Contemporaneo, è giornata

Domani 8 ottobre, musei aperti gratuitamente in tutta Italia. E nel 2012, una Giornata del Contemporaneo europea. Iniziativa lodevole, e chi lo nega. Ma l’Italia potrebbe e dovrebbe fare meglio e di più. Ad esempio, insegnare a leggere.

Giulio Paolini per la VII Giornata del Contemporaneo

Roma, 27 settembre 2011. La Sala Stampa Estera di via dell’Umiltà ospita la presentazione della Settima Giornata del Contemporaneo, settima e ultima, in vista dell’omonima di livello europeo prevista per l’autunno del 2012.
Cambia il contenitore: seconda la breve tradizione, l’immagine guida dell’evento è affidata di volta in volta a un artista italiano contemporaneo. Dopo Pistoletto (2006), Cattelan (2007), Pivi (2008), Ontani (2009) e Arienti (2010), è la volta di Giulio Paolini. Il poverista formula una proposta dalla fisionomia profondamente italiana; la sua architettura immaginaria getta le fondamenta nella storia del disegno e della prospettiva.
Non cambia il contenuto: sabato 8 ottobre, musei (e non solo) aperti gratuitamente a tutti.
E non cambiano nemmeno i numeri: centinaia di migliaia i visitatori mobilitati previsti, circa mille le realtà istituzionali coinvolte, un iridato pot-pourri che amalgama micro e macro. Dalla Fondazione Guarino Amella di Canicattì ai Severini del grande Mart di Rovereto.
La Giornata del Contemporaneo ricade nel solco di quella tendenza, molto politically correct, di portare i grandi numeri nei luoghi dell’arte contemporanea. L’iniziativa persegue un obiettivo certamente nobile; immaginare cosa accadrà sabato, però, non è affatto difficile: 150mila persone inciamperanno in un museo, saltuaria alternativa allo shopping o al pascolo nel corso, per vagare per le mute stanze di un qualsiasi MA-RT/MBo/GA/dre/cro, secondo un itinerario insidioso e privo di riferimenti, boccheggianti di fronte a igloo di vetro e scritte al neon, esterrefatti davanti a banconote sagomate e scheletri che falciano il prato.

I visitatori dei musei immortalati da Thomas Struth

Usciamo un momento dal “testo” per stringere sul “contesto”. L’universo in espansione dell’arte è tenuto ad affrontare la coincidenza di due crisi contingenti: una interna, identitaria, che contempla la sublimazione di un’avanguardia e la convenienza della stessa ricerca dell’avanguardia. La seconda, meno teologica, ha il volto della crisi finanziaria. I musei, le istituzioni più vicine allo Stato, sono i primi a soffrire.
La soluzione può allora nascondersi nella quantità, nella massificazione del “prodotto culturale”. Forse. Forse, però, iniziative come quella della Giornata del Contemporaneo hanno radici fragili e facilmente deperibili in momenti in cui i bisogni elementari diventano bisogni primari. Forse, allora, la soluzione non si sostanzia in operazioni fatue, sporadiche e dall’aria vagamente paternalista; forse questo è il momento per imprimere al Paese una rifondazione profonda, e questa crisi ci offre l’opportunità di una critica radicale.
L’arte – soprattutto l’arte contemporanea – non può preparare all’arte. Il Bacchino malato come il Concetto Spaziale non si guardano, si “leggono”. Nessuno può insegnare a guardare, si può però imparare a leggere. Ci troviamo di fronte due alternative: o ci rassegniamo al fatto che musei e gallerie rimangano spazi riservati a pochi professionisti, oppure diamo a molti la possibilità di “leggere”.

Le immagini-guida della Giornata del Contemporaneo

L’Italia è la culla della civiltà occidentale: attingiamo il nostro oro nero (anzi, le nostre energie rinnovabili) dal bacino della storia e della bellezza, ma l’approccio alla bellezza richiede un progetto educativo meticoloso e sistematico. In un Paese che può vivere d’arte, di beni culturali e paesaggistici, le prodezze dell’arte e il valore del bene culturale non possono essere insegnati nell’ora settimanale di disegno. Scuole e università formano molti impiegati, ma pochi uomini consapevoli e capaci di erigere valori.
È nelle scuole, nei licei e nelle università che bisogna spargere seme della scienza. Provare a farlo un sabato pomeriggio all’anno in alternativa al weekend incipriato delle notti bianche dell’arte è un esercizio destinato a rimanere zoppo e sterile. Necessario, indubbiamente, ma non sufficiente. La sfida, anche per realtà che puntano a fare sistema come encomi abilmente fa l’Amaci, è quella dell’educazione, della didattica, dell’insegnamento. (Ri)partendo la lì, ce la si può fare.

Luca Labanca

www.amaci.org

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Luca Labanca
Luca Labanca si muove nel 2006 da Varese a Bologna per iniziare il percorso di studi del DAMS, curriculum Arte. Negli anni di residenza bolognese collabora stabilmente col bimestrale d’arte e cultura ART Journal, contemporaneamente idea e sviluppa progetti ed eventi di contaminazione culturale tra il Lago Maggiore e Lugano assieme allo scrittore e musicista Tibe. Nel 2010 ottiene la laurea con la tesi Fiat Lux sviluppata al fianco della docente in Semiotica dell’Arte, Prof.ssa Lucia Corrain. Nell’ottobre dello stesso anno si trasferisce a Roma per intraprendere il percorso magistrale in Studi storico artistici dell’Università la Sapienza, fin dai suoi esordi partecipa al progetto editoriale Artribune.
  • Condivido. Riflessione valida non solo per il contemporaneo ma anche per l’arte del passato: quante persone ho visto passare indifferenti davanti a capolavori senza degnarli di uno sguardo.

  • Giorgia

    problema fondamentale..ho fatto proprio una tesi su questo argomento. È necessario formare le nuove generazioni ad essere fruitori consapevoli dei musei.
    Nella mia tesi di laurea sono riuscita inoltre a proporre,testare e dimostrare quanto questo sia semplice. I ragazzi hanno bisogno di guardare ed è necessario far emergere dalle loro stesse parole e pensieri le tematiche del contemporaneo.
    Sono davvero molto contenta che sia uscito oggi un articolo di questo tipo.

  • Daniela Fantini (dioydea dioy)

    Yes, exactly /YES, EXACTLY… Soprattutto “leggere” anche “oltre” le parole, alle spalle delle stesse, al di sopra i sicari delle stesse, tra le dune dei meandri cristallizzantesi ad ogni fermo BIO_illogico dell’arte, fuori dai ponti di assolo delle Gallerie.. Ma in VIAGGIO tra il dire e il fare c’è di mezzo l’interpretazione. Spesso manca nelle opere stesse da parte dell’autore e chissà perché si interpreta col potenziale proprio pensiero di fruitore. Quando invece l’interpretazione è in atto nell’opera stessa avviene che non la si guarda nemmeno. Non la si sa LEGGERE. QUESTO specchio sciocco e pericoloso deve infrangersi una volta per tutte. E’ pericoloso, infatti. Imparare a leggere è d’obbligo ma purtroppo non è insegnabile a chi non ne avverte l’importanza.

    (Dioydea-Giornata del Contemporaneo-AMACI-8 Ottobre2011)

    • Daniela Fantini (dioydea dioy)

      Quindi si può solo comunicarne l’importanza.

  • Trovo interessante, a livello educativo, questa manifestazione, infatti non sono aperti solo i musei e luoghi deputati, dove in genere i più non hanno gli strumenti per “entrare nelle opere”. Aprire a laboratori di artisti, e parlando con loro della propria storia artistiaca, aiuta a capire come si deve guardare un’opera contemporanea.
    Le opere non dovrebbero avere una spiegazione verbale, ma purtroppo molti ” come ho scritto prima” non hanno i mezzi ” sensibilità e cultura” per gustare o disprezzare.

    • Daniela Fantini (dioydea dioy)

      … non c’è niente di peggio infatti, che “parlare” delle proprie o altrui opere (descrivendole) che dovrebbero essere le sole ad essere lette. Diventa ancora una volta mettere sul piatto la pappa pronta.. L’opera inizia e finisce dov’è: un dialogo aperto e diretto con chi la osserva. Se una chiave di lettura c’è è incorporata nell’opera stessa.

  • laura tansini

    sorpresa … al MAXXI fino alle 18, forse le 19 si paga regolare biglietto
    è stato contrabbandato come il museo nazionale per l’arte del xxi secolo, giusta continuazione della GNAM
    ma essendo gestione privata -che non ha speso un penny per la realizzazione del molto criticabile progetto architettonico- non rispetta la gratuità agli aziani nè ai giornalisti, a meno che non ti presenti il giorno comandato ho fai richiesta al molto gentile ed efficente ufficio stampa, ma perchè dover chiedere quando in tutto il mondo con un tesserino professionale valido si entra gratis e senza far code e si ha uno sconto sul catalogo?

    Ho chiesto all’Associazione Amaci nella persona del suo presidente Gabriella Belli di espellere MAXXI dall’associazione