 2014 è co-direttore artistico presso il PAV-Centro Sperimentale d’Arte Contemporanea di Torino dove, con Piero Gilardi, si è occupato di ecologia culturale e socially engaged art. Nel 2014 è curatore di Onufri Prize, promosso dalla National Gallery of Fine Arts di Tirana, Albania. Ha inoltre collaborato con il Castello di Rivoli, Museo d’Arte Contemporanea (2004-2006) e con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino (2002-2004). È membro di comitati di giuria internazionali (Coal e Domaine de Chamarande, entrambi a Parigi) ed è lecturer e coordinatore del Master in Curatorial Practice presso lo IED di Venezia. È infine autore di saggi raccolti in diversi cataloghi e articoli pubblicati su art magazine e blog (Artribune, Roma; Sleek Magazine, Berlino; Freemuse, Copenaghen).