Charlie Hebdo. Ecco cos’era, ecco chi erano, ecco cosa facevano

In questi momenti non si parla d’altro, e a ragione. Come è stato rilevato da più parti, l’attacco terroristico alla redazione del settimanale satirico parigino “Charlie Hebdo” è nella sostanza un nuovo 11 settembre. Lì si era colpita al cuore l’America, qui l’Europa; e l’orrore macchia un’altra volta tutta la civiltà cosiddetta occidentale, le sue fondanti libertà. La cronaca è tuttora in pieno svolgimento. Ma forse, per farsi un’idea più precisa, urge una messa a fuoco sul bersaglio.

JeSuisCharlie - Joep Bertrams, Olanda

In verità, non è facile per i non francesi immaginare bene che cosa invece possa essere Charlie Hebdo per i francesi. Una rivista satirica, d’accordo. Ma nata e cresciuta (e speriamo tutt’altro che morta) nella patria della stampa umoristica e satirica, quella dei trionfi ottocenteschi di Le Charivari, Le Rire, La Caricature, quella stessa dove Grandville, Daumier, Gill, Philipon e tanti altri educarono i loro contemporanei al riso “artistico” .
La satira in Francia è un irriducibile costume nazionale. Non ne faremo qui la storia, ma almeno va ricordato l’ultimo avo essenziale: Hara-Kiri, journal bête et méchant, il giornale cretino e cattivo che cavalcò indomito gli Anni Sessanta e le cariche del ’68, avendo nella sua faretra frecce acuminate e infallibili che si chiamavano Topor, Gébé, Fred, Cavanna, tutti nomi imprescindibili nella storia dell’espressione libertaria sfrenata e soprattutto molto intelligente. Ecco, quello che in Francia sanno, e altrove si fatica ad accettare, è che lo humour è una forma di intelligenza: di profondità e non di superficialità. Che può fare male, a volte, ma nel complesso fa bene. Fa bene all’individuo e fa bene anche alla società, perché mantiene vivi, vivaci, vittoriosi sulle difficoltà dell’esistenza.
Hara-Kiri era feroce già nel titolo e nel sottotitolo, spavaldamente autolesionistici. Peraltro censure, sequestri, processi non mancarono affatto nella sua breve storia, giocatasi a rotta di collo tra il 1960 e il 1970. Un’ironia troppo audace su De Gaulle l’uccise per sempre. Ma immediatamente si reincarnò come Charlie Hebdo, fratellino terribile settimanale del mensile Charlie, rivista un po’ più seria modellata sull’italiano Linus, che in quegli anni era la stella polare dell’espressività grafica in Europa e nel mondo. Sull’ebdomadario impertinente confluirono in breve le forze più acide dell’intellighenzia critica europea: Reiser, Willem, Siné, Vuillemin – nomi che forse in Italia non tutti conoscono, ma che in Francia sono diventati prima o poi eroi (certo: brutti, sporchi e cattivi) nazionali.

JeSuisCharlie - Plantu
JeSuisCharlie – Plantu

Perché sapevano il fatto loro. Sapevano far ridere. Sapevano scandalizzare. Sapevano interpretare con assoluta nitidezza la contemporaneità. E non avevano paura di nulla. L’asso nella manica di questa incredibile manica di guastatori culturali è sempre stata la luminosa irriverenza nei confronti di qualsiasi forma di potere, di sopraffazione, di stupidità, di malversazione, di fondamentalismo. Fondamentalisti dell’antifondamentalismo, ecco come li si potrebbe definire con buona approssimazione.
Del plotone suicida, oggi possiamo dirlo, facevano parte anche i martiri del 7 gennaio: Charb, Cabu, Wolinski, Tignous. Eroi indomabili dello sghignazzo selvaggio, cari e invisi tanto alla sinistra quanto alla destra, alternativamente, perché non guardavano in faccia nessuno. Erano liberi. Molto più di quanto si riesca a essere fuori dalla culla della liberté, dell’égalité e della fraternité. In quanto pura espressione dell’etica repubblicana, fosse anche solo per questo venivano rispettati. E che terribile fastidio mi dà dover parlare ora delle loro perfezioni all’imperfetto.
Ma quel che va capito è che Charlie Hebdo, nonostante tutte le sue intemperanze, i passi falsi, anche le cadute di gusto, inevitabili, è la Francia. E questo lo si capisce solo in occasioni speciali, critiche, epocali, come queste. È la volgarità raffinata. La capacità di dire cose terribili con inaspettato savoir faire. O il contrario, naturalmente. E aver assassinato vigliaccamente oggi alcuni di questi uomini è una ferita forse insanabile per la cultura transalpina. Difficile trovare un corrispettivo da noi (non certo Il Male, peraltro in parte a suo tempo modellato proprio sugli esempi dei cugini gallici, ma fenomeno più effimero e di penetrazione obiettivamente inferiore nella storia sociale italiana).

JeSuisCharlie - Miguel Villalba Sánchez, Spagna
JeSuisCharlie – Miguel Villalba Sánchez, Spagna

Ma proviamo – con tutti i dovuti distinguo e pure qualcuno in più; perciò pardon e absit iniuria verbis. Forse dunque, data la loro popolarità transgenerazionale, potrebbe essere come se fossero stati fatti fuori, che so, una manciata di Ugo Tognazzi, Arbore & Boncompagni, Cochi & Renato, Claudio Bisio, Paolo Hendel, Michele Serra, Benigni, Aldo Giovanni & Giacomo, Corrado Guzzanti, Daniele Luttazzi, Altan, Staino, Bucchi, Antonio Albanese, e volete davvero che vada avanti a rigirare il coltello nella piaga?
Gli amici francesi erano campioni di libertà. Io sono cresciuto con loro, leggendoli ancora prima che arrivassero sulle pagine di Charlie Hebdo, e oggi mi trovo incredulo orfano di pluridecennali compagni di bisbocce, meravigliosi casinisti che mi hanno fatto ridere e pensare per tutta la vita. Non voglio vendette, so che non servono. Ma vorrei che cose del genere non accadano più. Fuor di retorica: mai più.

Ferruccio Giromini

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Ferruccio Giromini
Ferruccio Giromini (Genova 1954) è giornalista dal 1978. Critico e storico dell'immagine, ha anche esercitato attività di fotografo, illustratore, sceneggiatore, regista televisivo. Ha esposto sue opere in varie mostre e nel 1980 per la Biennale di Venezia. Come consulente editoriale, ha diretto collane di libri, cd-rom, video, periodici per diversi editori. Dal 1979 tiene corsi e laboratori per istituzioni scolastiche pubbliche e private, tra cui dal 1988 per l'Istituto Europeo di Design di Milano. È docente collaboratore della rete italiana dell’Università del Fumetto. Finora ha curato e presentato cinquecento esposizioni e manifestazioni su illustrazione, fumetto, fotografia, cinema d’animazione, arti visive contemporanee, in Italia e nel mondo, e ha fatto parte di centoquaranta giurie, in molti casi in qualità di Presidente. A partire dal 1982 è stato consulente artistico di varie manifestazioni: il Premio Andersen-Baia delle Favole di Sestri Levante, il Festival Internazionale Comics "Babel" di Atene, il Festival Nuvole parlanti. Fumetto in palcoscenico di Genova, il Mondo Mare Festival in Liguria, il Festival Suq di Genova. Per alcuni anni ha condiviso la direzione della mostra internazionale di cinema d'animazione Cartoombria di Perugia. Dal 2007 è direttore artistico del Premio "Sergio Fedriani" di Genova e nella stagione 2008/09 ha ideato e diretto il Festival Fantastiche Terre di Portofino in Liguria. Dal 2008 è condirettore del Premio Skiaffino di Camogli.
  • Articolo bellissimo.

  • Pingback: Cartoonist globale - ilSole24ORE()

  • Roberto Ago

    Già, ma Allah non è De Gaulle e l’11/9 una pellicola, direbbe il greco che conosceva la misura. Il tema mi è caro. Un buon modo per evitare tali stragi sarebbe quantomeno di smetterla di fare ironia su chi non sa apprezzarla, come se la libertà d’espressione potesse salvaguardare una minigonna che gira spavalda alle 4 di notte. Mi auguro almeno che nessuno di loro fosse padre, perché nulla lo distinguerebbe da un Abramo che ha sacrificato Isacco al dio sbagliato. RA

    • Marco Enrico Giacomelli

      Bello questo invito a tenere la testa bassa. E non parlate al conducente. E pagate il pizzo, mi raccomando. Shhhhht, fate piano, shhht…

      • Roberto Ago

        Marco scusa ma l’esempio non calza: il pizzo è cosa nostra a casa nostra, siamo obbligati a reagire, l’islamismo per lo più lede gli islamici pacifici a casa loro (tanto che sarebbero obbligati loro a reagire, se non fosse che i regimi di Allah sono terribili). Provocare gli islamisti a casa nostra è gettare benzina a casa nostra: non mi pare una mossa eroica ma solo controproducente, perché come si è visto i due non sono Berlusconi che si limita a cacciare Biagi e Luttazzi (lì però poco clamore) ma impugnano il mitra. La legge del più forte è sempre la vincente. A uno che ti accoltella gli dici stupido, nei tuoi ultimi istanti di vita, o lo dici a te stesso che l’hai apostrofato negro di merda al semaforo? Ciao buon lavoro RA

        • Marco Enrico Giacomelli

          Calza eccome perché il principio che informa il tuo ragionamento è quello di chinare la testa. Fallo tu, se ti garba, ma non avere la sfrontatezza di criticare chi ha coraggio.

          • Roberto Ago

            Marco ma quale sfrontatezza, si tratta di normale scambio di opinioni. Forse i terroristi di Parigi non si sono sentiti provocati da una satira non molto furba perché dice a NOI quello che già sappiamo? Ti ricordo che l’attentato è stata una RITORSIONE a pubblicazioni per loro offensive perché non sono in grado di capirle, non un attacco a ciel sereno. Se mi danno un cazzotto lo restituisco, ma se lo dò io per primo me lo restituisce l’altro, dunque è preferibile per me tenere le mani in tasca. Non è chinare la testa, è tirare fuori le palle solo per difendersi da un attacco non provocato da me. Mi sembra lapalissiano. R

          • tito

            ha ragione roberto…se uno nn provoca nn lo tocca nessuno invece se provochi ti prendi le botte …marco sei una testa dura nn riesci a capire le cose che ti vuole far capire roberto e teli sta spiegando molto bene ma secondo me cn te ci vuole una settimana x farti capire le cose..cordiali saluti.

          • Marco Enrico Giacomelli

            Avete ragione: se una va in giro in minigonna e la stuprano, colpa sua, aveva solo da non provocare. E che dire di due uomini che si baciano: giù botte. E sti ebrei col naso adunco? Chi ha detto loro di uscire fuori? Nei forni! Avanti così, una vita passata nei commentari, vi lascio a cuocere per altri 3-4 giorni, poi torno. Ciao ciao

          • Roberto Ago

            Marco non mettermi in bocca cose che non ho mai affermato: se una va in giro alle 4 di notte e la stuprano non è “colpa” sua, ché il termine è troppo connotato di sfumature morali, ma “corresponsabiltà” nella determinazione degli eventi, che è concetto empirico. Molte donne mi hanno assicurato che è così, lo sapranno meglio di noi no? Per il resto d’accordo con te, chiudiamola qui coi comemnti. RA

          • LUCA ROSSI

            Marco Enrico, per favore. Il ragionamento di Roberto è del tutto condivisibile. Poi cosa significa NON CINARE LA TESTA? Fare il prossimo gol? Ma non capisci che ci vogliono trascinare allo stadio a vedere islam-occidente? E giocano con la vita delle persone.

  • Alessandro Trevisani

    Roberto Ago, scusa ma le vittime di ieri hanno detto, scritto, pronosticato e affrontato il loro destino da parecchio tempo. Quindi, quando scrivi “Un buon modo per evitare tali stragi sarebbe quantomeno di smetterla di fare ironia su chi non sa apprezzarla, come se la libertà d’espressione potesse salvaguardare una minigonna che gira spavalda alle 4 di notte. Mi auguro almeno che nessuno di loro fosse padre”… Ti vorrei domandare: sei mica tu il loro papà?? E che sono costoro, dei minorenni sotto la tua tutela?
    CH da sempre considera importante spingere al limite la libertà di satira, perché si è concepito, nel suo modo di fare_pensare_disegnare, come l’antidoto a tutte le ubbie, i timori, le paranoie e le forme di autocensura che hanno, quelle sì, ucciso l’arte e lesionato il nostro modo di vivere e pensare, la nostra libertà, prima e dopo l’11 settembre. CH era ed è non dico uno dei modi per garantire che una ragazza in giro con la mini alle 4 in periferia possa cavarsela (belle pretese che hai, e laiche!), ma era ed è certamente un modo per mettere IN TESTA a quella ragazza la voglia e la libertà di farlo almeno, anche, alle 12 del mattino!
    E poi. “Preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio”, ha detto Charb anni fa. Servono altre spiegazioni?

    • Roberto Ago

      Alessandro la sua/tua argomentazione non regge sotto molteplici punti di vista. 1) Innanzitutto, non si vede come una satira indirizzata a qualcuno che non corrisponde i medesimi codici possa essere utile, visto che parliamo di dialogo tra sordi. A meno che l’indirizzo sia quello degli occidentali e allora è una satira stolta perché ha pagato assai caro l’equivoco. 2) Non sono il loro papà soprattutto perché non ci sono più, ma magari chi ci legge impara a ragionare assieme a noi. 3) La minigonna purtroppo rischia anche alle 12 di mattino perché lo scimmione nudo si eccita a tutte le ore. Liberissima di farlo e noi contentissimi di ammirarla, ma ciò non scalfisce il piano di realtà di un millimetro. 4) Infine, la retorica giovanilistica della resistenza in nome della libertà è appunto retorica, l’islamista non ottunde mica le coscienze di parigini che farebbero meglio a limitarsi a una satira indirizzata all’Occidente. 5) Se un poni-express si fosse trovato lì per caso e ci avesse rimesso le penne, era anche lui votato alla causa e pronto a immolarsi in nome di una presunta libertà d’espressione in serio pericolo? Non scherziamo. 6) Infine, non le ubbie, i timori, le paranoie, l’auto-censura (ma indotte da chi?!) hanno lesionato l’arte al punto da domesticarla definitivamente, bensì la globalizzazione occidentale. Cordialmente, RA

      • Alessandro Trevisani

        Diamoci pure del tu, Roberto.
        1) Come ti ripeto la valutazione sul cosa pagavano l’hanno fatta loro. Certo che è destinata agli occidentali, è destinata a chi ci vuol stare nel gioco democratico francese e occidentale. Solo che tu conti le vittime, io conto il guadagno di libertà e di discorso sulla libertà, che è già una bella fiammella accesa.
        2) Sta cosa che ragionando si diventa più cauti a parlare la posso capire se vado in Medio Oriente ai confini tra Siria e Iraq, ma qui da noi spero di non dovermi mai ridurre a questi conteggi, anche grazie a CH!
        3) Le donne vengono stuprate per la minigonna, ok. Non credo sia il caso di incaricare CH della soluzione di questa questione. Credo – e la cosa l’ha discussa Michael Walzer nel suo “Multiculturalism: Examining The Politics of Recognition” (1994, e nessuno all’epoca usava ancora la parola “globalizzazione”) – che sapersi liberi e comportarsi per tali significhi contribuire a fare in modo che gli altri rispettino la tua libertà. A proposito: qual è la tua proposta per le minigonne? Stare in casa?
        4) E’ assolutamente indirizzata all’Occidente, e che ce ne sia bisogno lo dimostrano almeno i tuoi commenti, scusa!
        5) Quindi chiunque scriva o disegni qcosa di spiacevole dovrebbe mettersi a pensare “Sto mettendo a repentaglio la vita di un pony?”. E come la mettiamo coi partigiani che scatenavano le rappresaglie naziste? Stai sequestrando il diritto alla difesa, o sbaglio?
        6) Chi sarà peggiore, la globalizzazione o l’islamismo? Mi ha sempre affascinato il benaltrismo: come oggetto di sfottò! ;)

        • Roberto Ago

          D’accordo Alessandro. Ma purtroppo è la mia ultima replica, poi devo uscire.
          1) Le vittime ci sono e si contano. Sul guadagno di libertà invece ho molti dubbi, anche considerato il clima poliziesco che si andrà creando dopo l’attentato. Quando la logica è quella della ritorsione (e non si può dire che Ch fosse accomodante sia con l’islamista che col semplice islamico), è sempre una logica sbagliata. Come reagiresti tu, posto che fossi un fervente cattolico (e ce ne sono ancora tanti, purtroppo), se leggessi fumetti in cui alla Madonna le si ficcasse il becco della Colomba nel di dietro scusandosi per il bersaglio mancato e Cristo caricasse la Croce su una Fiat flagellata e targata USA? Divertente, eppure in Europa scoppierebbe il finimondo. Dai non siamo ipocriti. 2) La minigonna non conosce rimedio se non il coraggio di chi la indossa: se si limita alle 12 di mattina forse è meglio. 3) Già, ma i miei commenti dimostrano anche che era meglio dover commentare altro. 4) Bella gara. Quando ci avranno fatto il culo, si scopriranno globalizzati anche loro! Ora scusa devo scappare, ciao! RA

          • Alessandro Trevisani

            Quindi oltre che “smetterla di fare ironia su chi non sa apprezzarla” CH si deve incaricare delle guerre che verranno nel dopo-Parigi? Che potenza, ‘ste matite!

          • Roberto Ago

            Esatto: che potenza ‘ste matite! Potenza delle matite VS potenza di Allah, Goldrake VS Mazinga, Bush VS Bin Laden, Edipo Vs Tiresia. Sacrifichiamo una decina di fumettisti VS una decina di dirottatori, chi più sacrifica i suoi figli più sarà figo! Leggi, leggete Girard. Ola RA

          • Alessandro Trevisani

            Ok, leggiamo Girard e tutti gli altri, soprattutto Wolinski, che non ha mai inteso sacrificare nulla della sua libertà e della sua vita, un bene di molto “superiore” (direi “altro”, per usare un linguaggio caro ai fenomenologi) rispetto alla mera, cauta, prudente e inibente sopravvivenza.

          • Roberto Ago

            Guarda Alessandro, mi rendo conto che un commentario non è la sede ideale per un confronto su temi così scottanti, infiniti sottintesi inficiano l’argomentazione sia mia che tua. Mi limito così ad esprimere un’ultima volta il mio pensiero, lasciando a te e a Marco le vostre opinioni intatte, naturalmente. Cito a memoria Umberto Galimberti: <> Ipse dixit. E’ un po’ come se in una classe ci fosse un bambino ritardato: che fai lo cacci perché intralcia il corso della lezione dei bambini più fortunati? No naturalmente, lo aiuti. Forse non vale per il cattolico e l’ebreo, ma l’islamista NON PUO’ comprendere l’ironia di Ch, può solo SUBIRLA. E’ come avere a che fare con una tigre, con la differenza che non lo puoi addomesticare al sense of humor dei giochi da circo. Fare satira sul credo islamico è affamare ulteriormente la tigre di odio e rancore. Se a Parigi si fosse vissuto in un regime talebano l’avrei capito, ma così non era. Si dirà: che diritto hanno di chiuderci la bocca. Nessuno certo, e infatti non lo facevano perché a Parigi non erano a casa loro. Solo chiedevano di lasciar perdere il Profeta. La loro religione – che ricordo è <> – non può tollerare l’offesa, è scritto nel Corano. Insultarla significa fomentare la violenza inutilmente, creare una contrapposizione da stadio che porta solo guai. Altro che eroi, dalle parole di qualcuna delle vittime si evince un fondamentalismo pari e contrario a quello degli islamisti, un complesso paranoide che fa sentire di essere in gabbia manco fossimo ancora ai tempi del ’68 (del quale forse erano nostalgici, data l’età?). Ma l’Islam non è un Padre dispotico che si possa disarmare, solo la furbizia di un Ulisse può sperare di disinnescarlo. E’ la misura che oggi manca, il senso del limite e l’apertura al diverso e sì, al meno dotato che va aiutato e non preso per il kulo. RA

          • Alessandro Trevisani

            A parte il fatto che milioni di musulmani nel mondo condannano l’attentato, che alcuni musulmani sono morti nell’attentato e che non ho mai detto che gli integralisti vanno convinti a botte di vignette.
            Ma nemmeno trovo giusto incaricare della politica culturale della Francia la redazione di CH, che ha bastonato tutti gli integralismi e tutte le superstizioni. Del resto se non difendo il diritto di dire che la religione è superstizione, domattina smetto di difendere il diritto di dire che la religione è una cosa bellissima, poi tocca al diritto di dire che il vero dio è Allah piuttosto che Javè ecc ecc.
            Non capisco davvero il tuo approccio utilitaristico e pragmatico: ci sono cose che hanno senso da sole, non credo che CH volesse fare politica o cambiare il mondo, credo che volesse esistere come giornale, più che come insieme di persone vive e vegete. Probabilmente io da giornalista non avrei mai seguito le loro orme, ma rispetto la loro scelta e non colgo il valore di una posizione che dica “la satira deve arrivare fin qui”, tanto più che in Francia hanno le loro belle leggi sulla stampa ecc. Quanto agli islamisti di certo non si accontentano dei limiti imposti dalla legge, ma appunto per questo chi mai si è messo in testa di convertirli_convincerli_cambiarli? Quelli di CH? MAH!

          • And

            Io invece sono d’accordissimo con Roberto. Una tua frase Alessandro mi sembra significativa: “non credo che CH volesse fare politica o cambiare il mondo, credo che volesse esistere come giornale”. invece secondo me quella che fa CH è ANCHE politica, oggi come oggi dove la satira è uno dei più potenti mezzi di espressione e di comunicazione, anche politica. Basta aprire o leggere la prima pagina di un giornale a caso per rendersene conto (le vignette di Libero sono meno volgari, provocatorie o di cattivo gusto di CH? o quelle di un Forattini d’antan su Repubblica?). Ognuno ne tragga le sue conseguenze, poi si può discutere se abbassare la testa o meno.

          • Alessandro Trevisani

            Spettacolare equivoco.
            Certo, ogni azione che include il destino degli altri con parole discorsi disegni è anche politica.
            Ciò che voglio dire è che non è giusto dare a CH i compiti di Hollande, perché non ha gli obiettivi né i compiti di integrazione polizia istruzione di un governo.
            È più chiaro ora?

          • And

            Non spiacente non sei chiaro per niente. ovvio che CH non ha quei compiti, ma non era questo di cui parlavamo sopra. la politica culturale? ti pare che quelle vignette abbiano a che fare colla cultura? eddai. alla fine tutto si riduce a discutere se è lecita una libertà di fare quello che si vuole, anche a rischio di provocare reazioni eccessive (e non dico esagerate perchè lo sapevano bene cosa rischiavano). E io resto dell’idea che non c’è libertà senza responsabilità.

          • Alessandro Trevisani

            Quindi siamo d’accordo: il governo fa la politica culturale, Charlie fa satira nei limiti della legge francese, sennò finisce condannato in tribunale.
            Quando ho detto “non fa politica” – e mi sono espresso male – intendevo “politica governativa” in risposta alla frase di Ago: “Sul guadagno di libertà invece ho molti dubbi, anche considerato il clima poliziesco che si andrà creando dopo l’attentato”. Non è Charlie che deve fare questi conti, sennò è di nuovo il caso di dare colpa alla ragazza provocantissima per gli stupri ecc. Al terrorismo – che si è scatenato per libri film ecc molto meno salaci di Charlie – ci pensa il governo, Charlie fa vignette che fanno incazzare secondo le interpretazioni, e se non è sufficientemente responsabile finisce al gabbio, così come i preti politici giornalisti che dicono che i gay sono malati ecc – eppure nessun gruppo gay gli è mai andato a sparare. A proposito, non è giusto tarare la dimensione del lecito in base alle reazioni!
            Quanto al fatto che Charlie può evitare XY attentati se non fa la AZ vignetta ti rimando a questo link:

            https://twitter.com/katiezavadski/status/552855212382511104/photo/1

          • LUCA ROSSI

            Ciao Roberto, mi trovo d’accordo con te. Anche se credo che le ragioni ultime di questo fanatismo siano economiche-finanziarie, diversamente avremo un attentato ogni due giorni a new york, londra o roma…

          • Roberto Ago

            Ciao Luca. Mah la verità è che il fanatismo islamico fa proseliti nei ghetti delle città occidentali, per questo una satira anti-islamica promossa nelle stesse è irresponsabile. La pensa così anche Bonami su La Stampa: “Dobbiamo abbassare il capo e smettere di ridere? Certo che no, la libertà e la libertà dell’arte è anche quella di poter andare ben oltre i confini della diplomazia e della politica. Ma anche l’arte, la satira e l’umorismo devono ricordarsi che un invisibile confine c’è fra lo scherzo e lo sberleffo, fra la risata ed il dispetto fine a se stesso che si autocompiace di aver avuto l’ardire di fregarsene della follia e della brutalità umana”. Appunto. Occorre distinguere tra chi sa ridere e chi può solo impugnare un mitra. Apprendo ora che altre vittime estranee al settimanale si sono aggiunte, per non parlare del terrore che aleggia a Parigi e non solo a Parigi. Bel risultato, non c’è che dire, così vince proprio il terrorismo. Che la vicenda sia di lezione ai vignettisti di oggi e di domani. A proposito, grazie per la vignetta su Gioni, mi hai strappato un sorriso… RA

          • LUCA ROSSI

            Ciao Roberto, io sono d’accordo con te . Dico solo che la radice ultima di questa questione è economico-finanziaria. Potevano attaccare la satira come la metro di ny, poco importa questo.

          • And

            ancora co ste boiate complottiste economiche?? cosa non si fa per far parlare di sè….il tuo video piuttosto hai provato a caricarlo su youtube?

          • LUCA ROSSI

            Avevo postato il link di you tube che hanno tolto. Non ho parlato di complotto ma di quelle che sono le vere radici di questi attentati: radici economiche e finanziarie che vogliono destabilizzare per guadagnare. Poi dietro ci va di tutto: ideologia, cultura, religione…

          • Alessandro Trevisani

            Un giornale di satira non è un pranzo diplomatico a casa dell’ambasciatore, e nemmeno un pranzo dai suoceri. Non bisogna porsi il problema di come reagisce il cattolico – io sono agnostico – né altri, sennò non sei già più libero: semplice, no?

  • LUCA ROSSI

    Artribune, siete straordinari: in un articolo sulla libertà mi cancellate il commento perché posto un video (ma non avete messo voi la possibilità di postare video???)

    L’attentato francese andrebbe spogliato per una volta dalla solita facile retorica. Il problema non è NOI/LORO, il problema non è culturale e non lo è mai stato culturale. Il problema è finanziario, se vogliamo economico. Dopo queste cose chi ci guadagna? Questi attentati mantengono alte tutta una serie di spese in termini di armamenti e sicurezza. Periodicamente abbiamo attentati importanti, distribuiti ordinatamente sul globo. Allo stesso tempo anche un bambino può capire come una città come New York o Londra siano quotidianamente un facilissimo bersaglio che non viene attaccato. L’opinione pubblica occidentale davanti a queste cose accetterà logicamente qualsiasi aumento della spesa in termini di sicurezza e armamenti. L’attentato ha la capacità di scuoterci e risvegliarci dal tram tram quotidiano. Anche se per motivi simili muoiono ogni giorno centinaia di persone innocenti senza alcun clamore. Che fare? Fare in modo che questi attentati non portino guadagno a nessuno.

    • artribune

      Ti abbiamo cancellato il commento perché il video era uno SPOT. E non è questo il luogo per fare autopromozione, tantomeno sotto a un articolo come questo.

      • LUCA ROSSI

        Il video riportava un esempio positivo, non era uno spot di nulla perchè non voleva vendere nulla.

        • artribune

          Che ipocrisia. Il video era uno spot di Luca Rossi. Non tutti gli post vendono prodotti.

          • LUCA ROSSI

            Era una mia testimonianza di un attentato positivo volto a costruire senso invece che distruggere cose e persone. Vi scrivo questa testimonianza senza postare alcun video:

            Nel 2013 mi trovavo proprio in Francia, in uno dei siti turistici più affollati e caratteristici della provenza: l’Abbazia di Sénanque a Gordes. Appena arrivi noti subito decine e decine di turisti sparsi nella lavanda, che si mettono in posa per farsi fare delle foto davanti la famosa abbazia. Anche la struttura architettonica e i dettagli restituiscono un luogo freddo, lontano da un qualche senso spirituale e religioso. La sistematicità delle visite turistiche non aiutano a rendere il luogo più ospitale. Entrando, prima di raggiungere la biglietteria, trovai una grande teca vuota e sopra un cartello per gli orari di visita. Tolsi il cartello e rimase la teca vuota; a ben guardare un paesaggio finalmente piacevole, quasi un momento di pausa e decompressione rispetto al caos che avveniva intorno. Istintivamente iniziai a fotografare ostinatamente la teca con la mia macchina digitale. Più fotografavo e più mi rendevo conto come la cosa più interessante in quell’Abbazia fosse quella teca lasciata distrattamente vuota. Riguardando le foto mi accorsi subito che dal vuoto emergevano alcuni elementi: da quel vuoto stava emergendo lentamente un piccolo universo, un paesaggio sottilmente affascinante. La mia azione iniziò ad attirare l’attenzione dei turisti che passavano vicino alla teca per andare a prendere il loro biglietto. Alcuni si stropicciavano gli occhi, altri guardavano con grande attenzione la teca, altri iniziarono a fotografare anche loro, senza ben sapere cosa stessero fotografando. Stavano fotografando un vuoto che non era un vuoto, un paesaggio capace di recuperare e rivitalizzare, seppur minimamente, il senso di quel luogo. Ho sempre pensato che questa mia azione fosse una sorta di “attentato positivo” che invece di distruggere qualcosa, tentasse di ricostruire il senso di quel luogo. Il mio semplice fotografare una teca apparentemente vuota, spingeva i numerosi turisti a rallentare il loro passo, quasi risvegliandosi dai binari sonnolenti e ovattati del turismo di massa. Forse quella teca è ancora esposta mentre sul blog whitehouse è sempre possibile vedere queste foto. Esattamente come avviene per qualsiasi fatto di cronaca o per l’attentato di questi giorni, possiamo conoscere quel “fatto” in modo indiretto e mediato con tutto quello che questo comporta: poter avere una conoscenza parziale dei fatti, ma poter anche avere il tempo di guardare con attenzione quelle immagini nella calma e nella quiete del nostro privato.

          • artribune

            Il problema non era il video, il problema è che trovi sempre il modo di parlare di te stesso.

          • LUCA ROSSI

            Questa è la natura del commento, tutti commentano parlando si se stessi. Se si fornisce una visione critica diventi disfattista e distruttivo; se proponi una critica è una via alternativa diventi autoreferenziale. Avete pubblicato decine di articoli di Gian Maria Tosatti, scritti da lui e dove lui veniva intervistato. Questi articoli non sono forse un modo indiretto per parlare del lavoro di Tosatti???

            Non capisco perchè facciate questi giochetti. Cosa bisogna fare per collaborare al dialogo?

          • Marco Enrico Giacomelli

            Ti rendi conto che stai polemizzando su Tosatti sotto un articolo che omaggia 12 persone assassinate? Non ho parole, non c’è veramente limite all’idiozia.

          • Helga Marsala

            Veramente una roba INDECENTE.

          • luca rossi

            Indecente cosa? Mi cancellate commenti pertinenti. Con Tosatti fate pubblicità subdola, per fortuna che il suo lavoro equilibria.

          • danilo B

            luca rossi, il tuo tempo è veramente finito. Non è possibile sopportare ancora le tue continue, ripetitive, inutili e stupide esternazioni autoreferenziali… sciacallando addirittura morti di Parigi!
            BASTA BASTA BASTA

          • luca rossi

            Sciacallo? Postare un video di you tube è autoreferenziale? Siete l espressione migliore dei tempi attuali. La pubblicità subdola che Artribune fa a Tosatti? Ma come stupirsi in questa italia?

          • LUCA ROSSI

            La mia esternazione non era più autoreferenziale di un qualsiasi commento: indicavo la possibilità di realizzate terrorismi positivi, che solitamente non fanno mai notizia. Ma non fa notizia neanche il fatto che sono morti in nigeria 2000 persone, ma quelle di Parigi sono più cool. Ma sono stupido io che pretendo un dialogo da una platea di sordi.

          • luca rosdi

            No caro Giacomelli. Voi polemizzare censurando cose a caso. E poi utilizzate anche l’attentato per controbattere. Voi concedere spazio a Tosatti in modo subdolo e poco corretto.

  • LUCA ROSSI

    L’attentato francese alla redazione di Chiarlie Hebdo andrebbe spogliato per una volta dalla solita facile retorica. Il problema non è culturale e tanto meno religioso; non stiamo parlando dello scontro fra due civiltà, o dell’islam contro l’occidente come vorrebbero farci credere. La radice del problema è finanziaria, se vogliamo economica. Se così non fosse avremo un nuovo attentato quasi ogni giorno in capitali come New York, Londra, Roma, dove è praticamente impossibile controllare tutto e tutti. Naturalmente la retorica dello scontro di civiltà, il conflitto infinito in medio oriente e la dinamica da stadio in cui ognuno tifa per la propria squadra, sono un vero toccasana per aumentare il gradiente emozionale ed avere massima efficacia sulle opinioni pubbliche di tutto il mondo. Ogni mese muoiono centinaia di persone intorno a queste questioni, persone che non sono diverse dalle 12 persone uccise nella redazione di Charlie Hebdo. Ma come al solito questi morti non fanno clamore a differenza dell’attentato mediaticamente efficace.

    Dall’attentato di Parigi trapela solo un ‘episodio “rubato”, che vede un terrorista uccidere un poliziotto a terra. Una delle regole del teatro è infatti quella di far accadere le cose più terribili e truculente fuori scena, proprio perché sarà la mente dello spettatore a immaginarle nel modo più terribile. In scena dobbiamo vedere solo un frammento che funzionerà da innesco per immaginare l’accaduto.

    L’opinione pubblica occidentale davanti a fatti così clamorosi accetterà logicamente qualsiasi aumento della spesa in termini di sicurezza e armamenti; l’attentato ha conseguenze politiche e quindi ancora economiche e finanziare a favore di certi gruppi invece che altri. Ma la questione è ancora più profonda, e riguarda l’incapacità di vedere della massa, della gente, del pubblico. Incapacità di vedere, come incapacità di “sentire” e di andare oltre le facili apparenze; oltre il solito balletto mediatico, fatto di giornalisti con collegamenti dal luogo dell’attentato; fatto da video rubati e da reporter improvvisati. Carte d’identità dimenticate per terroristi che vanno presi il prima possibile, perché ok terrorizzare ma non si può esagerare: bisogna impaurire non togliere ogni speranza. Infatti come dimenticare la propria carta d’identità prima di andare a fare un attentato?

    La semplicità e la banalità delle vere motivazioni per attentati così terribili potrebbero deludere. Non ci sono tante elucubrazioni da fare, non ci sono guerre al terrorismo da ripensare o rendere strategicamente migliori. Semplicemente questi attentati hanno forti ricadute sull’opinione pubblica, e quindi nelle scelte degli stati e in ultima analisi sugli interessi milionari di alcuni gruppi economico-finanziari. Il fatto che i terroristi vengano manipolati e che la loro azione possa avere riflessi religiosi ed ideologici poco importa.

    La cosa interessante è come la retorica culturale e mediatica di questi anni possa rendere l’opinione pubblica ceca rispetto le reali motivazioni. Probabilmente l’attacco terroristico, moltiplicato e comunicato al meglio dai moderni mezzi di comunicazione, va a toccare alcune corde atavica e primitive che solitamente rimangono assopite nel nostro tram tram quotidiano. In fondo siamo tutti uomini e donne che roteano una clava, e davanti all’attacco della squadra avversaria (come se non fossimo tutti della stessa squadra) non ci sono santi che tengono.

    • LUCA ROSSI

      Ferrara sbotta su La7: “Se non capite che è in atto una Guerra Santa siete co….ni”

      Non è una guerra santa ma una guerra economica e finanziaria in cui la contrapposizione da stadio NOI/LORO offre un’ottima maschera per destabilizzare il più possibile e far virare le borse verso il profitto di alcuni gruppi finanziari trasversali. Diversamente ci sarebbe un attacco ogni due giorni in città come New York o Londra, visto che queste città come sicurezza sono un colabrodo.

  • angelov

    Da questi commenti, mi sto rendendo conto che questo sito è solo un commentario per cocchi di mamma o bambini viziati & superficiali perditempo, che non si sono ancora resi conto che ne uccide più la penna che la spada, e quelli che sono stati uccisi per questo, lo hanno testimoniato con il loro sangue…

  • LUCA ROSSI

    Intervista Shock a Gioni

  • TheHealer

    …in un articolo di oggi 9 gennaio sul FattoQuotidiano si raccontava di alcuni vignettisti del mondo arabo che hanno preso posizione…anche loro concordi sul fatto che un kalashnikov puntato contro una matita è assolutamente una cosa ignobile e mostruosa…e detto da loro che magari professano quella religione direi che è un bel segnale…
    …ma c’è comunque qualcuno che si indigna per le vignette di Charlie Hebdo….e allora domandiamoci, quale deve essere il limite di decenza?…si può dire quello che si vuole oppure no ?…una cosa è certa per quanto odiosa e riprovevole possa essere una vignetta non ha senso cancellarla con un mitra, e questo ovunque sia diretta, anche perchè uno dei pochi valori fondanti della nostra civiltà è quello di potersi esprimere liberamente, e se eliminiamo o limitiamo questo valore, beh allora lasciamo perdere il concetto di civiltà…
    …la satira è corrosiva…sempre…non capire che la satira è li apposta per mettere il dito nella piaga, per mettere in ridicolo le ipocrisie, per sollevare scioccando interrogativi altrimenti inespressi, far risaltare le contraddizioni, mettere alla gogna credenze, usi e costumi mascherati da animo nobile, significa non capire che con quelle vignette viene messa a nudo la cattiva coscienza e le false promesse…
    …domandiamoci piuttosto chi sono i bersagli della satira, domandiamoci il perchè continuiamo a vivere nell’ipocrisia di un perbenismo di facciata…e dicendo questo è implicito che non punto il dito verso l’Islam ma come regola generale…

  • Vittau

    La libertà di espressione comprende anche la libertà di critica religiosa. Si può anche criticare, ritenere falso, stupido, incredibile, buffo, la nascita virginale, l’ispirazione profetica da dio, norme rituali, di purezza, di condotta che distinguono ed identificano una determinata comunità, i principi metafisici, non intuitivi non naturalistici che la ispirano.
    La critica può essere espressa anche in modo ironico.
    Questo vale per qualsiasi religione in Occidente.
    La critica alla religione (come ad ogni idea politica, ad ogni credenza o pratica) è razionale.
    Sentirsi offeso per questa critica non dà diritto a nesuna riparazione o a nessun credito. Al massimo si può rispondere con argomentazioni razionali.
    Si sono abituati i cristiani dai tempi dell’illuminismo (non sempre pacificamente e non a cuor leggero). Si devono abituare anche i musulmani in Europa. Molti lo fanno, da buoni cittadini. I pochi marginali che non lo fanno sono una questione da codice penale, nemmeno di ordine pubblico.
    Ottimo che Charlie Hebdo la settimana prossima esca senza mutare di una virgola la propria sulfurea, anche greve, condotta, senza autocommiserarsi in numeri speciali.
    Significa che i fatti di questi giorni non cambieranno di una virgola il modo di esprimere liberamente il nostro pensiero in una società non confessionale, libera e pluralista.

  • Virale

    Ma chi è Gian Maria Tosatti?

  • Virale

    Ma chi è Gian Maria Tosatti?

    • LUCA ROSSI

      E’ un giovane artista che ha capito che è molto meglio coltivare le pubbliche relazioni che il proprio lavoro, soprattutto in italia. Tutto questo per vestire ancora un ruolo di giovane artista ormai asfittico e anacronistico, ormai condannato a fare il vetrinista o la scusa per giustificare stipendi ai curatori.

  • per partecipare al dibattito (ma soprattutto x andare oltre) con uno dei miei buonsens …. sul mio blog leggete e soprattutto mettete in pratica il nr. 39

  • angelov

    Quando si vuole di uccidere un Simbolo, si tenta sempre una troppo facile scorciatoia: si innesca in realtà una devastante detonazione destinata a propagarsi con inaudita violenza.
    E questo è vero sia per i vignettisti, che hanno vilipeso dei simboli religiosi, ma sopratutto per i loro assassini, che hanno tolto la vita a degli uomini solo per motivi di ordine simbolico.

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