Restauri da stroncare. Il massacro della cattedrale Chartres

Il massacro della cattedrale di Chartres, in Francia, si sta compiendo indisturbato. Ottocento anni di storia sono già stati cancellati dall’abside e dal transetto, e saranno presto cancellati anche dalla navata principale e poi dalle laterali. L’architetto Carlo Berarducci e il suo sdegno in questo editoriale.

Restauri alla cattedrale di Chartres

Un restauro a dir poco radicale della cattedrale di Chartres non lascia traccia del passaggio del tempo, degli eventi, degli incidenti consumati nel corso di oltre ottocento anni dall’inizio della costruzione. Sopra l’antico e sconnesso (ancora per quanto?) pavimento originale in pietra e sopra la base in pietra consumata dal tempo delle colonne nervate, è stato completamente ricostruito l’intonaco delle costolature e delle parti murarie tra costola e costola e quindi ritinteggiato tutto di un color bianco calce splendente senza alcun segno di patina, senza irregolarità di alcun tipo, un intonaco nuovo come quello delle villette in stile costruite sulle palme di Dubai. L’effetto è quello di una finta cattedrale voluta da qualche eccentrico sceicco arabo a riproduzione della cattedrale gotica. Effetto accentuato da un’illuminazione sparata uniformemente sulle volte e sulle colonne, lontano quanto più possibile dal chiaroscuro delle torce che hanno illuminato i primi settecento anni.
Un restauro che si discosta di poco dalla maniera di intendere il restauro in Cina, dove interi Hutong, gli antichi isolati di case a un solo piano che costituivano il tessuto urbano di Bejing vengono letteralmente demoliti, cioè rasi al suolo completamente, per poi essere ricostruiti identici ma nuovi, con nuovi spazi commerciali al piano terra per le catene internazionali della moda.

Restauri alla cattedrale di Chartres
Restauri alla cattedrale di Chartres

Qui si compie un restauro di ripristino dello stato ex ante di un immaginario stato originario, difficile peraltro da individuare per l’insieme di una costruzione realizzata nell’arco di oltre due secoli, per riportare gli intonaci delle parti non realizzate in pietra, ma che volevano simulare l’essere di pietra, a una nuova splendente immacolatezza del primo giorno, ma quale poi e di quale parte? Del secolo prima o del secolo dopo o di quello dopo ancora? Diverso quindi dal restauro sia pur opinabile della Cappella Sistina, che ha comunque riportato il colore così come lo ha pensato, realizzato e visto Michelangelo.
E allora perché fermarsi alle parti murarie e non proseguire con il restauro per sostituzione dei marmi consumati e danneggiati dei pavimenti e delle basi delle colonne rimasti in palese contrasto con i nuovi intonaci, dal momento che gli intonaci rifatti non sono quelli delle superfici piane intonacate pensate dall’origine per un periodico ripristino come lo sono gli intonaci delle facciate dei palazzi di Venezia, per esempio, ma sono appunto le nervature delle colonne e i costoloni costruiti in muratura per sembrare di marmo come in effetti sembravano prima del restauro.
Quello che è più preoccupante sono le conseguenze possibili e naturali. Se questo è il modo corretto di restaurare Chartres, perché non proseguire con Notre-Dame e con tutte le cattedrali di Francia, per riportarle a un nuovo splendido candore come costruite oggi stesso? Un’opera di falsificazione dell’originale per realizzare una falsa riproduzione, perché in realtà in origine vera. Un falso falso, quindi.

Restauri alla cattedrale di Chartres
Restauri alla cattedrale di Chartres

Lo stesso procedimento lo avevo già notato in alcuni piccoli villaggi medioevali sulla strada per raggiungere Chartres, dove pure il restauro perfetto delle antiche case in legno e la totale defunzionalizzazione delle destinazioni d’uso, con lo sradicamento del tessuto abitativo e la totale destinazione ristorativa, produce uno strano effetto di disneyficazione dell’originale, come se il modello di riferimento per il restauro fosse diventato la main street di Disneyland, dove al piano terra si susseguono uno dopo l’altro i ristoranti, le caffetterie, le crêperie, le gelaterie con le loro insegne su tavole di legno dipinte a mano e appese sopra le porte d’ingresso con catenelle in bronzo secondo precisa prescrizione, fermando un tempo mai esistito, congelando un falso più falso del falso. Il falso riprodotto diventa il modello per il restauro del vero. Disneyland si conferma la cosa più vera che ci rimarrà.

Carlo Berarducci

 

  • Guglielmo di Montanhagol

    Non ho visto il restauro se non dalle foto. I procedimenti hanno un disciplinare preciso e ormai consolidato. Mi pare che, non essendo state fatte integrazioni di materiali, ci sia stato un sostanziale rispetto. Il gusto personale dell’illustre Carlo Berarducci, degno di attenzione, resta tale.

    • RobertoCB

      L’illustre Carlo Berarducci ha dato per scontato il concetto di Falso storico. Evidentemente ignorato addirittura anche dai responsabili di un patrimonio dell’umanità. Siamo di fronte a un Falso storico quando si altera sostanzialmente l’aspetto attuale dell’opera con la pretesa di riportarla ad un preteso stato originario che, come è facilmente comprensibile, non si è mai avuto. Quando venne finita, la cattedrale aveva già due secoli di storia. Ma ancor più grave con l’arroganza di cancellare i secoli di storia che hanno portato la cattedrale fino a noi, testimoniati dagli inevitabili segni del tempo.
      Con questa logica si potrebbe ricostruire anche il Colosseo.
      Senza contare che il mare di intonaco che hanno sparso sulle pareti mi sembra qualcosa di più di una integrazione di materiale.

  • Claudia CLodetta

    ORRENDO! è come se un macellaio facesse il chirurgo plastico! Fa davvero rabbia vedere che della gente ignorante peggio delle capre abbia il potere di compiere uno scempio simile, ed essere pure pagato per questo!!! che vergogna…

  • angelov

    Certo, nelle Università si possono insegnare tutte le tecniche di restauro, ma una cosa che non può essere insegnata, è la sensibilità per le cose e per le persone; quella si impara altrove, e non è mera teoria.
    Non essendo mai stato a Chartres, non posso esprimere un giudizio; ma avendo vista la Cappella Sistina prima e dopo quel famoso restauro, mi sembra che, avvicinando e mettendo a diretto confronto le immagini di un “prima” e di un “dopo” di un restauro, si è tentati di chiedersi, se non fosse stato il caso di trovare una “via di mezzo” tra questi due estremi, che si sono venuti creando poiché, né il “prima” soddisfa più, rispetto a quello che il “dopo” auspicava di essere, ma neppure il “dopo” è riuscito a conseguire il suo ideale…quindi, questo tipo di operazione culturale, si basa su di un confronto diretto e violento tra passato e presente, non mediato, ma lasciato a se stesso e alla passività degli spettatori, per i quali qualcuno, un “chi di dovere”, aveva già deciso in precedenza, senza farli partecipi in alcun modo, della decisione di praticare questo piccolo scempio.
    Del resto è naturale che ogni epoca debba dare un suo contributo alla storia, a volte più o meno forzato…

    • move49

      La calce è bianca e i mattoni sono gli stessi, dunque non c’è niente di artefatto nella calce o nei mattoni perchè ai contemporanei la cattedrale è apparsa esattamente così, come l’avevano voluto i committenti e i costruttori con i materiali dell’epoca calce mattoni e pietre, poche….ahhahah!!..:)

      • Sil Man

        si ri-legga “Teoria del restauro” di Cesare Brandi e ripassi il capitolo che riguarda l’ISTANZA STORICA e l’importanza della PATINA.

        • francescopiccinelli

          Chissenefrega della patina

          • a.g.

            si ma usala per lucidarti le ….(idee)…..scarpe

          • Ily

            Una cattedrale gotica francese molto probabilmente non ha MAI avuto un vero e proprio progettista in senso moderno, visto che la costruzione durava un secolo o anche più. Mi scusi Move49: lei come fa a sapere quello che i contemporanei nel XIII secolo DAVVERO videro: era sul posto? Lei ha forse 800 anni o dispone della macchina del tempo? Ha ritrovato i progetti originali (che dubito esistano) o documenti incontrovertibili? E’ vero, io non sono esperta di cattedrali gotiche francesi, ma di intonaci decorati medievali italiani si. La SPORCIZIA si può tranquillamente rimuovere da qualsiasi intonaco decorato: il problema è che quegli intonaci così azzurri non sono originali, ma moderni, e seguono una – possibile ma a mio parere non certa – possibile ipotesi di ricostruzione. Francesco Piccinelli, dubito che il Nostro gentile commentatore sappia cos’è una patina.

          • move49

            Gli intonaci sono bianchi sono le vetrate che li colorano perchè è questo che volevano che accedesse all’interno della cattedrale la luce del cielo sulle pareti ,come scrivevano nel 200, per servire Dio per tutta l’eternità.

          • Ily

            FrancescoPiccinelli il problema è che qui non hanno asportato la patina con una pulitura un po’ troppo aggressiva, ma che hanno rifatto di sana pianta degli intonaci che – a quanto pare – non esistevano più. E io mi chiedo: è giusto questo? No. Non si può dar di bianco a una cattedrale gotica come di farebbe per il soggiorno di casa.

          • francescopiccinelli

            Probabile che io non sappia cosa sia una patina. Però, da persona che proviene da un altro campo di studi, piace molto vedere come quella che voi considerate come l’unica via possibile (ovvero la conservazione del presente per come si è stato stratificato) non sia altro che una delle tante opzioni possibili, visto che i manuali di restauro non sono scritti da dio.

          • a.g.

            ma sai almeno che cosa é ?

        • move49

          All’interno della cattedrale e all’esterno è stato rifatto l’intonaco e ripulita la pietra e i mattoni esattamente come per il Colosseo solo che togliere lo smog dalla pietra è un conto, toglierlo da un intonaco secolare è totalmente differente ma ripeto la calce è la stessa quindi non si è tolto altro che le schifezze. Comunque vedere la luce colorata filtrata dalle vetrate sulle pareti bianche è ripristinare la visione dei committenti e dei costruttori, pretendere di avere la stessa luce sullo sporco accumulato nei secoli è demenziale semplicemente….ahahahaaah!!!…:)
          Se hai la pazienza di guardare il restauro all’interno vedrai che dove è stato fatto le volte e le lesene diventano azzurre e splendenti mentre dove non è stato fatto tutto resta grigiastro e opaco come tu preferisci e vorresti, evidentemente contro le intenzioni degli autori dell’epoca perchè io credo che il fine delle vetrate colorate era quello di ricreare ( come in moltissime architetture ecclesiali precedenti e seguenti) il cielo con l’uso della luce. Lo sguardo dei fedeli doveva essere rivolto all’alto e all’azzurro del cielo che la luce ricreava nelle volte e nelle pareti. “Filologicamente” è irreprensibile come restauro.

          • a.g.

            pensa bene ,non ti ritroveresti meglio a disneyland?

          • move49

            I contemporanei videro il bianco della calce. l’ocra dei mattoni e le pietre illuminati dalle luci azzurre provenienti dalle vetrate. Le schifezze non sono state accumulate dalla volontà dei progettisti o dei committenti ma al contrario dall’incuria, dalla sporcizia e dalla degenerazione dei materiali e non c’è proprio niente di artistico o di culturale nel degrado e nella sporcizia se non per un supponente scatofilo….ahhahaha!!!..:) A disneyland fanno pulizia quotidiana non puliscono dopo secoli e non pretendono di ammirare le schifezze ….ahhahaha!!!…:)

          • Ily

            Non è vero, sono una studiosa di intonaci decorati e un intonaco si ripulisce dai depositi superficiali con tecniche molto simili a quelle di una superficie lapidea: essenzialmente spazzolatura manuale con pennelli morbidi, impacchi con acqua distillata o prodotti specifici (diversi in base al tipo di macchia o supporto) o anche trapani da dentisti per le incrostazioni più ostiche. E’ anche del tutto fattibile, e anzi prassi comune, recuperare integralmente i colori ORIGINALI di intonaci medievali o rinascimentali anche se riscoperti sotto altri intonaci e scialbature. A riprova di quanto dico lascio il link al blog del mio sito internet professionale Il Capochiave, in cui descrivo uno splendido intonaco decorato rinascimentale perfettamente restaurato: https://ilcapochiave.it/2017/09/30/finta-pietra-meravigliosa-san-vito-al-tagliamento/
            In questo caso come vede l’intonaco originale è stato ripulito e consolidato, e nulla, assolutamente nulla, è stato integrato (nemmeno le lacune) o ritinteggiato.

          • Ily

            Ovviamente taccio se le lesene azzurrine sono in realtà intonaci ORIGINALI (o anche, ad esempio, settecenteschi) riscoperti, consolidati e ripuliti.

          • move49

            Intonaco decorato rinascimentale non ha niente a che vedere con il semplice intonaco medievale che doveva servire alla luce che entrava : All’inizio del XIII secolo Pierre de Roissy, il cancelliere della cattedrale, scrive:”Le vetrate che si trovano nella chiesa impediscono al vento e alla pioggia di passare, ma trasmettono anche la luce del Sole. E simboleggiano la Sacra Scrittura, che respinge quanto è nocivo, ma nello stesso tempo ci illumina. Queste vetrate sono grandi all’esterno e ridotte all’interno perché il significato spirituale è più facile da percepire […]. Le finestre inferiori di forma quadrata simboleggino i dottori della Chiesa, i quali illustrano le virtù. Le finestre alte, invece, sono rotonde perché devono essere perfette e servire Dio per tutta l’eternità, poiché Egli è il principio e la fine”. Così doveva essere e così lo vedranno per il futuro a”servire Dio per tutta l’eternità”……ahhahahaahah!!!!…:)

          • Ily

            Ma nessun cenno agli intonaci bianchi…

          • move49

            Gli intonaci bianchi sono bianchi perchè la calce è e sarà sempre bianca come scriveva Vitruvio, nella sua opera De architectura ne descrive la produzione a partire da pietre bianche, cotte in forni (le calcare) L’intonaco non è altro che malta di calce e sabbia che è bianco e Pierre de Roissy voleva nell’epoca della sua costruzione che la luce si trasmettesse nella chiesa attraversando le vetrate il cui colore è addirittura unico e chiamato da allora blu di chartres e dove poteva essere trasmesso al meglio se non nel bianco? Infatti, tra la luce sulle pareti prima e dopo il restauro, le parole raccontano esattamente quello che il restauro ha compiutamente restituito la magnificenza di dio nella luce azzurra che lo sporco aveva oscurato da secoli tradendo la volontà dei costruttori e dei fadeli che l’avevano voluta.

          • Ily

            Sicuramente la CALCE AEREA è bianca (quella idraulica naturale invece no, dipende appunto dal colore della calce), ma gli intonaci possono essere di vari colori: GRIGI se la sabbia è silicea, GIALLASTRI se l’inerte è sabbia di arenaria o addirittura arenaria polverizzata, ROSA per una malta di cocciopesto (come gli intonaci tradizionali di Venezia); GRIGIO SCURO, NERO O MARRONE ROSSICCIO per un intonaco di pozzolana. E comunque gli intonaci davvero BIANCHI sono molto rari, perché era necessario usare polvere di marmo o calcare come inerte. Il colore bianco – che era il colore più economico – veniva generalmente ottenuto con semplici scialbature di latte di calce. Comunque vorrei sapere come è stata ricostruita questa sua interpretazione.

          • move49

            Se volevano che l’azzurro della luce attraverso le vetrate blu di chartres fosse il più celeste possibile all’interno della chiesa di che colore doveva essere l’intonaco? Bianco perchè era lo stesso che veniva usato per gli affreschi (sabbia di fiume fine, polvere di marmo, o pozzolana setacciata, calce ed acqua). Questo è quello che certamente i restauratori hanno trovato e ricostruito a Chartres ed era l’intonaco migliore per durare nel tempo esaltando la luce di riflesso. Questa è la mia opinione e la difesa dello sporco secolare è per me il massimo dell’asineria del restauro nella fattispecie.

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  • Ombretta

    Sono stata a Chartres nel 2010, sono rimasta senza parole. Era in pieno restauro. I costoloni e i mattoni sono letteralmente VERNICIATI di bianco. Ho addirittura le foto delle sbavature di vernice. Intendo dire che i mattoni hanno le fughe disegnate di bianco, sono veramente come ridisegnati. Qualcosa di raccapricciante. Una cattedrale stupenda che nelle parti restaurate sembrava una torta o una chiesa neogotica di scarsa qualità. Venivo da un lungo giro in Francia, avevo visto moltissime cattedrali meravigliose, ero così felice di vedere finalmente Chartres e invece mi è rimasto solo il ricordo di un attacco di rabbia impotente.

    • move49

      La calce che è nei secoli bianca , i mattoni e la pietra erano i materiali originali quindi il restauro non ha fatto che riportare la cattedrale allo stato originale come doveva essere apparsa ai contemporanei togliendo le fessurazioni e le schifezze accumulate nei secoli che la deturpavano. Meravigliarsi del bianco degl’intonaci di calce è veramente da sciocchi in un ambiente in cui la luce è filtrata dai vetri colorati delle immense finestre. Qualsiasi altro colore compreso lo sporco secolare sarebbe stato idiota mantenerlo corrompendo le rifrazioni cromatiche restituite finalmente in tutto il loro splendore originale.

      • a.g.

        fermati un attimo …e accendi il cervello……se………..

      • elisabetta

        I restauri seri non prevedono mai una ricostruzione totale e quindi un ripristino di un originale che, soprattutto nelle architetture, non tiene conto della stratificazione storica che ci dice sempre motlissimo di un edificio. Anche nei dipinti il restauro non va mai a rimettere quanto perduto, anzi marca sempre la differenza tra quanto semplicemente pulito e consolidato e quanto invece reintegrato. Inoltre se è veramente da sciocchi stupirsi per il bianco degli intonaci che non risultavano così splendenti visto che la luce era filtrata da vetri colorati e da torce, non è ancor più da sciocchi allora consentire l’illuminazione elettrica?

        • move49

          Il restauro serio pulisce e ovviamente dove non c’è niente da pulire ripristina semplicemente e così è stato per la calce. Questo ha permesso dopo secoli di ripristinare l’aspetto originale dell’interno della cattedrale con la luce che finalmento tornava a colorare le volte e i costoloni e le pareti come era stata voluta per mezzo delle altissime vetrate decorate. Nessuno per secoli aveva potuto ammirare questa meraviglia perchè il fumo delle torce e le schifezze accumulate nei secoli impedivano alla luce di riflettersi sulle pareti e l’interno era diventato di uno spettrale grigiastro indefinibile confuso dall’ignoranza con la nobiltà del tempo di un vecchio sporco orinale….hahahaha!!..:). Anche la Gioconda dipinta su una lastrina di pioppo è stata rifatta parzialmente dove è stata danneggiata essendo stata addirittura colpita da una pietra e i restauri hanno avuto lo scopo di recuperare l’originale senza distinguersi. A Pompei la villa dei misteri celebre per gli affreschi che splendono per la loro raffinata lucentezza delle superfici sono frutto di un restauro ottocentesco che li ha ricoperti con una vernice a base di cera del tutto ignota ai contemporanei ( di cui ti posso dare la ricetta se vuoi)…..:) Quindi stai scrivendo di cose che non conosci o conosci parzialmente, lascia perdere …:)

          • elisabetta

            Se avessi bisogno di ricette di vernici ottocentesche posso chiedere senza problemi a gente indiscutibilmente più qualificata di lei. Quando penso a un restauro serio di affreschi penso a quelli della Villa della Farnesina conservati a Palazzo Massimo. La sua arroganza è pari alla sua stupida maleducazione. Rida meno e impari a pensare di più che nel suo caso ben funziona il detto “il riso abbonda sulla bocca degli stolti” e non di chi si diverte, perché secondo me lei prendendosi così sul serio si diverte davvero poco.

          • move49

            Vede lei è scioccamente saccente e credo che del riso sappia ciò che i professori le ripetevano di infantile al ginnasio per impedirle di distrarsi ma ignori completamente il detto :” Qui scit risus est dominus mundi” che come ben sa è fedelmente seguito dalla politica italiana visto il successo del comico e del barzellettiere. Io rido per devozione amicale, credo di doverlo ai miei interlocutori con cui sono prontissimo a battagliare ferocemente ma di cui non ho niente da rimproverare e anzi mi ritengo loro debitore per il divertimento e il loro tempo dedicatomi inopinatamente….ahhahahah!!..:) Comunque io so fare quello che lei restaura così bene dall’affresco all’olio all’encausto ecc.. e l’ho insegnato per anni. Quanto al pensiero ho insegnato anche quello per anni lo chiamavano “Educazione visiva” quindi so perfettamente discernere un’opera d’arte ho avuto maestri come Eco e Russoli e altri di cui è inutile ricordare…..ahhahahaha!!!…:) E li sa betta…hahahahah!!!..:)

          • Ily

            Il problema è che nessuno ha mai visto lo stato “originale” della cattedrale di Chartres, che poi non è mai stata finita visto che una delle guglie è stata finita nel XVI secolo.

        • move49

          https://uploads.disquscdn.com/images/6cddef72400beea813fb51a9b41526637a809e3eef80f91a61243e5eb3a9a3d2.jpg
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          Se guardi l’immagine vedi come l’azzurro della luce delle vetrate dipinge il bianco della calce ed è esattamente l’effetto che viene descritto con queste parole. All’inizio del XIII secolo Pierre de Roissy, il cancelliere della cattedrale, scrive:”Le vetrate che si trovano nella chiesa impediscono al vento e alla pioggia di passare, ma trasmettono anche la luce del Sole. E simboleggiano la Sacra Scrittura, che respinge quanto è nocivo, ma nello stesso tempo ci illumina. Queste vetrate sono grandi all’esterno e ridotte all’interno perché il significato spirituale è più facile da percepire […]. Le finestre inferiori di forma quadrata simboleggino i dottori della Chiesa, i quali illustrano le virtù. Le finestre alte, invece, sono rotonde perché devono essere perfette e servire Dio per tutta l’eternità, poiché Egli è il principio e la fine”. Dove c’è il restauro e il ripristino dell’originale si capisce cosa intendeva il cancelliere per lo scopo delle vetrate. Dove tutto è rimasto uguale la luce non c’è lo sporco assorbe la luce e l’intenzione dell’ingresso di Dio nella sua casa attraverso i colori delle vetrate e dell’azzurro unico chiamato blu di Chartres non c’è e si fatica a distinguere la luce nell’altezza delle volte. Quindi il restauro ha dato ai francesi e al mondo la meraviglia pensata otto secoli fa in tutto il suo spendore….:)

        • Ily

          Novantadue minuti di applausi :-)

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  • and76

    Una grande tristezza, come l’ultimo intervento sulla Pietà Rondanini qui a Milan.
    Come direbbe il non dimenticato James Beck, lavato con lo Spic&Span.

    • Antonio Sansonetti

      La pietà Rondanini appare molto chiara in seguito alla pulitura perché è stato rimosso uno strato del tutto incongruo applicato da Giacomo Manzù al momento dell’acquisto della scultura da parte del Comune di Milano, con L’intento di antichizzare la superficie. Inoltre essendo composto da gesso, lo strato risultava non idoneo per la buona conservazione dell’opera. Per quello è stato rimosso.

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  • RobertoCB

    Sono sconvolto dalla totale ignoranza purtroppo generalizzata a molti paesi europei, che non hanno la minima idea dei concetti di Conservazione e di Falso storico. Belgio o Germania non sono da meno. Danno il bianco ai loro patrimoni dell’umanità con una disinvoltura disarmante. Davvero impressionante vedere le prove colore di svariate tinte di panna direttamente su un intonaco antico centinaia di anni (a Bruges).
    L’Italia, nonostante tutti i suoi problemi e sprechi, è all’avanguardia per le tecniche di restauro conservativo. Peccato che un turista ignorante non potrà fare a meno di affermare “Non sembra restaurato, è ancora sbiadito…” forse dirà addirittura che sembra vecchio…. Per la finzione esiste appunto Disneyland, la storia è un’altra cosa. Viva, nonostante tutto.

    • Ily
    • move49

      Divertente solo che la cattedrale chi l’ha voluta e l’ha edificata rivedendola dopo secoli inorridirebbe vedondola così malridotta e sconciata come la vorreste e vi crederebbe dei pazzi da manicomio e se potesse la rifarebbe esattamente come l’aveva voluta pulita nuova e immacolata come immaginava sarebbe rimasta nei secoli con il rispetto dei suoi discendenti che invece adorano le porcherie e le schifezze che l’hanno deturpata per secoli per una sorta di coprofilia metartistica….ahhahahhaah!!!…:)

  • Ily

    Un ottimo esempio di quello che in un restauro architettonico NON deve essere fatto.

    • Duccio

      Da puro ignorante devo dire che l’effetto bianco su bianco mi ha scioccato. Ho visito Chartres prima del restauro per fortuna…
      Chiedo a chi sarà sicuramente più esperto: ma ci sono state reazioni in Francia? Tutti contenti?

      • Antonio Sansonetti

        In Francia ci sono state molte reazioni difficili da riassumere in questa sede. Le reazioni hanno riguardato soprattutto le superfici esterne al punto che uno dei due portali laterali è stato lasciato pulito solo in parte, con i tasselli di pulitura bene in vista, in attesa di risolvere i problemi tecnici

  • Ily

    Il restauro della Cappella Sistina secondo me (parlo da architetta restauratrice) è legittimo, perché in quel caso abbiamo un’opera con una precisa datazione e derivante da un progetto preciso. Quindi in quel caso secondo me il restauro di “rimessa in pristino” è ammissibile perché recupera il preciso valore formale dell’opera (cioè come il progettista – in questo caso Michelangelo – voleva che l’opera apparisse). Esattamente come a mio parere è ammissibile ad esempio la reintegrazione delle lacune di un affresco, se non arbitraria e fatta con certi criteri (rendere riconoscibili le lacune almeno agli addetti ai lavori). E anche le stesse vetrate della Cattedrale di Chartres possono essere restaurate con questi criteri. Ma si tratta di opere bidimensionali, e non di interi edifici. Infatti nel caso dell’intera Cattedrale di Chartres abbiamo un edificio estremamente complesso e articolato, con testimonianze storiche importantissime (il pavimento originale con labirinto, unico esemplare ancora esistente) e circa otto secoli di modifiche, rifacimenti e manutenzioni. Inoltre, la cattedrale di Chartres non è stata “progettata” nel senso moderno del termine, quindi di fatto è assurda la pretesa di ristabilire una unitarietà progettuale che non è mai esistita. Inoltre, non esiste un aspetto “originale” della cattedrale di Chartres, perché le cattedrali gotiche venivano modificate di continuo fin dalla posa della prima pietra. Quindi il “restauro” compiuto è 1) aberrante; 2) falso come una moneta da tre euro; 3) in ritardo di almeno un secolo (questi restauri – inventati dall’architetto francese Viollet Le Duc e già a suo tempo contestatissimi dallo scrittore e critico d’arte John Ruskin – erano diffusissimi fino ai primi del Novecento: ad esempio la Bologna “medievale” è stata accuratamente falsificata dall’architetto Rubbiani); 4) in contrasto con le più elementari e aggiornate teorie e pratiche del restauro architettonico. Come si sia potuto permettere questo su uno dei maggiori capolavori dell’architettura mondiale per me resterà sempre un mistero.

    • Maruzza

      Gentilissima architetto restauratrice, lei parla con fierezza della legittimità della “rimessa in pristino” (che curiosa scelta di lessico) se supportata da fonti certe (addirittura il progetto!) e porta poi una distinzione fondamentale tra il restauro di “interi edifici” e quello di superfici. Come se la decorazione, la finitura superficiale, non sia parte dell’architettura. Intendeva, forse, distinguere più propriamente l’elemento strutturale da quello “corticale”, ne sono certa.
      L’arbitrarietà dell’integrazione è nell’atto del progettarla ed eseguirla. Insieme alla “rimessa in pristino” è il tentativo di imporre la volontà dell’oggi a un oggetto che non sta facendo altro che invecchiando, un oggetto che è nato ieri, di cui noi oggi fruiamo e che abbiamo il dovere morale di trasmettere al futuro come ci è stato consegnato, semmai aiutandolo con mirati e silenziosi interventi di consolidamento (e sì, anche le superfici si possono consolidare), aggiungendo alla sua realtà un segno chiaramente a noi contemporaneo.

      L’integrazione è il primo passo verso la Disneyland di cui abbiamo orrore perché alleva il gusto del fruitore alla relazione completo=bello. Sarebbe meglio, piuttosto, se imparassimo a considerare bello quel che è corretto.

      • Ily

        Gentilissima Maruzza, condivido solo in parte la sua risposta, su altri punti invece mi sento di dissentire. Infatti:
        1) A volte la differenza tra “struttura” e “superficie” semplicemente non esiste: l’edilizia storica ad esempio è piena di solai decorati, in cui l’elemento decorativo (ad esempio una mensola scolpita o una trave dipinta) ha anche una funzione strutturale sua propria.
        Inoltre il livello di complessità di un qualsiasi edificio (anche il più semplice dei fienili) è infinitamente superiore a quello di una singola opera o componente di edificio (ad esempio una vetrata o strato di intonaco, anche se affrescato da Michelangelo). Di fatto, il restauro di un dipinto murale tocca molti meno aspetti del restauro di un edificio: infatti, la conservazione delle superfici decorate di un edificio è solo UNO degli aspetti di un restauro architettonico: ad esempio, restaurando una facciata affrescata io dovrò curare anche l’illuminazione, l’integrazione con gli impianti (ad esempio l’illuminazione pubblica), la funzionalità della copertura (tegole e grondaie), lo stato di conservazione degli infissi, l’eventuale presenza di umidità di risalita capillare, eccetera eccetera.
        2) Qualsiasi intervento di restauro prevede delle aggiunte, la conservazione pura e semplice è semplicemente impossibile: anche la Cattedrale di Chartres, essendo un edificio ancora perfettamente in uso, ha bisogno di essere “aggiornato” dal punto di vista tecnologico (pensi solo all’impianto elettrico, ad esempio). E’ la regola base della conservazione di un edificio storico: per mantenere vivo, e quindi in uso, e quindi vivo, un edificio (o anche un’intera città, pensiamo ad esempio a Venezia) è necessario che quell’edificio si adatti – almeno entro certi limiti – ai nostri modi di vita. Perfino un’area archeologica come Pompei, per essere fruibile dai visitatori, deve essere dotata di impianti, passaggi per handicappati, sistemi (moderni) di scolo delle acque piovane, eccetera. L’alternativa è l’oblio alla Ruskin.
        3) Il restauro è sempre un atto ARBITRARIO, nel senso che non esistono regole preconfezionate e valide per ogni intervento: sono quindi fondamentali la competenza e la sensibilità del restauratore. Anche le regole che si seguono (cioè le teorie del restauro architettonico) sono regole SOGGETTIVE, perché ciascuno studioso applica le proprie regole, o aderisce alla teoria che gli sembra più valida.
        4) L’integrazione di parti a volte è INDISPENSABILE per mantenere in efficienza un edificio (in poche parole, per evitare che durante la messa caschi un calcinaccio in testa al vescovo di Chartres). Pensi ad esempio a una volta in cui mancano dei conci, o a un solaio di legno con una trave ammalorata e da sostituire, o semplicemente a una finestra con vetri piombati in cui alcune lastrine di vetro sono rotte o mancanti. Più complesso il discorso per le lacune pittoriche, ma a mio parere in linea generale è preferibile favorire la leggibilità di un dipinto, e comunque, le lacune andranno in ogni caso trattate per essere “invisibili”: quante volte, vedendo un affresco mutilo, la prima cosa che si nota sono proprio le lacune?
        5) A volte la “falsificazione” appare indispensabile, sia per conservare un edificio, sia per favorirne la comprensione: al riguardo, la rimando al successivo punto 6).

        • Ily

          6) Come già dicevo, le teorie del restauro sono quanto di più arbitrario esista, e certe teorie molto in voga decenni or sono hanno prodotto danni incalcolabili perché elaborate da critici d’arte, e non da architetti (abituati a confrontarsi con la materialità e il funzionamento di un edificio tutti i giorni). Prendiamo ad esempio Pompei: quasi tutti i tetti che noi vediamo oggi sono ovviamente “falsi”, cioè ricostruiti. In alcuni periodi della storia degli scavi, proprio per evitare “falsi storici” si decise di non ricostruire i tetti delle domus scavate, causando nel giro di pochi decenni la perdita irrimediabile (o il forte degrado) di interi apparati decorativi perfettamente conservati al momento degli scavi. In altri casi, in accordo con le teorie del restauro allora più diffuse, si decide di ricostruire il tetto con materiali diversi dagli originali (cemento armato anziché legno) per favorire la riconoscibilità dell’intervento moderno: il problema è che il cemento armato esposto agli agenti atmosferici (i tetti romani non avevano grondaie) si degrada molto in fretta, e inoltre il cemento contiene sali solubili, che danneggiano le superfici affrescate con dannosissime efflorescenze, e infine il cemento armato pesa molto più del legno, e quindi queste travi hanno gravemente lesionato le murature e le colonne su cui poggiano, ovviamente studiate per un tetto in legno. Quindi, anche in questo secondo caso l’intervento (da punto di vista delle teorie del restauro assolutamente ineccepibili) dal punto di vista pratico si è rivelato fallimentare.

          • Ily

            Aggiungo anche – visto che si parla di consolidamento – che dal punto di vista della “conservazione” e della “falsificazione” a volte è molto meglio ricostruire tale e quale una volta di pietra pericolante e irrecuperabile, piuttosto che mantenerla in piedi a ogni costo ma stravolgendone completamente il funzionamento. A mio parere è infatti molto più “finto” (oltre che dannoso per il funzionamento statico e sismico dell’edificio) costruire una nuova volta in c.a. a cui appendere quella vecchia irrecuperabile, piuttosto che ricostruirla tale e quale ex novo. Stessa cosa per un solaio in legno non decorato: piuttosto che costruirci sopra un nuovo solaio (intervento irreversibile e molto invasivo per le murature), a mio parere è decisamente preferibile rifarlo nuovo, magari usando legno ben tagliato per rendere riconoscibile l’intervento agli occhi dei più esperti.

          • Ily

            E’ molto pericoloso inserire un “segno contemporaneo” in un edificio storico: ad esempio il cemento è assolutamente da bandire, perché incompatibile con le malte di calce aerea; e integrare un solaio in legno – magari decorato – con un bel profilato HE di produzione industriale a mio parere è un atto insensato, perché altamente antiestetico. Anche le tecniche di consolidamento vanno accuratamente valutate caso per caso, perché non devono alterare il funzionamento strutturale di un edificio (ad esempio mai sostituire un tetto in legno con un bel solettone in c.a. – si lesiona l’intero edificio fino alle fondamenta, e mai appendere una volta a delle travi predisposte allo scopo: è un intervento irreversibile, invasivo e dannoso per l’equilibrio strutturale dell’edificio).

          • Ily

            Infine vorrei precisare che – come avrà immaginato leggendo la mia lunghissima risposta – nel restauro è molto difficile stabilire a priori cosa è “corretto”. Generalmente si considera “corretto” un intervento: a) reversibile; b) eseguito con materiali e tecniche compatibili con quelle delle parti originarie; c) minimo (cioè il meno invasivo possibili, anche dal punto di vista estetico). Il dibattito sull’integrazione delle lacune rientra decisamente nel punto c), e di sicuro quello sulla Cattedrale di Chartres non lo rispetta.

          • move49

            La cattedrale è stata costruita con mattoni, pietre e intonaco di calce ovviamente bianca. Le vetrate amplissime e decorate sono state fatte per portare la luce naturale all’interno e con essa i colori che si riflettevano sul bianco e sui mattoni delle volte e dei costoloni rendendo le volte azzurre come cieli nella tradizione ormai secolare anche a i tempi della sua costruzione . Il restauro ha ripristinato il gioco della riflessione e del rimando della luce colorata sulle superfici che da secoli nessuno aveva mai potuto vedere. Questo è un fatto assolutamente incontrovertibile che mai nessun restauro avrebbe potuto ripristinare altrimenti che così, ripristinando la calce esattamente com’era in origine. Dunque è solo ignoranza la pretesa critica di quanto fatto, perchè le vetrate in se avevano lo scopo fondamentale di fare esattamente quello che il restauro ha consentito.

          • Ily

            NESSUNO di noi c’era nel XIII secolo per vedere come appariva la cattedrale di Chartres appena finita. Chi ci garantisce che l’interno in origine non fosse affrescato, cosa per altro estremamente comune nelle chiese gotiche (basta andare nella basilica superiore di San Francesco ad Assisi per rendersene conto)? Hanno fatto dei saggi stratigrafici? E se si, come hanno fatto a datare esattamente la supposta scialbatura originale bianca? E’ vero che la calce si può, in certe condizioni, datare con carbonio 14, ma è il nostro caso? E poi, perché non rispettare i segni del tempo trascorso? Perché non rifare il labirinto, visto che il pavimento è – o almeno era nel 2005 quando l’ho vista io – molto rovinato? Ma il labitinto di Chartres è rovinato da secoli di fedeli che lo hanno percorso in ginocchio, rifarlo uguale ma nuovo sarebbe rifare un bel pavimento di marmo e nulla più.

          • move49

            Se fosse stata affrescata l’avrebbero saputo e se l’hanno fatta bianca è perchè era bianca, non è che per forza chi non sei tu è sempre scemo, devi anche fidarti….hahahahah!!!…:) Che interesse potevano avere i francesi a deturpare uno di monumenti più conosciuti di Francia??? Se vai in S. Pietro puoi dire che ci sono i segni del tempo? Sono passati quasi 500 anni e tutto è lucido e splendente come se fosse stato fatto ieri perchè tutto è stato pulito, lucidato, restaurato di giorno in giorno perchè tutto fosse sempre eternamente splendido. Puoi sensatamente chiedere di smettere di pulire e lasciare che lo sporco si depositi anno dopo anno e i pavimenti si rovinino e gli stucchi di decompongano per vedere l’effetto che fa coprofilologicamente???…..ahhahahahha!!!…:)

      • a.g.

        ha scritto AGGINGENDO UN SEGNO CHIARAMENTE A NOI CONTEMPORANEO……perche??????????????????????????????????????

  • Personalmente penso che questo genere di restauri non siano solo frutto di superficialità o ignoranza, ma di deliberata volontà come i restauri compiuti da Viollet Le Duc nel XIX secolo, d’altronde non è forse la Francia il luogo, più che altrove, dove si sono spesso anteposte e si antepongono linee di pensiero razionale-illuminista da una parte a linee di pensiero ermetico-spiritualista dall’altra ?. In considerazione di questo prendere di mira un tempio come quello di Chartres come di altri in passato nel territorio francese, tra cui Notre Dame, che non sono solo i templi della cristianità ma anche templi pagani, sono condensati di un sapere arcaico, di un sapere e di una conoscenza “dell’arte costruttoria” tramandato lungo i millenni, sono condensati di un sapere ermetico, insomma dei veri e propri libri di pietra .

    • errata corrige :…in considerazione di questo non è un caso prendere di mira un tempio come quello di Chartres…………

  • Antonio Sansonetti

    Il restauro di Chartres è uno scempio. Ho visitato la Cattedrale un paio di inverni fa ed era ancora in parte presente il ponteggio. Il confronto tra le parti finite e quelle ancora da iniziare era stridente. Il pessimo rifacimento delle tinteggiature, riproduce una muratura con blocchi regolari fatta con il righello. Credo che gli intonaci esistenti siano stati lasciati al di sotto della tinteggiatura. Quello che mi ha colpito negativamente si vede in parte in una delle foto a corredo dell’articolo. Le chiavi di volta, scolpite con mezze figure umane, sono state orribilmente ridipinte con strati pittorici di una violenza visiva inimmaginabile, degni appunti di una attrazione di Gardaland. Le dorature spiccavano da lontano. Rifacimento totale e violento. Ma quel che è peggio è che non erano state ridipinte tutte ma solo alcune, in modo da risultare un patchwork incomprensibile. Purtroppo la tradizione francese è questa e la Grandeur va farsi benedire in questi casi. L’anno scorso erano in corso i restauri delle vetrate della Saint Chapelle. Dureranno credo ancora a lungo. Le parti in muratura della Cappella versano in condizioni pietose, e il pasticcio tra rifacimenti e lacune sembra irrisolvibile.
    PS Il restauro della Sistina è al contrario un restauro esemplare e non può in alcun modo essere messo sullo stesso piano di questi

    • Ily

      Questo è un tipico esempio di intervento errato, non per la presenza di reintegrazioni (il pavimento con il mio adorato labirintone ha sicuramente bisogno di integrazioni, semplicemente per non fare inciampare la gente) e l’esecuzione di puliture, ma per come queste sono state eseguite.

  • Adua

    Non è vero! Riguardo alla Cappella Sistina intendo. Anzitutto alcune parti sono state cancellate (per esempio ricordo un volto sullo sfondo che è letteralmente sparito). Se Michelangelo ce le ha messe, un motivo chiaramente c’era nella totalità e nell’equilibrio della composizione. Cancellarlo con una pulitura troppo potente è sicuramente sbagliato, crea degli squilibri che si percepiscono. Partiamo da un presupposto: Michelangelo è un grande, qualsiasi restauratore vicino a lui è un pidocchio. Chi può contraddirmi su questo? Nessuno:) Ciò esclude a priori qualsiasi intervento massiccio, che mette in evidenza l’abisso esistente tra le menti e la mano di chi interviene e di chi ha realizzato l’opera. Secondo me quindi di principio persino il tratteggio è sbagliato, sia chiaro. La nostra fantasia che ci sta a fare, se non a completare ciò che manca. Meglio i buchi casuali provocati dal tempo di una goffa ricostruzione che non regge il confronto. Volere ricostruire l’opera nella sua originalità a me fa ridere. Primo, perché nessuno può averla vista, e si basa solo su documentazioni scritte. Secondo, perché significa cancellare secoli e secoli di “storia degli effetti”. Il che secondo me è folle. L’opera come l’abbiamo conosciuta noi, su cui è stato scritto dagli storici dell’arte, non esiste più e non potrà più essere ricostruita. Una passata per farlo tornare come nuovo, ma vi rendete conto dell’assurdità???L’intervento doveva essere invisibile, quanto meno per evitare il ridicolo. Scandaloso che si sia trattato di una mera operazione commerciale, per cui la TV giapponese, che finanziava i lavori, ci ha messo becco, e il risultato finale è la Cappella Sistina Manga-version! Spero di essere stata chiara, perché per me vedere finalmente l’opera dal vero si è tradotto in un’immensa delusione, in cui ho percepito chiaramente con un brivido di puro orrore ciò che non c’entrava, la mano estranea. TUTTO FALSO, TUTTO SBAGLIATO! Se poi la cosa è stata pompata e pubblicizzata perché c’erano dei soldi in ballo, e quindi lo scandalo non è scoppiato come avrebbe dovuto, ciò non toglie l’immenso impoverimento per il patrimonio artistico italiano e mondiale di cui siamo rimasti vittime tutti, ci hanno defraudato. Altra cosa che è stata detta è che si tratta dell’originale, come è stato pensato da Michelangelo. Beh, è sorprendente il presunto genio dei restauratori che riescono a sapere esattamente cosa c’era nella sua testa, quando io dopo anni ancora non conosco me stessa. L’altro alibi per un lavoro demenziale e malfatto, da galera insomma, è stato che “siamo abituati” a vederlo “sbiadito”, da lì il malessere, che invece nasce solo dalla consapevolezza si trovarsi di fronte a un’opera di genio, sovra-umana, che è stata violentata da dei colossali incapaci. Le chiacchiere stanno a zero. Il prima e il dopo messi a confronto dicono già tutto. VERGOGNA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    P.S. e comunque la difesa di un intervento palesemente sbagliato non dovrebbe essere dettata dai propri interessi. Io non lo trovo affatto etico. Intendo dire che non si può dare la parola a quella manina inetta e incompetente che ha agito su altre opere del passato senza averne le capacità, provocando scempi analoghi. E tutto ciò mentre la coscienza dorme un sonno pesante.

    • move49

      Qualche lacuna nella critica c’è il restauro della Sistina ha comportato l’eliminazione di tutto quanto sovrapposto nei secoli al dipinto originale oltre alla sporcizia accumulatasi nei secoli. Quanto alla cattedrale fatta di calce naturalmente bianca, di mattoni del tutto originali e di poca pietra il restauro ha semplicemente rifatto ciò che era apparso ai contemporanei nella nuova cattedrale: calce, mattoni e pietre. Togliere le incrostazioni, le sporcizie e le fessurazioni di ogni tipo non è manomettere l’arte ma quanto l’ha alterata nei secoli. La Sistina era esattamente come dopo il restauro e la cattedrale era esattamente come dopo il restauro ne di più, ne di meno….ahahahaha!!..:)

      • Ily

        E perché il XIV secolo, e non il XIII (quando la cattedrale venne “completata”), o il XV? Quindi deduco che se nella cattedrale di Chartres c’è un altare barocco è del tutto lecito toglierlo perché è un’aggiunta…

        • move49

          Si parla di sporco e di aggiunte involontarie depositatesi nei secoli e non direi che l’altare barocco è un’aggiunta involontaria….ahhahahaah!!!…:) Non è una deduzioe ma una sciocchezza.

          • Ily

            Il problema è che gli intonaci bianchi non erano esistenti, magari sotto altri intonaci più recenti non di pregio. Il problema, e leggendo l’articolo si capisce bene, è che gli intonaci sono stati RIFATTI EX NOVO durante il restauro.

          • move49

            Gli intonaci bianchi erano una pratica abituale e gli affreschi presenti nella chiesa lo dimostrano perché si affrescava sul bianco. Il bianco era fondamentale per avere il massimo effetto dovuto alla luce delle vetrate che dovevano illuminare di celestiaco l’interno della chiesa. Chi li ha rifatti ha seguito esattamente l’intenzione dei costruttori e ha ridato ai visitatori l’esatta immagine della chiesa senza alterare in nulla e senza aggiungere nulla di più di quanto c’era.

  • move49

    Se l’intonaco rifatto è come il precedente di calce il bianco era il colore originale non dovrebbe essere verniciato per sembrare bianco. Lo stesso dicasi per le fughe tra i mattoni con malta di calce, bianca per natura. E’ vero che tutto sembra artefatto e ridicolmente nuovo ma ai contemporanei la cattedrale era apparsa esattamente così perchè il cemento non era ancora stato inventato e i mattoni e l’intonaco erano esattamente così. Tutti i depositi accumulati nei secoli non erano originali o pensati dai committenti e dai costruttori, quindi il privarsene non è uno sfregio artistico ma al contrario è manutenzione e ripristino dello stato originale.

    • Matteo

      Dio mio cosa hanno appena letto i miei occhi. I depositi accumulati negli anni non erano di certo pensati dai costruttori (ma và?) ma proprio per questo si tratta di avere un certo occhio di riguardo. Pure il Colosseo non era stato pensato com’è oggi ma mica andiamo a ripulirlo e lucidarlo per “portarlo agli antichi splendori” (cosa significa alla fine, chi lo sa). Un manufatto artistico, oltre alle sembianze originali, porta con sé i segni del tempo. È nostro dovere come architetti, restauratori, rispettare tali caratteristiche che influiscono e hanno lasciato un segno (buono o cattivo che sia) in quell’edificio. Non dobbiamo giudicare, semplicemente rispettare la storia che un manufatto o un edificio si portano dietro. A questo si aggiunge che l’intervento in questione, completamente arrogante e prepotente rispetto alla storia di questo edificio, si contrappone in modo netto al resto non intaccato dal restauro, causando un contrasto a dir poco vomitevole e privo di senso.

      • move49

        Come certamente sai la pietra del Colosseo è stata interamente ripulita togliendo tutto lo smog e le polveri e gli scarabocchi accumulati nei secoli. All’interno della cattedrale e all’esterno è stato rifatto l’intonaco e ripulita la pietra e i mattoni esattamente come per il Colosseo solo che togliere lo smog dalla pietra è un conto, toglierlo da un intonaco secolare è totalmente differente ma ripeto la calce è la stessa quindi non si è tolto altro che le schifezze. Comunque vedere la luce colorata filtrata dalle vetrate sulle pareti bianche è ripristinare la visione dei committenti e dei costruttori, pretendere di avere la stessa luce sullo sporco accumulato nei secoli è demenziale semplicemente….ahahahaaah!!!…:)
        Se hai la pazienza di guardare il restauro all’interno vedrai che dove è stato fatto le volte e le lesene diventano azzurre e splendenti mentre dove non è stato fatto tutto resta grigiastro e opaco come tu preferisci e vorresti, evidentemente contro le intenzioni degli autori dell’epoca perchè io credo che il fine delle vetrate colorate era quello di ricreare ( come in moltissime architetture ecclesiali precedenti e seguenti) il cielo con l’uso della luce. Lo sguardo dei fedeli doveva essere rivolto all’alto e all’azzurro del cielo che la luce ricreava nelle volte e nelle pareti. “Filologicamente” è irreprensibile come restauro.

        • a.g.

          ti commenti da sola/o con quel AHAHAHAHHHAHHA..NON C’É BISOGNO DI ALTRE SPIEGAZIONI

        • Ily

          Gli “scarabocchi” accumulati nei secoli da un monumento NON VANNO TOCCATI IN QUANTO TESTIMONIANZA PREZIOSISSIMA DELLA STORIA DEL MONUMENTO – Matteo io mi occupo di restauro architettonico e sono al 100% d’accordo con te!
          Io proporrei anche di sostituire le vetrate con altre nuove, visto che sicuramente in otto secoli la trasparenza si è offuscata e quindi non è la luce originale! :D

  • Pingback: Le vetrate artistiche di Chartres e il restauro lapideo | La Vetrata Artistica()

  • Massimo G A Pani

    stanno facendo peggio dell’isis.

  • Francesco Sforza

    La questione è un’altra. Com’era lasciava aperto il sogno dei secoli luminosi quando la Controriforma con i suoi orrori non c’era ancora stata. Così non significa più niente. Manco il cinema. Manco le cartoline. Quelli che effettuano questo restauro non credono in nulla, non si sporcano le mani, non sono maestri costruttori, non hanno sogni, se non quello di far crescere il fatturato turistico. Scialacquano il patrimonio comune come inseguiti da cagne fameliche. Un suicidio.

    Io fui della città che nel Battista
    mutò il primo padrone ond’ei per questo
    sempre con l’arte sua la farà trista
    e se non fosse che in sul passo d’Arno
    rimane ancor di lui alcuna vista
    quei cittadini che poi la rifondano
    sovra il cener che d’Attila rimase
    avrebber fatto lavorare indarno
    io fei gibetto a me delle mie case

    • a.g.

      ti ringrazio di avere cosí bene interpretato il mio sentire…speriamo che questi novi attila comprendano…

  • Alessio Galbiati

    Orson Welles parla della cattedrale di Chartres. Il film si intitola F for Fake. Quanto mai attuale.
    https://www.youtube.com/watch?v=ksmjh8LL2zA