L’era della stupidità, parte III

Il terzo episodio della “saga” sull’era della stupidità firmata Christian Caliandro ha preso una forma particolare. Non propriamente un articolo, ma una raccolta di citazioni, estratti, intuizioni. Con qualche commento. A metà tra uno zibaldone e una collezione di tweet.

Mario Monicelli

“If you want a picture of the future, imagine a boot stamping on a human face—forever.” (George Orwell, 1984, 1948)

“Di essere indignato non me ne frega nulla perché io sono incazzato, e anche i miei amici.” (Valerio, 28 anni)

“Lo stipendio Rai e la coscienza inquieta? Ma sono lussi che la mia generazione non si è mai potuta permettere!”
(Carlo Emilio Gadda in: Alberto  Arbasino, In questo Stato, 1978)

“Gli italiani sono i campioni del mondo della creatività.”
(centinaia di giornalisti e politici italiani)

“La speranza di cui parlate è una trappola: è una brutta parola, non si deve usare. La speranza è una trappola inventata dai padroni; la speranza è di quelli che ti dicono:  ‘state buoni, state zitti, pregate, avrete il vostro riscatto, la vostra ricompensa nell’aldilà. Perciò adesso state buoni’. Così dice quello:  ‘State buoni, tornate a casa. Sì, siete dei precari, ma tanto tra due o tre mesi vi riassumiamo ancora, vi daremo il posto, eccetera. Sì sì, state buoni’. Vanno a casa e stanno tutti buoni.  ‘Abbiate speranza’. Mai avere la speranza! La speranza è una trappola, una cosa infame, inventata da chi comanda.”
(Mario Monicelli a Raiperunanotte, 26 marzo 2010)

“- Sto fermo. Io più me movo più sto fermo. – E questo è un problema? – In finale no. In fondo è da fermo che se vedono le cose.”
(il Dandi, Romanzo criminale-La serie 2, seconda puntata)

“So that the art and practic part of life / must be the mistress to this theoric”
(William Shakespeare, Enrico V, 1599)

Carlo Emilio Gadda

In questo preciso momento, le trasformazioni che riguardano l’immaginario collettivo italiano sono superficiali, sconnesse rispetto al livello profondo: esse oscurano ancora ciò che succede nel reale. E mai come in questo momento è necessario interpretare, raccontare e ricostruire il reale: anche perché, molto probabilmente in Italia siamo più “attrezzati”, rispetto ad altri, a superare la dissociazione dalla realtà.

“Cosa avrebbe fatto Rossellini giovane il giorno del rapimento di Moro?”
(Alberto Arbasino, In questo Stato, 1978)

“Tutto ciò che si è dimenticato rimane negli oscuri sogni del passato, e minaccia costantemente di riemergere.”
(Todd Haynes, Velvet Goldmine, 1998)

“L’umiliazione determina un’interdizione del racconto. Voler comunque raccontare non può non tenere conto di questo vincolo riconoscendo di trovarsi dentro una contraddizione in termini.
Perché se l’umiliazione è un sentimento che nasce da un contesto preciso (da una ragione sociale, per esempio), nell’esprimersi riduce però questo contesto al minimo o lo espelle tout court: le cause che hanno determinato l’umiliazione si dissolvono, resta soltanto il senso di un dolore originario. Laddove l’umiliazione disgrega il mondo, le narrazioni che vogliono raccontarla si incaricano di ricostruirlo, di ricontestualizzare, di ripristinare l’esistenza di una storia. Dovendo inventare una forma hanno bisogno di restituire pelle allo scheletro (lana alla cute), struttura al nucleo, ogni narrazione in un modo diverso, proteggendo questo nucleo con un differente spessore epidermico. Provando a dire l’indicibile, cercando di dare parole a ciò che rende muti.”
(Giorgio Vasta, La narrativa dell’umiliazione)


“Ora l’Italia notturna si affacciava veramente sull’orlo buio della storia.”
(Lucio Villari, Notturno italiano, 2011)

“Il nostro è un Paese postumo. Non in diretta: è postumo.”
(Giuseppe Genna, Dies Irae, 2006)

Per questo l’arte contemporanea non ha un grande bisogno di creare distopie: l’arte oggi è una distopia. È diventata un sistema concentrazionario, completamente avvolto su se stesso. Come il manicomio di Ashecliffe, o il Reparto di Carpenter. La dissociazione è talmente acuta, patologica, da escludere completamente il mondo – quello vero. L’unica realtà conoscibile e fruibile, di cui si fa esperienza, diventa quella del “sistema”. La crisi sta mutando questo scenario: improvvisamente e inevitabilmente, tutto ciò che fino a un attimo fa era cool adesso sembra ed è obsoleto, marcescente, inadatto. Perché ritrae un’epoca già estinta, e non rappresenta più il sistema di valori così come si sta (ri)configurando: serietà, concretezza, affidabilità, responsabilità, dignità, generosità. La faticosa ricomposizione tra arte e realtà potrebbe consistere principalmente nel rivolgersi alla narrazione come interpretazione del mondo. Finzionalizzazione della e dalla zona oscura del reale.

1984

“Ma quante colpe all’inadeguata preparazione e all’inopinata fatalità. Come per le tremende disgrazie quando piove. Ah, sognare di non essere i Malavoglia, essendo per l’appunto i Malavoglia.”
(Alberto Arbasino, In questo Stato, 1978)

Christian Caliandro

LEGGI ANCHE:
L’era della stupidità parte I
L’era della stupidità parte II

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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).
  • hm

    carlo emilio gadda assomigliava un po’ ad adolf .

  • Fabrizio Spinella

    “Sperare fino a che la speranza crea dal suo stesso naufragio la cosa che contempla”. Shelley dixit (il quale, per inciso, morì annegato nel naufragio di una nave, se ricordo bene).

  • Dobbiamo andare avanti ancora molto a dire banalità? Lo sappiamo. Siamo riuscito ad accettare anche Monti. Insomma, anche su i soldi…dai…

    Criticare non serve a nulla, servono prospettive alternative; ed è per questo che è necessaria una fusione e confusione di ruoli. il sistema dell’arte cerca di resistere come tutti i sistemi: sono gli operatori che hanno percepito la crisi che dovrebbero fare qualcosa. Ma il sistema dell’arte, almeno italiano, è come un paese senza cittadini: i parlamentari coincidono con i cittadini. Ogni critica o proposta alternativa viene vista in termini competitivi e quindi osteggiata: al limite si arriva ad accettare questo lamento infinito, questo piagnisteo retorico sulla STUPIDITA’. Non sarà diventato stupido poprio criticare questo stato di cose senza proporre ed aiutare mai vie alternative?

    Me lo chiedo. E dal 2009 quando non c’era la crisi e quando sembrava ancora tutto cool.

    luca rossi
    http://www.whlr.blogspot.com

    • christian caliandro

      Senti, Luca Rossi, ma tu pensi veramente che io e gli altri che scrivono su “Artribune” non abbiamo idea di ciò che possa essere l’alternativa possibile ad un sistema che si sta finalmente sgretolando? Il problema è che forse hai una concezione un pochino troppo limitante della “critica” (per esempio, tanto per dirne una, troppo legata agli ultimi venti anni e troppo poco al Settecento): la critica è “distinzione”, cioè comprensione. E credo – ti ripeto, non da oggi – che il primo passaggio sia proprio quello di comprendere e contestualizzare il “sistema” nel più vasto “sistema”, che è la cultura e soprattutto la realtà. Per chiudere, io personalmente non ho ancora capito tu che cosa proponi come alternativa – a parte la “fusione/confusione di ruoli” (che nella fattispecie è esattamente tra le cause principali del disastro attuale, non solo nel mondo dell’arte contemporanea), peraltro sempre e unicamente concentrata e calata all’interno di questo stesso mondo dell’arte, nel perimetro delle sue regole e delle sue convenzioni, a cui apparentemente ti opponi. E vedi di rilassarti: è Natale.

      • La “ragion critica” è, ed è sempre stata, un punto di vista parziale.
        Questa parte terza è certamente molto intrigante, e trasversale, cioè quasi “politically correct”, perché oggi se non sei trasversale sei “out”.
        Questo ci fa capire che siamo sempre, e ancora, schiavi di cliché iper-criticisti, nel senso che, parafrasando quello che diceva Luca Rossi più sopra, “la critica per la critica”, in sostanza, ha un po’ rotto…
        D’altra parte ha pure ragione Christian Caliandro quando gli risponde che “la critica è distinzione, cioè comprensione”. Si è vero, ma solo in linea teorica, perché poi la verità vera, che nessuno mai dice, né scrive, è che la critica militante (non quella alternativa che non conta un…) è prona e genuflessa ai “poteri forti”. Traduzione: il mercato, le cordate delle gallerie, i “grossisti dell’arte”.
        Non solo, oggi come oggi, quando si parla di critica, è sottinteso che è critica di arte contemporanea, come se il contemporaneo fosse l’unico “ossigeno respirabile”.
        Sarà… Ma allora perché spesso uscendo dalla Biennale ho lo stomaco bloccato e devo prendere un alka seltzer?
        Diciamone allora un’altra,e cioè che forse i critici d’arte contemporanea dovrebbero piantarla lì di citare (e citarsi addosso) tutto lo scibile umano per presentare (e giustificare) spesso degli emeriti “tromboni”.
        Inoltre, sarebbe auspicabile che, magari, studiassero un po’, tanto per sapere cosa è successo (ma limitatamente al settore artistico, ovvio, non si può pretendere troppo) prima della loro nascita. In questo modo molti loro scritti risulterebbero meno… ridicoli. Purtroppo solo a pochi. Perché la massa, appunto educata dagli Orwell contemporanei dell’arte, ormai si beve tutto.
        Come la Milano da bere. Appunto.
        Requiescant.

        • hm

          se criticare non serve a nulla non criticare . inizia a prepararti per il prossimo premio ikea evoluta della moroso arredamenti che ti piace tanto .

          • HM, la mia partecipazione al premio moroso era una provocazione, e infatti non ho passato la seconda selezione. La prima selezione era ad invito, quindi mi hanno invitato, non ho chiesto io di partecipare.

          • hm

            ti hanno invitato perchè sapevano che ti avrebbero fatto cosa gradita no? e infatti hai accettato tutto contento :-) ora dimmi anche che hai partecipato sperando di non arrivare primo mi raccomando . http://www.youtube.com/watch?v=SGHIsalgYRA

      • Non ho detto che la critica non serve, ho detto che rilevare oggi certe cose e’ come criticare Berlusconi, e’ sparare sull’ambulanza; e’ qualcosa di fine a se stesso.

        Il punto e’ che non si vuole vedere un’alternativa, perché si preferisce la mediocrità comune (vedi HM); perché la mediocrità generalizzata protegge la nostra mediocrità individuale. Questo e’ molto italiano: se tutto e’ mediocre la mia mediocrità non sara’ così grave. A questa situazione si arriva senza un pubblico minimamente interessato, e quindi c’è una competizione demente tra addetti ai lavori. Si parla bene e non si fa nulla, o si razzola male.

        LR

        • hm

          no scusa ma la mediocrità la preferite tu e alfredo cramerotti che ama il fallimento a quanto sembra (e non per un fatto di alto masochismo ma proprio come quieto vivere), i giapponesi quando falliscono si suicidano . parla per te grazie .

      • Non ho detto che la critica non serve, ho detto che rilevare oggi certe cose e’ come criticare Berlusconi, e’ sparare sull’ambulanza; e’ qualcosa di fine a se stesso.

        Il punto e’ che non si vuole vedere un’alternativa, perché si preferisce la mediocrità comune (vedi HM); perché la mediocrità generalizzata protegge la nostra mediocrità individuale. Questo e’ molto italiano: se tutto e’ mediocre la mia mediocrità non sara’ così grave. A questa situazione si arriva senza un pubblico minimamente interessato, e quindi c’è una competizione demente tra addetti ai lavori (unico pubblico dell'”arte contemporanea”..termine veramente stanco, e su questi invito al dialogo con Michele Dantini).

        Si parla bene e non si fa nulla, o si razzola male.

        LR

        • hm

          – Si parla bene e non si fa nulla, o si razzola male. –

          sì infatti hai ragione è ora di fare basta chiacchiere, tipo sparlare dell’ikea evoluta per 3 anni per poi partecipare tutto contento al premio moroso ikea evoluta lol

  • Dice Luca Rossi: “criticare non serve a nulla, servono prospettive alternative”.

    Direi che il modo di porti a confronto con l’opera d’arte mi lascia un tantino perplesso.. E’ il tuo modo di pensare che ci ha portato a ciò che siamo. Niente. Vuoi parlare di arte contemporanea e intanto il presente ti sfugge per diventare passato. Sei un cagnolino che rincorre freneticamente la coda; la tua e quella degli altri. Capisco che ti sei alimentato di cartoni , rimasugli e banalità prettamente “contemporanee” ma non puoi affermare che la critica, mi riferisco a quella con le palle, non serve a niente e che la storia dell’arte passata è inutile.

    Ha ragione Caliandro, cerca di convincerti di essere confuso e magari trova il tempo per prenderti una salutare pausa di riflessione. Sono individui come te che per lunghi anni hanno contribuito a disfare l’arte e ciò che ci era rimasto.

    Buon Natale

    • hm

      vabè adesso non esageriamo, che luchenrico morossiani abbia le idee confuse è un dato di fatto (basta notare come per 3 anni abbia criticato l’ikea evoluta per poi tentare disperatamente di vincere il premio ikea evoluta dell’anno, un po’ come nietzsche quando vaga senza meta per strada abbracciando cavalli) ma nutrirsi di cartoni e altre banalità (fumetti?) è praticamente d’obbligo . di cosa ci si dovrebbe nutrire di arredamenti maurizio cattelan? http://www.cattelan.it/

  • @HM: credo che la sfida sia partecipare in modo diverso. Almeno in una prima fase. Questo per rendere chiara quella prospettiva alternativa di cui nessuno parla e su cui nessuno lavora. Invece in italia c’è un sistema Bulgaro, e certi “ben pensanti” si guardano bene dal favorire una visione alternativa che delegittimerebbe e metterebbe in dubbio tutto il sistema su cui hanno lavorato e mangiato fino a ieri.

    Le uniche speranze vengono dal linguaggio (quelli che chiamano “giovani artisti”) e dal pubblico. E su entrambi i fronti siamo messi male, ma ci stiamo lavorando, insieme a tutti personaggi che tu ami così tanto: cattelal, ago, dantini, morsiani, cavallucci, di pietrantonio, ecc ecc :) se vuoi puoi partecipare anche tu…

  • @Caliandro: vorrei essere propositivo:

    Organizziamo l’ennesimo talk-tavola rotonda finalizzato ad una proposta alternativa? Io parteciperò attraverso i miei interlocutori del blog e alcuni Luca’s Angels, ormai numerosi. Dove? Milano? Venezia? Coinvolgiamo anche Elena Bordignon?

    Il punto sarà una proposta concreta alternativa. Anche a costo che sia il mantenimento dello status quo. Ci stai? Tonelli ci stai?

    Vediamo.

    LR
    http://www.whlr.blogspot.com

  • Ho scritto più sopra che “La ‘ragion critica’ è, ed è sempre stata, un punto di vista parziale”.

    In effetti leggendo i veri interventi che si sono poi snocciolati sembra che questo topic sia divenuto un blog “a due” (o tre) sul tema Ikea evoluta, ikea involuta, oppure piallata (in testa…).
    Paradossalmente, comunque, tra le righe s’intuisce che si comincia a capire che è inutile parlare di sistemi alternativi o altro.
    Nell’arte contemporanea (con la minuscola) oggi c’è solo un sistema vigente: quello dei soldi.
    Ri-requiescant

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Già quello del (DIO DENARO): la valorizzazione del sentimento creativo nel valore di scambio ! Non è un certo una novità. Tanti addetti ai lavori, fanno finta di niente, perché fa comodo anche alle loro tasche, non è così.. ?

  • christian caliandro

    @Luca Rossi
    1. chi sono i Luca’s Angels???
    2. se vuoi venire a parlare con me, vieni e parli con me: io non sono abituato a conversare per interposta persona.
    E adesso scusami, ma devo uscire nel mondo reale.

    • @caliandro:

      I luca’ s angels sono persone con cui dialogo e che condividono alcuni aspetti del blog. Ma il punto non e’ Luca quanto dialogare fattivamente per passare dalla teoria alla pratica (esattamente come avviene nel mondo reale, fuori dalle accademie).

      Il punto non e’ parlare fra noi quanto organizzare un confronto piu’ allargato.

      • hm

        blablabla il punto è che sei veramente triste . oltretutto non hai ancora capito che artribune è un sito mainstream e delle tue piccole ansie quotidiane non se ne può sbattere di meno, smettila di abbaiare a vuoto parlando di ikea evoluta quando non chiedevi altro che partecipare al premio ikea evoluta della moroso . non sei manco capace di fare azione di disturbo, l’unica cosa che sai fare è telefonare a di pietrantonio e cavallucci . o ad hamlin baldini che è l’unico gallerista che ti caga .

        • Luigi

          Come sostiene Cavallucci, ma come lui altri e non tutti, Luca Rossi e’ la personalità artistica piu’ interessante in Italia in questo momento; e rimane un caso specifico anche rispetto la scena internazionale. Tutto parte dal blog ma poi si arriva sempre alla dimensione reale, e tutto si adatta all’atteggiamento dello spettatore che può avere diversi gradi di attività o passività. La stessa capacita’ critica diventa pennello. E il fatto che Rossi sia amato-odiato dal sistema dominante e’ la prova del suo portato innovativo. Non mi interessa Luca Rossi in se’, ma Luca Rossi in me. E HM e’ il perfetto Sig. Rossi che aspira al sistema ma che non riesce ad accedervi, la controparte simmetrica di M. Gioni. Ma al di la’ di queste menate sistemiche c’è un linguaggio specifico che dalla rete ricade nella realtà.

          • hm

            triste farsi i complimenti da soli . linguaggio non pervenuto mantenuto dalla nonni genitori foundation che ricade nella realtà solo perchè sfrutta le conoscenze e relazioni che aveva a monte, oltre ad osannare e riprodurre tutto ciò che finge di criticare in modo negativo (cfr ikea evoluta e premio ikea evoluta della moroso) . triste e anche ipocrita .

            ipocrita

            sost.
            Sinonimi: attore, bugiardo, falso, fariseo, doppio, conformista, convenzionalista, sornione, traditore, simulatore, commediante, infido, insincero, infingardo, filisteo, gesuita, perbenista

          • hm

            cosa c’entra m.gioni poi lo sai solo tu, forse hai provato a subissarlo di mail e telefonate (come hai fatto con di pietrantonio cavallucci cramerotti etc per tentare disperatamente di avere una relazione che ti conducesse nel posto giusto) ma non ti ha mai cagato .

          • LorenzoMarras

            Mah. Io a Luca gli voglio sinceramente bene. dico sul serio. Voglio bene con quello stesso “affetto” che si provava in passato per il secchione della classe costretto a ricevere i buffetti dei compagni di classe piu’ somari ed incarogniti , appunto per questo.
            Pero’ da qui a pensarlo come innovatore del linguaggio di rete, ce ne passa.
            E’ un discreto catalizzatore di tutti gli umori , non sempre nobili, che attraversano il paesaggio del ghetto, Insomma, bisogna riconoscere che ne sa interpretare le piccole e grandi ambizioni, forse perche’ non è poi cosi out sider come fa credere di essere.
            Anzi nello scambio dialettico , nonostante presumo cautele, è quanto mai vistoso il suo approccio “professionale” alle cose.
            Penso che dietro qualche firma o piu’ firma di Flash art Vi sia esattamente LUI.
            A proposito Luca, di Flash Art intendo, Hai visto la copertina dell’ultimo numero dell’Artista Cady Noland ? bellissima! SUL SERIO . A parte la scenografia, intendo Bellissima come contenuti a cui rimanda, percettibilissimi di un uomo completamente seppellito dagli eventi.
            Ah , un altra cosa Luca , nello stesso numero ho trovato stucchevole la risposta che Papa’ Politi ha indirizzato ad un artista lamentoso di uno scippo tra virgolette creativo , subito per opera di Lara Favaretto (una faccenda di bagagli smarriti, pensa tu); bene sai Papa’ che gli ha risposto :
            SPIACENTE ma tu non hai incontrato il Principe giusto!
            ammazza che cinismo da incorniciare in qualche padiglione regionale da Biennale.

            ciao Luche’
            il Tuo Marras

          • hm

            magari il rossi fosse un secchione . sarebbe senza dubbio più rispettabile di chi predica bene e razzola orrendamente .

  • Fate pure voi due,entrate e uscite dal mondo reale a piacere vostro ma Invitate a fare una passeggiata anche la Vanali perchè lei è Celeste, Vanale, Venale, Virale, quasi un’a nuova Luca’s Angels dell’arte contemporanea italiana.

  • Mila Gianni

    @caliandro:
    Sei generamente noioso, non originale e incredibilmente citazionista…
    sopra ne è l’apoteosi!
    Per la prima volta sono perfino in accordo con Luca Rossi.
    (anche se siete dei servitori del sistema entrambi)
    Mila
    PS. ma la Tua carriera d’artista ‘citazionista’ dove è finita? … nemmeno iniziata?

  • Chi è l’artista citazionista, da chi è stato citato?
    Ok, portate con voi anche Gianni Mila’ e Pippo Baudo e la facciamo finita.

  • Mila Gianni

    Caliandro è un artista … fallito,
    visto i risultati e vista la sua pochissima volontà.
    Più facile fare i compitini e ‘compliare’ articoli come quelli sopra, e quindi lavorare ora per lo Stato e tentare la carriera d’accademico :)
    Provate a cercarlo online ;)

  • blablablablabla !!!!!!
    disgustoso battibecco
    meno parole e più azioni. ora come ora mi sembra più opportuno chiudermi nel mio piccolo mondo e riflettere su me stesso come prodotto di questa società che si sta sfasciando : lavorare senza pretese di essere un genio del mercato o di divismo culturale: lo scenario attuale del contemporaneo è desolante ma anche stimolante……… vedremo dove ci porta la crisi …… agitarsi mi sembra controproducente e stupido perchè non c’è ancora un sistema alternativo a quello attuale ormai decadente, nel senso che sta crollando su se stesso

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    Per informazioni: 349 2901981

    (chi vuole intendere intenda)

  • salve Christian
    grazie per gli articoli, li ho trovati interessanti e pieni di spunti. Vorrei però approfondire un paio di punti e capire meglio quello che intendi.
    In particolare relativamente a:
    “La dissociazione è talmente acuta, patologica, da escludere completamente il mondo – quello vero. L’unica realtà conoscibile e fruibile, di cui si fa esperienza, diventa quella del “sistema”.” (con una attenzione particolare al concetto di sistema.)
    l’altro punto:
    “La faticosa ricomposizione tra arte e realtà potrebbe consistere principalmente nel rivolgersi alla narrazione come interpretazione del mondo. Finzionalizzazione della e dalla zona oscura del reale.” belle parole ma molto dense. Mi interessa particolarmente il concetto di narrazione come interpretazione, in riferimento soprattutto ad una eventuale traslazione di questa operazione al momento della creazione artistica.
    Ti viene in mente qualche testo che possa aiutarmi ad approfondire questi punti?
    ti ringrazio
    Lucia

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      L’ARTE E’ UN SURROGATO DELLA REALTA DELLO SPETTACOLO MEDIATICO !!!

      Lucia, la più importante accezione del termine NARRAZIONE/INTERPRETAZIONE NELL’ARTE, consiste semplicemente nel riuscire davvero a essere se stessi. L’artista autentico non si compromette e non baratta mai al mondo che lo circonda la sua autenticità creativa, per avere un ruolo, successo, soldi e un’approvazione sociale e culturale. Questa società dell’arte e dello spettacolo mercificato ci spinge a essere non ciò che veramente siamo, ma ciò che secondo loro noi dovremmo essere.

      Il vero artista, non rinuncia alla sua autenticità creativa per avere in cambio una maschera da indossare per essere accettato nell’odierno sistema malato dell’arte. Molti noti artisti osannati e super pagati da questo sistema mercantile, autoreferenziale, mortifero – hanno cancellato la loro vera autenticità creativa e si sono appiccicati la maschera dell’Art System” , ignorando per sempre la loro libertà e autonomia del fare.

      Per un artista, il momento della creazione è un atto sempre “rivoluzionario”, basato sul fare, sul capire e interpretare, soggettivamente la realtà circostante. Per questo sperimenta linguaggi inediti, percorre strade non ancora battute e si mette in relazione con la collettività che soffre, per trovare la sua vera identità.

      Ma siccome l’artista, difficilmente potrà trovare un equilibrio esistenziale, permanente nella collettività in cui vive, (anche quella più progredita), vivrà sempre in una condizione di precarietà creativa.

      Purtroppo, oggi la realtà ha sostituito l’opera d’arte con lo spettacolo mediatico, e l’arte non è altro che un surrogato di un equilibrio che manca all’artista nella realtà.
      Tanta serenità

    • christian caliandro

      Cara Lucia,

      certamente. Ecco qualche testo:

      – Carla Benedetti, Disumane lettere, Laterza 2011
      – Giuseppe Genna, Dies Irae, Rizzoli 2006
      – Giuseppe Genna, Italia De Profundis, minimum fax 2008
      – Antonio Moresco, Lettere a nessuno, Einaudi 2008
      – Antonio Scurati, La letteratura dell’inesperienza, Bompiani 2006
      – Giorgio Vasta, La narrativa dell’umiliazione, 6 dicembre 2011: http://www.minimaetmoralia.it/?p=5880
      – Christian Caliandro, Pier Luigi Sacco, Italia Reloaded, Il Mulino 2011 (scusami per l’autocitazione, ma non l’avrei messa se non pensassi che chiarisse i punti che ti interessano)

      • grazie! gentilissimo! in effetti non ho ancora affrontato nessuno di questi testi e questo mi rende felice, si apre un nuovo filone di riflessione!
        buona giornata, lucia

  • Antonio Tateo

    La verità è che oggi scontiamo il consenso alla espropriazione dei luoghi dove potevamo esprimerci anche politicamente. Non ce ne siamo accorti ma abbiamo
    consentito che prevalessero gli uomini e le idee della “provvidenza”, senza fiatare.
    Chiuse le sezioni dei partiti, l’ impossibilità di esprimere “preferenze” per i candidati
    e l’accettazione di altri luoghi di dibattito delle idee(vedi: televisione), l’impoverimento del dibattito giornalistico e culturale, l’accettazione dei “cult” del consumo e dello
    atteggiamento sociale (vedi i miti del consumo e dell’essere “altro” per censo e
    partecipazione ai gruppi ristretti dei “parveniù”), siamo oggi un gregge di pecore
    che aspettano l’Uomo della Provvidenza. Non certamente il rivoluzionario “Cristo”
    che fu capace di far correre rischi sociali agli Ebrei Farisei e ai Romani conquistatori di terre e uomini. Antonio Tateo, direttore dell’OLDS

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