Sputtanàti nel mondo. E ora, Ornaghi, dimettiti!

Il dietro le quinte delle storie tese che stanno alle spalle dell’annunciato processo di commissariamento del Maxxi fa paura. Notizie false diffuse da anonimi burocrati del ministero; un’istituzione culturale emblematica e cruciale messa alla berlina a livello internazionale; finanziamenti che si riducono del 75% in due anni; appetiti oscuri sulla gestione del museo. Una storia balcanica, anche peggio: una guerra civile tra istituzioni.

Lorenzo Ornaghi

Le notizie diramate ieri dalle prime concitate agenzie erano scorrette, false. E vedremo dopo quanto sarà grave che siano girate queste falsità. Occorre partire da questo. Non è vero, infatti – questo è emerso durante la conferenza stampa che la Fondazione Maxxi ha prontamente convocato dopo le indiscrezioni sull’avvio delle procedure di commissariamento – che il bilancio 2011 non è stato approvato dal CdA della Fondazione. “Il bilancio dello scorso anno ha chiuso effettivamente con un disavanzo di 700mila euro”, ci spiega Pio Baldi, “ma è una cifra che abbiamo facilmente coperto con gli utili degli scorsi anni e anzi abbiamo ancora della cassa per questo. Il cavillo”, continua il presidente della Fondazione Maxxi, “deriva dal fatto che, dopo aver avvertito più volte ministro e ministero, non siamo riusciti ad approvare il previsionale di bilancio per quest’anno, per il 2012. Perché? Perché per quest’anno il ministero ancora non ci riesce a dire quanto ci darà, e se non ci dice quanto abbiamo come facciamo a fare il bilancio?”. Ma proprio non c’era nessun feedback in questo senso? Davvero il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali non sa quanto metterà sul Maxxi, un suo museo, nel 2012? “Per ora quello che è certo è che ci daranno 2 milioni. Contro, ad esempio, i 7 milioni del 2010 decurtati a 4 milioni nel 2011. Una cifra che, se fosse realmente questa, ci porterebbe a non poter neppure accendere le luci del museo”.

Pio Baldi

Una procedura di commissariamento che, dunque, non avrebbe “nessun fondamento economico”, per dirla con Stefano Zecchi, altro componente del CdA della fondazione insieme a Baldi e a Roberto Grossi di Federculture (che ha chiaramente parlato di dimissioni del Consiglio). Un commissariamento indotto, imboccato dal ministero che non ha dato modo a una fondazione, di cui esso stesso è azionista unico, di chiudere il bilancio. E che poi l’ha messa sul banco degli imputati, proprio per non aver chiuso quel bilancio. Un cortocircuito, un teatro dell’assurdo, un tecnicismo, forse, che nel totale disinteresse del ministero sta in queste ore letteralmente sputtanando il sistema dell’arte italiano nel mondo.

Perché sta succedendo questo? C’è un ministero che ritiene possibile versare a un museo come il Maxxi solo 2 milioni di euro per l’anno in corso. C’è un Maxxi che, di conseguenza e come è ovvio che sia, non riesce ad avere previsione su come chiudere il prossimo esercizio. E c’è di nuovo un ministero che, in tutta risposta, invece di trovare le risorse necessarie a fornire un finanziamento per lo meno decente (i dati sugli altri musei competitor li potete vedere nel grafico), avvia le procedure di commissariamento provocando un danno d’immagine non ponderabile. Galleristi, artisti, critici e curatori che cercano di lavorare nel mondo dell’arte globale diventano da oggi degli zimbelli, solo per il fatto di avere le loro origini in un Paese in cui gli enti pubblici, di fatto, commissariano se stessi. E il danno d’immagine si riversa, poi, direttamente sul Maxxi. E qui è ancora Pio Baldi a parlare: “Sembra che ci accusino di non essere stati in grado di incorporare i privati nella Fondazione, ma con questa botta di immagine che ci danno ora si che sarà difficile interloquire con le aziende”.

In blu, la quota di finanziamento pubblico, in rosso quella dell'autofinanziamento della Fondazione Maxxi

Abbiamo sentito Pio Baldi, abbiamo sentito Stefano Zecchi, ci manca Roberto Grossi, capo di Federculture e terzo consigliere d’amministrazione della Fondazione Maxxi. E le dichiarazioni sono al fulmicotone. Durissime. “Si tratta di una operazione orchestrata dal ministero, da burocrati interni interessati al commissariamento. Abbiamo attuato in questi anni una gestione oculata, avevamo un avanzo di bilancio consistente che ci è servito per coprire la perdita del 2011, abbiamo contenuto i costi in maniera pazzesca. Questo ha dato fastidio a qualcuno: nella buona gestione non ci sono sprechi, non ci sono interessi, non ci sono ruberie. Forse questo non piace…”. Ma come mai il ministero si comporta in questo modo, qual è la chiave di lettura di una operazione simile? “Il guaio è che da anni non abbiamo ministri all’altezza. Ecco qual è la questione. Vogliono investire sul Maxxi 2 milioni di euro per il 2012. Una cifra impensabile: il prezzo di un appartamento in centro. Ormai in Italia quando si tratta di fare nuove opere e nuovi appalti, si pensi a Brera o a Pompei, i soldi del Cipe si trovano sempre, a decine di milioni, quando invece si tratta di investire sulla gestione diventano un problema anche poche centinaia di migliaia di euro. Negli ultimi mesi, dalla scorsa estate, abbiamo spedito quattro lettere, una peggio dell’altra”, continua Grossi, “due a Galan e due all’attuale ministro Lorenzo Ornaghi. Nessuna risposta mai, fino all’incontro del mese scorso con Ornaghi, Mario Resca, Salvo Nastasi e la Antonella Recchia (questi ultimi tutti papabili commissari, ndr): ci hanno chiesto un piano triennale fino al 2014, lo abbiamo fatto, un lavoro massacrante di centinaia di pagine, è da qui che emergevano i famosi 11 milioni di fabbisogno. Fabbisogno, chiaro?, non deficit!”.

L'allestimento di Re-cycle al MAXXI, Roma 2012

Dunque le notizie che le agenzie e la stampa ieri hanno rilanciato, che parlavano di un buco da 11 milioni, erano clamorosamente false? “Non false, falsissime”, tuona Grossi ai microfoni di Artribune, “ci sono state delle persone all’interno del ministero, dei burocrati anonimi, che hanno lavorato ai fianchi dei giornali e dei direttori per fare uscire notizie infamanti sulla Fondazione Maxxi. Si tratta di una roba gravissima che mai in anni di attività in questo settore avevo avuto modo di vedere. Io sto cercando chi sono questi figuri e sono pronto a denunciarli alla Procura della Repubblica. Invece di avvertire noi, si sono preoccupati subdolamente di chiamare la stampa creando un danno di immagine internazionale non calcolabile. Si tratta di una aggressione, alle spalle. Questo succede quando si hanno ministri fuori ruolo: burocrazia e interessi non trasparenti prendono il sopravvento”.
L’obiettivo di questo articolo era quello di chiedere le dimissioni di Lorenzo Ornaghi. E lo era ancor prima di aver raccolto da Roberto Grossi le dichiarazioni che leggete qui sopra, ma dopo aver interloquito con lui la mission di questo nostro testo si è ulteriormente rafforzata. Su Ornaghi siamo tornati più e più volte. Articoli, news, editoriali: tutto per segnalare la pochezza, il disinteresse, il pressappochismo, la supponenza con cui il ministero è stato governato durante questi mesi di esecutivo Monti. Sia che il commissariamento si confermi lecito e opportuno (?!), sia che – così pare emergere – si prefiguri come un pretesto o, peggio, come uno strumento da parte di alcuni di mettere le mani su un museo cruciale per la vita culturale del Paese, le cose non possono essere gestite così. L’Italia non si può permettere ulteriori danni di immagine, le decine di migliaia di operatori che a vario livello lavorano, confrontandosi duramente sul palcoscenico internazionale, nel mondo dell’arte e della cultura, non ce la fanno più a portarsi sulle spalle l’onta di essere italiani. Non ce la fanno più a gestirsi colpe non loro. Tutto questo è inaccettabile e, a fronte di questo, non risultano più procrastinabili le dimissioni di un ministro che non c’è mai stato. In tal senso, sull’editoriale del numero di Artribune Magazine in queste settimane in distribuzione, arriviamo a chiedere la soppressione dell’intero ministero, ormai trasformato in un carrozzone capacissimo soltanto di far danni.

Alcuni dati sui musei europei. Clicca due volte per ingrandire

Un pasticcio del genere in Francia (immaginatevi il commissariamento del Centre Pompidou) avrebbe portato alle dimissioni del ministro della cultura. Un pasticcio del genere in Spagna (immaginatevi il commissariamento del Reina Sofia) avrebbe portato alle dimissioni del ministro della cultura. Dunque Ornaghi, visto che fa parte di un governo che punta a riportare nel Paese standard europei, deve dimettersi o deve essere dimissionato. Subito.

Massimiliano Tonelli
(video di Claudia Colasanti)

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web “Exibart”. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss e l’Università La Sapienza di Roma. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Gambero Rosso, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. E' stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente è direttore di Artribune.
  • August

    Ma è una roba folle. Ma non avevamo detto che finalmente si era toccato il fondo?

    • ..dai che ci sono le votazioni in autunno….-.-

    • …e poi .l’italia l’altezza del tacco e l’arte bellica di firenze..ma guarda che ignoranty.

  • Javier

    direi che il francesismo sputtanati è la parola adeguata

  • La cosa più grave è continuare a paragonare forzatamente il MAXXI ad altre istutuzioni internazionali di prestigio e con basi più solide. E non parlo di basi economiche. Parlo di contenuti: storia e presente.

    Il MAXXI come molti musei italiani sorge come una cattedrale nel deserto e propone contenuti “raffazzonati” in luoghi che vogliono essere ad ogni costo “moderni” e al passo con i tempi mentre sono semplicemente momumento per l’ego dell’architetto. Questa precarietà della “cultura” in italia rifette il popolo: e anche un popolo abbandonato colpevolmente da una certo sistema negli ultimi 20 anni. E ora ci si lamenta; anche se è comodo mentere un pubblico disinteressato e non avere quindi mai critiche forti (vedi vettese da 10 anni i più posti di comando…con fuori file di giovani lauretate disoccupate…per fare un esempio).

    LR
    questa sera da Dèclic a Milano ore 19.30 , io ci sono: http://www.whlr.blogspot.it/

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      rossi, hai scoperto l’acqua calda: è una vita che dico che questi musei sul contemporaneo sono fantasmi di se stessi…

  • Rino Marcello

    Ornaghi è inadeguato e va bene. Ma la gestione e le mostre del MAXXi sono forse adeguate se non proponendo mostre confezionate altrove? Ed è una direttrice all’altezza degli standard internazionali una burocrate come la Mattirolo? Ma avete mai parlato con i nostri artisti che lamentano brutti comportamenti del MAXXI, tipo Zorio e Kounellis? Insomma si dovrebbero dimettere Ornaghi e tutto il cda del MAXXI, Baldi compreso. Tutti a casa.

  • yasumasa

    Direi che un ministro non si dimette per un blog, anche se ha certamente torto o, come al solito, è assolutamente incompetente. Quali strumenti ‘democratici’ sono rimasti? Forse il referendum, la raccolta di firme. Questo piace di più. Anche lo sciopero della fame a volte attira. Oppure tutti sul tetto, appena smette di piovere.
    Ci vuole qualcosa che attiri attenzione.
    E non perdiamo energie nel dire che il MAXXI fa schifo, la Mattirolo non è all’altezza e altre fesserie simili, Il MAXXI è il nostro penoso tentativo di essere contemporanei, se non a noi stessi, almeno agli altri. Ci serve. E dobbiamo evitare che diventi un’idiozia come il Festival del Cinema di Roma e altre capitali cretinerie.
    Agire.

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Provate a immaginare che cosa accadrebbe se il maxxi si trasformasse in un grande centro commerciale di cianfrusaglie… forse toglierebbe dalla strada tanti poveri disoccupati…che altro aggiungere? Niente.

      • giulia (cassiera)

        in effetti, finalmente avresti un lavoro o qualcosa di meglio da fare.

        • mah

          quoto giulia!

        • SAVINO MARSEGLIA (muratore)

          Lavorare in un museo italiano è diventato un esercizio burocratico. Preferisco fare il muratore.

  • Mastino

    Di fronte alle difficoltà, tendenza diffusa della psicologia degli italiani è, in alternativa:
    1. Buttare via l’acqua sporca con il bambino
    2. Creare alla bisogna delle grandi o piccole Piazzali Loreto in cui condannare coloro che sono responsabili di guasti.
    3. Far finta di cambiare in modo che niente cambi.

    La triste vicenda del minacciato commissariamento del Maxxi, leggendo ieri e oggi articoli sui giornali e commenti su questo sito, conferma la regola del punto 1. Dopo aver incensato il Museo come grande modernizatore del panorama architettonico e artistico italiano (romano in particolare) o averlo criticato come “cattedrale nel deserto”, proponente mostre di scarso livello, mal allestite; ecco la fiera dei commenti velenosi o di difesa. Tra i velenosi quelli dei giornali di destra es. Tempo (Giacalone che infarcisce il suo articolo con i soliti e insopportabili termini ” industria culturale”, “giacimenti culturali” ecc.), il Giornale ( L. Beatrice con la sua solita livida invidia da piccolo critico d’arte, invita a non prendersela con la destra cattiva che non governa più…(??). Tra i positivi Repubblica, Manifesto, Stampa che lamentano l’incompetenza dei ministri, funzionari ministeriali ecc. responsabili di voler semplicemente attuare lo spoil system ai danni dell’attuale governance. Cosa che colpisce leggendo i commenti è non vedere l’insieme dando spiegazioni frammentate. Non si legge mai ad esempio della stretta e strategica relazione tra la Galleria Nazionale d’arte Moderna e il MAXXI, sia da un punto di vista collezionistico che storico, e la crisi finanziaria che li accomuna. Nessuno considera inoltre il MAXXI tra i musei internazionali per la sua duplice anima ARTE/ARCHITETTURA, tutti i giornalisti in questo momento parlano solo delle mostre di arte, mai di quelle di architettura.
    I problemi, come sempre, sono infatti più complessi del dibattito che si consuma nelle divisioni. La situazione del Maxxi è sotto i riflettori dalla sua apertura e dunque i media alzano l’attenzione più di quanto facciano per la situazione dell’Aquila, ma il Maxxi è solo una punta di iceberg di come il nostro paese si confronta con il baratro in cui sta precipitando il patrimonio culturale. Il problema infatti è di priorità politica e di identità culturale, di scelte che non si fanno ( o se si fanno sbagliate) da decenni. Il governo Monti non ha mostrato alcun interesse nell’invertire la rotta nominando Ministro non un tecnico ma un politologo frustrato che voleva andare al MIUR.
    Tutto ciò che accade pertiene al costantemente violato e disatteso ART. 9 della Costituzione: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Tra qualche anno, se non si faranno concorsi (sempre per stare nelle regole), mancheranno funzionari e custodi per tenere aperti i musei nazionali e biblioteche ( a parte nominare per amicizia un portaborse alla direzione della biblioteca nazionale di Napoli come è accaduto); figuriamoci tenere aperto un museo ( pur nazionale) che giuridicamente è una fondazione. Totalmente miope e deviante è considerare il “problema del patrimonio” e del MAXXI, sottoponendolo alle leggi di mercato, allo sbigliettamento, ai patti di stabilità di bilancio. Il museo Maxxi appartiene a tutti gli italiani, è parte del patrimonio che va dalle incisioni rupestri della Val Camonica alle forme più recenti dell’espressione artistica. Se non si capisce questo sarà difficile iniziare a porre rimedio in maniera omogenea al rischio di ulteriori perdite, chiusure e sconfitte.
    Fintanto che non si capirà che per la nostra storia il Patrimonio culturale è la chiave di volta del nostro benessere (anche economico- industriale) la strada segnata è quella del declino. Il nostro paese non ha bisogno di produrre più auto bensì autobus e considerare strategica una visione del nostro paese proiettata in un futuro di tutela, conoscenza diffusa e promozione ai sensi della Costituzione, del Bene Pubblico e non del profitto o visibilità di pochi.

  • ppolo

    ma c’è un progetto culturale del MAXXI? dove vuole arrivare sto museo?..
    si fanno sempre paragoni con l’estero.. ma vedete all’estero da dove nascono progetti del genere?
    ma possibile poi che bisogna dipendere sempre dai soldi pubblici?.. bastaaa!!
    l’auditorium dirmpettaio del MAXXI riesce a compensare quasi per il 70% i contributi pubblici che riceve con sponsor e attività varie… perche ha un piano di gestione e nasce a monte con una idea seria.. prima ancora che ci fosse l’edificio!!…
    ma vogliamo smetterla di lamentarci e progettare le cose con criterio?..
    al solito italiani lamentoni.
    se si commissaria io metterei alla prova il commissario e voglio proprio vedere che riesce a tirarne fuori!!
    il problema sapete quale è?.. si fanno troppe chiacchiere e ci stanno sempre i soliti a farle!

    • Giorgio Gori

      A me le chiacchiere piane di lamentazioni poco serie sembrano, con rispetto, queste. La gestione del MAXXI, perlomeno quella economica, è esemplare. Non c’è museo nazionale del contemporaneo in Europa che non riceva il quintuplo in finanziamenti dal rispettivo governo di quanti ne riceve il MAXXI. La quota di autofinanziamento sul bilancio è già altissima. Attaccare il MAXXI su questi aspetti significa veramente parlare a vuoto. Il problema qui è semplicemente del MiBAC che non rispetta gli impegni presi.

      • SAVINO MARSEGLIA (architetto)

        Se il MAXXI è in crisi di idee, di contenuti e di finanziamenti pubblici e privati, la colpa non è mai del Museo, ma di chi lo gestisce.

        Perciò, se il MAXXI è sull’orlo della chiusura…, la colpa è di tutti quelli che hanno concorso a questo, primi fra tutti i dirigenti.

        Il MAXXI è un’opera d’arte di Architettura. Ecco perché i capolavori sono così rari trovarli al suo interno…

        • Giorgio Gori

          Il MAXXI riceveva fino a due anni fa 7 milioni di contributi pubblici all’anno, che già di per sé sono nulla se paragonati agli altri musei nazionali del contemporaneo nel mondo sviluppato. Il ministero prevede di ridurli a 2 milioni all’anno dal 2012 in poi. Questo e solo questo è il problema, senza starla a buttare troppo in caciara parlando di crisi di idee, contenuti o chissà cos’altro.

          • ppolo

            si applicassero a trovari fondi extra!!!
            ma si puo dipendere sempre dai fondi pubblici?
            troppo facile!

          • SAVINO MARSEGLIA (benzinaio))

            Ma come si spiega allora che il museo è progressivamente caduto nell’indifferenza del pubblico anche di quell’esiguo pubblico che almeno all’inizio lo frequentava?
            Poi non credo che parlare di crisi di idee sia un peccato. Anche perché mi sembra di capire che la dirigenza di questi “mausolei dell’inattualità contemporanea” non sia fatta di geni. Una cosa comunque credo li vada riconosciuta la capacità di sperperare il denaro pubblico che è poi anche quello è una conseguenza della mancanza di vere idee. Posto che anche il ministero abbia deciso dei tagli, credo che delle vere idee, che non ci sono, possano far fronte anche a questo problema. Gli artisti stranieri, quelli di talento un po’ fuori dal sistema disdegnano il nostro mal costume di sperperare soldi inutili per mostre (di nullo valore) tra consulenze, pubblicità e di allestitori da cooperativa arredative. Fondi extra si possono sicuramente trovare ma chi investe – e si ritorna lì – in assenza di idee. Conviene che i collezionisti utilizzino il loro denaro per restaurare quadri del vasto patrimonio storico, culturale del nostro paese che versa in condizioni pietose, invece di farsi fregare i propri soldi in pseudocultura dell’arte !!!!

          • fiorella m’annoia

            quando passi il tuo tempo ad organizzare mostre su jerry calò devi aspettarti questo ed altro .

  • anna

    basta stato nella gestione di musei, gallerie, ecc…
    che centra lo stato…. il mercato dell’arte cola grasso…. si autofinanzi.. lo può fare. Che centrano quei cittadini che neanche usufruiscono dell’arte contemporanea, neanche la conoscono e nessuno ne promuove la conoscenza …. coraggio bamboccioni siate geniali (e onesti)

    • SAVINO MARSEGLIA (benzinaio))

      Immaginatevi un grande porcello scannato nell’aia che cola lardo ovunque. Sotto al porcello a bocca aperta troviamo mercanti d’arte, galleristi, curatori-cicisbei di regime, funzionari di partito organizzatori di baccanali. Attorno al quadro un girotondo di escort…. Un misto tra una bolgia dantesca e un quadro di Bosch… Col tempo si esaurirà il lardo, il porcello andrà in putrefazione, sarà totalmente liquefatto. Forse solo allora si capirà che per tornare a fare arte bisognerà che questo porcello venga ben bene digerito ed evacuato. Fino a quel momento non potremo fare arte

      • mah

        scusi, sta tutto il tempo attaccato a sto laptop o mi fa il pieno di gpl?! ché in sto paese mica ce lo possiamo fare da soli

  • Fabrizio Spinella

    L’ostinazione di essere contemporanei e di essere nel contempo musealizzati per quotarsi. Quanto di ciò resisterà per i posteri, è arduo dirlo? L’arte contemporanea essendo dipendente dalla committenza privata, ma in funzione di un mercato pubblico da cui si esigono spazi, assistenza, finanziamenti, ormai sembra un epifenomeno dello spettacolo, e quindi soggiace alle regole del botteghino. Le quali regole dicono che se la rappresentazione costa molto, deve incassare molto di più, pena la cancellazione dal cartellone. Il costosissimo monumento architettonico concepito per contenere «monumenti» artistici, pesa sui contribuenti, e quindi deve darsi, come suol dirsi, una regolata.

  • Simonetta M

    Se come sembra, nei prossimi giorni alcuni partiti rinunceranno ad alcune tranche di finaziamento. occorre agire subito: destinare quelle somme alla cultura, alla gestione del nostro patrimonio artistico , dai musei, ai siti archeologici ai restauri urgenti, sono soldi spesi per la comunità, per tutti, creano e mantengono posti di lavoro, ci danno ritorno d0’immagine. Insomma un investimento molto buono.
    Il nostro Paese ha iuna delle legislazioni più avanzate e dettagliate con la struttura più competente in materia di beni culturali, peccato che non riesca a trovare i fondi per gestirla…
    Ok i miracoli sono rarissimi, ma perché allora non facilitare con sgrafi fiscali notevoli le donazioni di privati e di imprese: questa è sicuramente una via da approfondire È vero o no che la cultura, il patrimonio artistico è un bene da preservare perché “siamo noi”, perché è un settore nel quale il nostro Paese è “specializzato” e ha accumulato eccellenze, anche nel campo della formazione. Perché sprecare queste risorse?

    • SAVINO MARSEGLIA (architetto)

      L’esigenza di fruire l’arte e la cultura è un valore universale, perciò comune a tutti i popoli di qualsisi tradizioni essi siano. Il patrimonio storico-artistico-culturale italiano non è solo dei cittadini italiani, ma patrimonio del mondo.

      Ciò dovrebbe risultare chiaro ai nostri governanti, quando si affida loro il compito di difenderlo e valorizzarlo dall’incuria e abbandono.

  • Manuel

    Repubblica aveva già scritto tutto l’8 marzo

    http://www.francescomerlo.it/?p=677

  • anna

    Io penso con convinzione che si tratti di provocazione e di intimidazione.
    C’è poca o nessuna differenza fra una cosa del genere e il rogo dei libri nella Berlino nazista del 1933.O forse sì, c’è una differenza: lì bruciavano i libri non consoni alla ideologia nazista, qui si brucia (virtualmente, ma non siamo in quest’epoca famosa?) l’arte e la cultura a prescindere dalle loro espressioni. Questo purtroppo ha la sua origine molto indietro: quando si è lasciato la gestione della cultura a politici e burocrati che ovviamente hanno usato i loro strumenti e piegato le loro funzioni al raggiungimento dei loro fini personali e istituzionali, vale a dire propaganda, autoconservazione e affari, sottobosco, succulento per ruberie e parassitismi, ora purtroppo desertificato dalla mancanza di “liquidi”. Ci hanno purtroppo abituati alla volgarità: sottrarsi e negarsi è l’unica risposta.

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  • Dopo il MADRE (affondato), Palazzo RISO (affondato), il Museo di arte contemporanea di Liberskind/Moratti a Milano (abortito) e i disastri del Pecci e di Rivoli – per tacere del Padiglione Italiano di Sgarbi/Bondi e delle figuracce dell’ultima Biennale – la classe politico-burocratico-amministrativa italiana ha superato se stessa. In Italia NULLA deve ardire di poter funzionare senza un avallo politico. Cupio dissolvi uber alles. Quando un popolo/una cultura decidono di estinguersi, nulla può riuscire ad impedirlo.

    http://www.facebook.com/SpaziDocili

    • SAVINO MARSEGLIA (critico d’arte)

      Quasi tutti coloro che disprezzano questi mausolei dell’inattualità contemporanea, agiscono in questo modo perché avvertono nella classe che li dirige il vuoto assoluto di idee, lo sperpero di denaro pubblico, il provincialismo culturale e la chiusura mentale verso il territorio e tutto ciò che è nuovo, significativo sul piano dei contenuti e della ricerca estetica contemporanea.
      Ecco perchè sono diventati mausolei funerei dell’inattualità contemporanea e che senza l’aiuto dello Stato sovrano, non riuscirebbero a richiamare su di sé un po’ di pubblico addomesticato.

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  • federica

    Mah… sarete tutti più esperti…
    a me pare soprattutto un modo x cambiare le poltrone…e lo si fa, come lo si sa fare….
    continuando a buttare fango su questo paese.
    Per carità , niente e nessuno è inamovibiei ma, i conti sono conti , le realtà oggettive.
    e soprattutto se si deve cambiare o lasciare com’è, facciamolo guardando la QUALITA’

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