È la stampa 3d, bellezza

Non abbiamo ancora capito come tele-trasportare gli oggetti, ma sappiamo molto bene come far viaggiare l’informazione. Perché allora non trasformare la materia in dati, in modo da poterli spedire via Internet e poi ri-materializzarli una volta arrivati a destinazione? Il futuro del download sono gli oggetti.

Makerbot - photo Medialab Prado

Il futuro si fa spesso attendere. Soprattutto quel genere di futuro che tanto ci affascina nei film e nei romanzi di fantascienza. Un domani fatto di mezzi di trasporto ultraveloci, viaggi nel tempo, oggetti dal design avveniristico, intelligenze artificiali evolute e interfacce appena visibili.
Di tanto in tanto, però, alcuni di questi oggetti diventano realtà, quando non fungono addirittura da fonte d’ispirazione per scienziati e progettisti (pensate al proliferare dei sistemi touch o a dispositivi come Kinect, che permettono di controllare i videogiochi senza joystick). E se per il teletrasporto sembra si debba pazientare ancora un po’, le sue veci potrebbero essere fatte già ora, almeno per quanto riguarda gli oggetti inanimati, dalla stampa 3D. Come scrive Anil Dash, tecnologo e imprenditore newyorchese, in un articolo che ipotizza le modalità di lancio sul mercato di questa tecnologia, “ogni stampante 3D dovrebbe integrare anche uno scanner 3D. In questo modo hai un device che ti permette di ricevere e inviare oggetti tridimensionali. Cioè un teleporter. So che gli appassionati di fantascienza mi farebbero notare che non è teletrasporto, perché sto clonando la forma di un oggetto piuttosto che spostarlo da un posto all’altro. Però la correttezza non tornerebbe così utile all’industria della stampa 3D quanto un concetto avveniristico in grado di entusiasmare le persone. Immaginate una pubblicità in tv che dice: ‘Se la macchinina di vostra figlia perde una ruota, potete chiedere alla sua amichetta di teleportarvene una di scorta’”.
Uno spot che pubblicizza il teletrasporto? Potrebbe succedere tra non molto, visto che le stampanti tridimensionali – capaci cioè di “scolpire” in maniera automatica gli oggetti – stanno ormai arrivando al mercato consumer. Certo, sono ancora un po’ costose (la versione piccola viene quasi 2mila dollari), il design e il funzionamento appaiono un tantino rudimentali e non si può stampare qualsiasi cosa. Nonostante questo, per chi ami fregiarsi dello status di early adopter e fare un po’ di prove generali di futuro sulla propria scrivania, è già possibile comprarle (la versione più gettonata è quella di Makerbot).

Teletrasporto

Ma non siamo soltanto noi a essere convinti che la materia comincerà a viaggiare quotidianamente sotto forma di “informazione” e che la stampa 3D sia il prossimo, naturale sviluppo della tecnologia domestica. Ci credono anche quelli di Pirate Bay, il più grande e famoso sito dedicato allo scambio di file, fondato dal noto gruppo di attivisti anti-copyright svedesi. Alla fine di gennaio, con un annuncio sul loro blog, hanno infatti lanciato un nuovo tipo di file, chiamato Physible, che una volta scaricato serve come guida per la replica di un oggetto tramite la stampa 3D.
Il primo “fisibile” rilasciato è stato un modellino di nave pirata, simbolo storico del sito: “Pensiamo che il prossimo step nel processo del copiare sarà quello dalla forma digitale alla forma fisica. Saranno gli oggetti fisici. O Physibles, come ci piace chiamarli. Oggetti fatti di informazione, che racchiudono la potenzialità di diventare materia. Pensiamo che gli scanner e le stampanti 3D siano soltanto il primo passo. Nel prossimo futuro sarete in grado di stampare parti di ricambio per la vostra automobile”. E se il file sharing ha messo in crisi l’industria musicale e cinematografica, scatenando una vera e propria guerra culturale, immaginate cosa potrebbe succedere se anche gli oggetti (vestiti, mobili, giocattoli) potessero essere “piratati”. Il copyright come lo conosciamo, nato non tanto per proteggere le idee quanto le loro incarnazioni fisiche e il loro sfruttamento commerciale, subirebbe un ennesimo colpo e il tradizionale concetto di proprietà intellettuale, già oggi profondamente in crisi, dovrà necessariamente capitolare in favore di nuove forme di tutela e modelli di business più attuali.

Meraviglie della stampa 3D

Vale la pena di chiudere rispolverando un’intervista fatta nel 2004 da John Brockman a Jordan B. Pollack e pubblicata nel saggio I nuovi umanisti, conversazione dai toni radicali e preveggenti: “Nell’era dell’informazione abbiamo bisogno di passare a una concezione più profonda di proprietà, intesa come un corpus di diritti. Il debutto del replicatore di Star Trek (di cui oggi possiamo vedere gli antenati nelle macchine per prototipi e nelle stampanti 3D) significherà che gli oggetti fisici potranno essere copiati, proprio come i libri, i CD e il software. Un giorno la Ford non sarà un’azienda automobilistica, ma una società di proprietà intellettuale che vi concederà in licenza un complesso progetto per la manipolazione della materia. Voi non possederete una T-Bird modello 2030: vi verrà solo concesso il diritto a mantenere degli atomi in quella configurazione per tre anni”.
Benvenuti nell’era delle idee.

Valentina Tanni

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #6

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.
  • hecco

    affascinante, questo tuttavia mi porta a dire che l’arte andrà sempre più verso una deriva di “saper-fare”-“artigianato”-“originarietà”, che si opporrà alla duplicazione degli oggetti. certo, perchè sarebbe molto banale pensare di poter spedire un file al collezionista, anzichè un’opera. ovviamente ci saranno connessioni. Ma già oggi molte idee di artisti di area berlinese, molto “negozio cinese”, scricchiolano.

  • Bell’articolo Valentina interessante e “stimolante”!
    @hecco … guarda che giá oggi molte opere d’arte in collezione sono “sostanziate” da un “file” nel suo supporto fisico (pensa anche solo ad i video, ad esempio)

  • sì, abbiamo visto le dimostrazioni di tutto questo al Fuori Salone scorso…
    ma io non ne ho capito né i vantaggi né il futuribile, giacché la materia con cui erano costruite le forme era sempre la stessa, cosa impossibile ovviamente in un oggetto meccanico e possibile con una scultura, con evidenti limitazioni di materia…
    interessante invece la dimostrazione di auto produzione e auto alimentazione energetica e materica nel deserto…

  • Ottimo articolo Valentina, perfettamente in linea con quello pubblicato dall’Economist un mese fa, volevo segnalarti se ti può interessare che Skemis sta sviluppando alcuni software per l’utilizzo di queste tecnologie in ambito artistico. In particolare insieme alla Fonderia Artistica Battaglia di Milano, sta nascendo un progetto per unire queste nuove tecnologie con la tradizionale fusione artistica a cera persa. Abbiamo realizzato un evento durante il salone del mobile del 2012 a Milano appunto per dimostrare come la filosofia del “making” può scrivere un nuovo capitolo nella storia del prezioso artigianato Italiano, che oggi attraversa un momento difficile, stretto tra la crisi e la concorrenza cinese low cost. Se ti servisse approfondire l’argomento, puoi andare sul sito http://www.skemis.com -> work -> 3d printing. Ti ringrazio Bernabò