Quale America rappresenta il Crystal Bridges Museum?

Gita domenicale nel profondo Arkansas. Dove la figlia di Sam Walton, ovvero il fondatore di Walmart, ha fatto progettare e soprattutto ha riempito di opere un nuovo museo. Polemiche a non finire, ovviamente. Ma a ben guardare, il fil rouge della collezione è tutt’altro che banale. Parola di Thomas Haskell Simpson, professore universitario che insegna nell’Illinois.

Andy Warhol - Dolly Parton - 1985

Brava acquerellista dilettante, Alice Walton di Bentonville, Arkansas, è la terza donna più ricca del mondo. Figlia di Sam Walton, fondatore della catena globale di ipermercati Walmart, Alice ha cominciato presto ad acquistare opere d’arte, ma solo con il nuovo millennio ha deciso di realizzare nel paese natale, lontano dalle rotte turistiche, un museo di livello internazionale dedicato all’arte americana.
La magnifica struttura, otto padiglioni ovoidali posizionati lungo il corso di un ruscello in fondo a un declivio densamente alberato, è stato disegnato da Moshe Safdie, creatore dello Skirball Center di Los Angeles. Il modo migliore per entrare nel museo è a piedi, direttamente dal centro del paese: una passeggiata di 10 minuti lungo un sentiero nel bosco che segue il corso del ruscello. Intravisti a distanza attraverso la fitta vegetazione, i padiglioni a prima vista sembrano funghi.
Con più di 15mila mq di spazio espositivo su lunghe pareti curvilinee aperte alla luce attraverso alte finestre che danno sul bosco, il museo, aperto dalla fine del 2011, ha già cominciato a trasformare non solo il paese, ma l’intero ambiente museale americano. In una sola asta a New York nel 2004, Alice ha speso più di 25 milioni di dollari, mandando offerte via telefono mentre cavalcava nel Texas. L’anno dopo, quando ha comprato per 35 milioni di dollari dalla Biblioteca Pubblica di New York il paesaggio icona Kindred Spirits di Asher B. Durand (1849), alcuni critici hanno accusato Alice di aver condotto la stessa strategia che l’azienda di suo padre ha usato per rovinare migliaia di piccoli commercianti.

Crystal Bridges Museum – Bentonville, Arkansas

Per il pubblico dell’arte, però, Alice Walton non ha fatto altro che spostare Kindred Spirits e più di 400 altre opere dall’East Coast (New York, Boston, Washington ecc.) rendendole fruibili al cuore profondo dell’America. La zona delle montagne basse degli Ozarks in Arkansas (lo Stato in cui è nato Bill Clinton) è una specie di chiave di volta fra il Midwest, il Sud e l’Ovest. Non è da trascurare il fatto che, mentre lo spettatore deve pagare oltre 20 dollari per entrare nei grandi musei delle capitali, a Bentonville la visita è gratis, grazie a un sovvenzionamento perpetuo proprio del Walmart. Viste nel nuovo contesto, anche le opere più note vengono percepite in una luce rinnovata, da una prospettiva che, se da un lato coniuga ambiente naturale e cultura regionale americana, dall’altra rende innegabile la fortissima influenza sull’intera area del marchio Walmart.
Qual è, quindi, l’America vista da Alice Walton e il suo museo? Nella disposizione cronologica dell’allestimento attuale, la prima cosa che salta agli occhi è la rappresentazione di donne franche e decise, di un tipo che si vorrebbe identificare come tipicamente – se non certo esclusivamente – americano. Già nella prima stanza si trovano i sei ritratti settecenteschi della famiglia Levy-Franks (attribuiti a Gerardus Duyckinck I) con le immagini della moglie Abigail e la figlia Richa (1735 ca.); la scultura Proserpina di Hiram Powers (1840 ca.); il ritratto di una bambina, Lady Mary Beauclerk di James Earl (1793-94); e quello, straordinario, di Mrs. Theodore Atkinson (John Singleton Copley, 1765).

Kerry James Marshall – Our Town – 1995

La tematica, d’altro canto, sembra quasi fare da filo conduttore all’intera collezione, dagli ottocenteschi Portrait of a Girl and Her Dog (1855-60) dell’autodidatta Susan Catherine Moore Waters e Woman in a Black Ruffled Dress (1835) di Ammi Phillips; ai più recenti Rosie the Riveter (1943) di Norman Rockwell e il Day Shift (1943) di Francis Criss, per giungere alla Dolly Parton (1985) di Andy Warhol, fino ai lavori di Joan Mitchell, Devorah Sperber e al grande dipinto di Kerry James Marshall, Our Town (1995).
Perfino nei ritratti maschili, le donne appaiono come figure decisive, ad esempio nell’atipico Robert Louis Stevenson and His Wife (1885) di John Singer Sargent e nel bellissimo ritratto (Charles Bird King, 1822) del sorridente capo indiano Ottoe Half-Chief, indicato sulla cornice del dipinto come “Husband of Eagle of Delight”: un uomo, insomma, rappresentato non per ciò che è, ma in funzione della propria consorte.

Thomas Haskell Simpson

CRYSTAL BRIDGES MUSEUM OF AMERICAN ART
600 Museum Way – Bentonville, Arkansas
+1 (0)479 4185700
crystalbridges.org

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Thomas Haskell Simpson
Thomas Simpson è Distinguished Senior Lecturer in Italian alla Northwestern University, presso Chicago, dove insegna lingua e letteratura italiana. Nel 2011 ha pubblicato Murder and Media in the New Rome (Palgrave Macmillan), un'analisi dell'Affare Fadda del 1878-1879, il primo 'circo mediatico' della giovane nazione italiana (cfr. a proposito il dipinto "In Corte D'Assise" di Francesco Netti, 1882, nella Pinacoteca Provinciale di Bari). Simpson ha tradotto in inglese testi teatrali di Marco Martinelli, Marco Baliani, Marco Paolini, Pasolini, Strehler, Pasolini, Edoardo De Filippo e altri.
  • Piccola nota: nei negozi wal mart lavorano prevalentemente neri: sottopagati
    E rigorosamente non sindacalizzati . Indicativo che la collezione per
    Lavarsi la coscienza ospiti un lavoro di marshall artista nero molto focalizzato
    Sulle problematiche razziali della cultura nera In particolare.
    Ahimé ma allora l’arte contemporanea anche radicale puo essere digerita
    E resa innoqua , un alibi i per il collezionista? Ovviamente non dico nulla
    Di nuovo e alcuni possono dire che senza grandi collezionisti non si
    Fa arte…

  • Thomas

    d’accordissimo, anche se non credo sia proprio vero statisticamente che a Walmart lavorano prevalentemente neri, se non si usa il termine nero per indicare i poveri e gli esclusi. Comunque queste contraddizioni radicali e radicate si respirano a polmoni pieni (si può dire?) a Bentonville, sarà interessante in questo riguardo vedere come i curatori gestiscono la collezione, se escluderanno gli artisti più controversi/trasgressivi, ecc. Allo stesso momento, non c’è chiesa romanica, gotica rinascimentale o barocca in Italia che non fu in qualche modo costruita per ‘lavarsi la coscienza’ delle famiglie dei commercianti e bancari che hanno commissionato le opere ai grandi artisti dell’epoca. No?

    • debuttante

      Caro Thomas negli USa tra i poveri e gli esclusi ci sono molti neri lo sapevi? e anche nelle carceri i neri sono i piu numerosi.
      Chi lavora nei wal mart non è escluso: è semplicemente sfruttato.
      L’esempio della storia dell’arte che va dal romanico al barocco mi sembra un pò liso e malamente anche da altri sfruttato: dovresti aggiornarti alla rivoluzione francese e alla rivoluzione russa per non dimenticare, almeno, il New Deal di Roosvelt per arrivare magari agli scomodi giorni nostri.
      Quanto al lavarsi la coscienza questi non si lavano proprio nulla dato che gli spiccioli in beneficenza dei filantropi americani sono lo specchietto per le allodole per tacere delle ignobili aliquote delle tasse di successione e dell’evasione fiscale legale tramite trasferimento dell’imponibile in paradisi fiscali.

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