La miopia di un preside

Questa lettera di Maria Rosa Sossai, la quinta, è indirizzata agli studenti della Quinta C2 del Liceo Artistico de Chirico di Roma, con cui ho vissuto una condizione di peer learning. Ed è andata tutt’altro che bene. Un aneddoto che è uno specchio eloquente dell’istruzione in Italia.

Un fotogramma dal mitico Zero in condotta (1933) di Jean Vigo

Cari studenti,
gli ultimi due mesi sono stati per tutti noi un periodo movimentato e pieno di colpi di scena. Quando il Collegio Docenti poco prima di Natale mi aveva affidato la gestione del nuovo spazio espositivo del Liceo, ho pensato subito che era l’occasione giusta per mettere in pratica quello che da tempo vi ripetevo, ovvero che “si impara facendo”. Vi ho subito coinvolto nella simulazione di quello che normalmente accade nel mondo dell’arte; abbiamo creato i gruppi di comunicazione, allestimento, documentazione, mediazione culturale e insieme abbiamo scelto i lavori degli studenti da esporre. Altri docenti avevano aderito con entusiasmo, offrendo la loro collaborazione. Avevamo anche trovato il nome, Fuori Luogo, realizzato la grafica del logo e un banner era stato affisso fuori lo spazio. Anche il personale di segreteria e di assistenza era contagiato dal grande entusiasmo che si respirava a scuola e che circolava tra i piani, tutto era pronto dopo una settimana di lavoro intenso. Poi, quando si è trattato di mettere le didascalie, vi ho suggerito di scriverle provvisoriamente a matita sul muro accanto alle opere, come si fa nei musei, nelle fondazioni e nelle gallerie d’arte.

La realizzazione di un murale in una scuola

Il giorno dell’inaugurazione i vostri occhi brillavano per l’emozione e io ero fiera di voi, quindi quello che è successo ci ha travolto come una valanga, lasciandoci senza fiato. Alla vista delle didascalie scritte sul muro, il preside è andato su tutte le furie, dicendo che le considerava un atto vandalico di cui ero responsabile, che non avrebbe permesso l’apertura dello spazio e che ovviamente ero sollevata dall’incarico. Le persone presenti, compresi i genitori degli alunni, assistevano attoniti alla scena mentre alcuni di voi erano in lacrime per la delusione e il sentimento di impotenza. Davanti all’aggressione del preside non ho provato però nessuna vergogna, anche se ho pensato che chissà quanti punti stavo perdendo ai vostri occhi. Mi sono sforzata di vivere in maniera non frustrante quella che a tutti gli effetti sembrava, dal punto di vista educativo, la fallimentare conclusione di un progetto.

Monica Haller alla Nomas Foundation di Roma

In classe la volta successiva vi ho detto che insieme avremmo cercato di trasformare questa sconfitta in una risorsa. Ma come? Annaspavo, lo confesso, perché mi sentivo in colpa nei vostri confronti, avevo tentato di parlare con il preside ma era stato irremovibile, per lui quelle scritte erano un incitamento antieducativo a devastare l’arredo scolastico. La vostra rabbia non trovava uno sfogo, ci voleva un atto riparatore concreto. Eravamo da poco andati a un incontro con Monica Haller, che aveva allestito una biblioteca alla Nomas Foundation di Roma sul tema della guerra, con libri realizzati dai veterani della guerra in Afghanistan. Parlando di quella visita, Francesca ha detto che per lei la guerra era l’ingiusta censura subita a opera del preside e Veronica ha aggiunto che allora la nostra partecipazione al progetto The Veterans’ Book poteva essere la storia di quello che era successo.

Alberto Sordi interpreta Il maestro di Vigevano

Quando l’artista e Nomas hanno accolto con entusiasmo la nostra proposta, ci siamo messi con calma a raccogliere il materiale prodotto – comunicato stampa, foto, interviste, raccolta di firme – per montare il libro che a maggio speriamo di presentare. Siamo d’accordo, anche se non ce lo siamo detti apertamente, che raccontare è il modo più efficace per affrontare i problemi, e che farlo in gruppo rende tutti più forti.

Maria Rosa Sossai

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #6

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Maria Rosa Sossai
Maria Rosa Sossai è critica d’arte e curatrice. Ha insegnato Storia dell’arte in un liceo romano. Nel 2009 ha fondato l’associazione esterno22, che promuove l’educazione attraverso l’arte contemporanea, confluita nel 2012 in ALAgroup (Accademia libera dell’arte, www.alagroup.org). Dal 2005 al 2008 ha curato progetti site specific per il museo d'arte contemporanea MAN di Nuoro. Tiene regolarmente conferenze e seminari in istituzioni pubbliche e private. Ha pubblicato i libri ‘Artevideo, storie e culture del video d’artista in Italia’ (2002), 'Film d'artista, percorsi e confronti tra arte e cinema' (2008, Silvana Editoriale) e 'Vivere insieme, l'arte come azione educativa' (2017, Torri del vento).
  • Andrea Contin

    Bellissima lettera, bello il progetto, stupenda la risposta: l’attacco insensato (ma non sorprendente) della preside vi ha dato lo spunto per trasformare un’attività interessante in un’esperienza potenzialmente straordinaria! La creatività va liberata dal giogo dei bacchettoni, e se penso al LACCA, il Liceo Artistico Caravaggio di milano, dove alle mostre degli studenti (e non solo) ho visto murales enormi, scarabocchi fatti a lezione e banchi incisi esposti come quadri, col plauso di preside, professori e genitori uniti a far festa, non posso che gridarvi: forza ragazzi!

  • Ciao Maria Rosa
    Concordiamo in tutto quanto scritto da Andrea Contin
    augurissimi e un buon proseguo
    il
    GRUPPO SINESTETICO

  • lorenzo

    W L’ITAGLIA!

  • riccardo

    Non è “lo specchio dell’istruzione in Italia”, è lo specchio di un dirigente non all’altezza. L’istruzione in Italia è tanto meglio e contemporaneamente tanto peggio di così. Io insegno, da tanti anni, e, pur dovendo ammettere che il reclutamento della classe insegnante è stato per decenni un vero disastro, non posso fare a meno di denunciare l’insipenza, la malafede, l’ottusità, l’incapacità, la disonestà di chi ha governato e governa la scuola. Il 90% di quello che c’è di buono proviene dall’onestà di chi si è fatto custode della buona pratica e dall’entusiasmo e dalla volontà di chi sperimenta forme nuove e alternative, continuamente frustrate dalla rigidezza e dall’obsolescenza del quadro istituzionale. Auguri.

  • Antonella

    Se a scuola ci sono insegnanti così, allora non dobbiamo temere. Che fortunati questi alunni ! Questa disavventura avrà ancor di più insegnato alla classe che c’è molto da imparare … ma non per i presidi ottusi.

  • Carlo D’Orta

    Complimenti alla Sossai, calma lucida e geniale. E credo che alla fine il risultato sia stata una esperienza educativa straordinaria per i ragazzi, una esperienza di vita così densa di significati che a tavolino sarebbe stata improgettabile. Perché hanno incontrato e sperimentato insieme: 1) quanto entusiasmo possa spingerci avanti; 2) come l’invidia e la piccolezza di persone povere e infelici dentro possano ostacolare e far fallire; 3) come sulle rovine si possa costruire ancora più in alto, se si ha la forza. Ora auguro il passo n. 4: la pietà, cristianamente si direbbe la carità – che vuol dire perdonare, anche se non condividere – verso chi povero dentro era e forse resterà. Perché questo sgombrerà il loro cuore dal rancore e farà loro godere sempre il successo conseguito.

  • rosa agazzi

    Sarebbe interessante sentire anche la versione di questo preside pessimissimissimo lapidato così a furor di popolo; magari avrebbe gradito essere informato prima dell’iniziativa, chissà…
    In quanto al Liceo Caravaggio, non capisco la logica in base alla quale arredi scolastici imbrattati diventino oggetto di una mostra, mentre in un ITIS sarebbero stati (a ragione) classificati come atti vandalici. Evidentemente, concetti come quelli di “bene comune” e di rispetto per il proprio ambiente di lavoro sono piuttosto aleatori. E inizative del genere propagandano un’idea vecchia e sbagliata di artista, genio maledetto a cui è concesso vivere al di fuori delle regole di convivenza civile. In ogni caso, le spese di ripulitura sono a carico della collettività. Un plauso a tutti coloro che hanno consacrato questo modello educativo.

    • Andrea Contin

      La mostra al Caravaggio non l’hai evidentemente vista, ma nemmeno sai, mi par di capire, che in qualunque scuola un ricambo nei banchi causa incisioni e scarabocchi, è fisiologica. Semplicemente, invece di buttarli in discarica, li hanno smontati e appesi. Del maiale non si butta via niente, è bene impararlo subito! (e scusa la tardività della risposta)

    • Patri

      E’ impossibile! Il preside in questione ha brillantemente lavorato a far fiorire la sua “ASSENZA”! Una persona i cui aggettivi dispregiativi presenti nel dizionario italiano forse serebbero insufficienti a descriverlo. Un preside semplicemente arido di anima, avido e povero di cuore. I nostri ragazzi, Tutti, nelle loro diversità sono splendidi.

  • Fabrizio Spinella

    Sommessamente, da insonne: e se al posto delle didascalie scritte sui muri la prof avesse fatto preparare delle targhette artistiche, non sarebbe stata una buona soluzione anche decorativa? Peraltro, immagino che il preside avrebbe avuto la stessa incazzatura perfino se gli scarabocchi sul muro li avessero fatti Dalì o Picasso…