Un gigantesco cabinet de curiosités. Visita al Musée des Confluences di Lione

Dopo gli intoppi e le polemiche, ha finalmente aperto a Lione il nuovo museo. Un edificio vertiginoso accoglie migliaia di oggetti e reperti, dagli scheletri di dinosauri all’acceleratore di particelle. Per una storia dell’uomo dalle origini all’aldilà. Dopo le foto pubblicate in anteprima, una riflessione a freddo.

Musée des Confluences, Lione – photo Quentin Lafont, novembre 2014
Musée des Confluences, Lione – photo Quentin Lafont, novembre 2014

Durante la costruzione del Musée des Confluences non sono mancati i problemi né le conseguenti polemiche. Intoppi tecnici, amministrativi e assicurativi hanno portato a un forte ritardo nella realizzazione; la spesa prevista è lievitata man mano, per un costo finale di 255 milioni di euro. Fattori che hanno creato un clima non facile, confermato dall’ostilità mostrata da alcuni dei giornalisti francesi presenti alla conferenza stampa di presentazione – gli articoli del giorno successivo sono stati piuttosto critici.
Ora si è finalmente davanti all’opera compiuta, e i 3mila visitatori del primo giorno di apertura, sabato 20 dicembre, fanno ben sperare per il futuro del museo.
L’ambiziosità dell’edificio progettato da Coop Himmelb(l)au probabilmente continuerà a dividere; si tratta di un gesto architettonico eclatante e vertiginoso, ammirevolmente coraggioso ma anche sfrontato. Nel punto di congiunzione dei due fiumi che attraversano Lione (il Rodano e la Saona) sorge un enorme palazzo di vetro e acciaio, dalla forma indefinibile: un parallelepipedo esploso, un animale gigante, una navicella spaziale… Diviso in due parti: il “cristallo” di vetro ospita l’ingresso, la libreria e tutti gli spazi di corredo, la “nuvola” di acciaio, soprelevata, accoglie invece le sale per l’esposizione.
Tra scale mobili e passaggi a serpentina, il punto focale è il pozzo centrale, un incavo nel tetto che attraversa l’atrio fino a toccare il pavimento. Certo, lascia un po’ perplessi lo spazio esiguo dedicato alle sale d’esposizione rispetto alla superficie totale, ma vedere il museo da fuori, e ancor di più entrarci, è un’esperienza decisamente suggestiva, a tratti addirittura emozionante.

Musée des Confluences, Lione - collezione permanente – photo Quentin Lafont, dicembre 2014
Musée des Confluences, Lione – collezione permanente – photo Quentin Lafont, dicembre 2014

Come l’architettura, anche il contenuto del museo è volutamente ibrido. Un po’ museo di storia naturale, un po’ museo di scienza e tecnica: l’oggetto è “la storia dell’uomo dalle origini all’aldilà“. La qualità delle collezioni (3mila pezzi esposti in quattro sale su un totale di due milioni e 200mila) è decisamente alta, e il taglio scelto è sì scenografico e suggestivo, ma improntato alla scientificità, senza cadute di stile né eccessi di multimedialità.
Lungo il percorso si incontrano manichini che riproducono le fattezze di donne preistoriche, scheletri di dinosauri, animali imbalsamati, arte e manufatti egizi, sfingi, collezioni di minerali, oggetti rituali, sepolture di uomini preistorici, automobili, un acceleratore di particelle, meteoriti, navicelle spaziali… Fino agli strumenti del Novecento, dal telefono alla friggitrice. La marcata eterogeneità è stemperata dalla scansione in quattro temi, uno per sale: le origini, le specie (animali e umane), le varie forme di organizzazione sociale, la morte e le credenze rispetto all’aldilà.
Le prime due mostre temporanee, infine, aperte fino al 26 luglio, integrano le sale permanenti con altri 1.200 pezzi. Una è dedicata a Emile Guimet, dalle cui raccolte proviene una buona parte della collezione del museo. L’esposizione racconta con oggetti e documenti le varie anime dell’industriale, collezionista, esploratore e musicista. L’altra, Dans la chambre des merveilles, illustra il concetto di Wunderkammer con pezzi straordinari e con un allestimento d’impatto: la stanza che ricostruisce un cabinet de curiosités raccogliendo animali imbalsamati di ogni genere negli espositori, alle pareti e sul soffitto è uno spettacolo notevole.

Stefano Castelli

MUSÉE DES CONFLUENCES
86 quai Perrache – Lione
+33 (0)4 28381190
www.museedesconfluences.fr

CONDIVIDI
Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.