Se questa è una chiesa

Sul piatto vi sono una serie di questioni mica da poco. Innanzitutto il concetto stesso di chiesa. Ha ancora senso? A guardare le chiese contemporanee edificate in questi ultimi anni in Italia, sembra che gli architetti rispondano con piattafiorme-campus dedicate non alla religione, ma piuttosto alle religioni. Sta di fatto che la Chiesa, intesa come Stato, pare molto più interessata all’architettura contemporanea rispetto allo Stato, inteso come Italia.

Dives in Misericordia - Richard Meier

Di opinioni contro ce ne sono a bizzeffe. Tutto ri-comincia alla fine del 2009, quando il Complesso Parrocchiale San Paolo a Foligno, dello Studio Fuksas, riporta l’attenzione sul mai realmente sopito dibattito dell’architettura sacra contemporanea. Il primo ad alzare la voce è Sgarbi, che su Il Giornale tuona: “Basta con le archistar atee e le loro chiese-scatole”. Sempre nello stesso periodo, un manipolo di intellettuali lancia un appello a Papa Benedetto XVI “per il ritorno a un’arte sacra autenticamente cattolica”. Un disperato richiamo a cui aderiscono in 1.800 da tutto il mondo. Francesco Borgonovo, tra gli altri, scrive: “Basta con le chiese che assomigliano a capannoni o cubi di cemento”. Mentre, a febbraio di quest’anno, il Cardinal Ravasi rincara la dose, parlando di chiese come sale congressi e palazzetti dello sport. Il concetto è chiaro. Le nuove architetture sacre, quelle che Giò Ponti chiamava “chiese pinocchio”, non piacciono perché sono brutte, antiestetiche e rappresentano un insulto alla cristianità.
Ma perché tanto accanimento? Passiamo al setaccio alcuni casi limite.
Al Complesso San Paolo a Foligno di Massimiliano Fuksas non viene perdonato il cemento facciavista, tantomeno la forma aspramente cubica. È indubbio che l’edificio fatichi a inserirsi nel contesto, ma vanno anche notati alcuni accorgimenti. L’espediente della “scatola nella scatola” assicura un gioco di luci inaspettato, dotando lo spazio interno di una notevole carica tensionale, con continui rimandi interiore-esteriore, terrestre-divino.

Chiesa di Padre Pio - Renzo Piano

Un altro caso osteggiato lo troviamo nel 2004. La Chiesa Padre Pio a San Giovanni Rotondo, a opera di Renzo Piano. Sintesi di ingegneria e architettura in cui il forte aspetto tecnologico è stato ingiustamente assimilato a quello di stadi e ponti. Per molti, un’architettura più adatta a ospitare eventi sportivi che funzioni solenni. L’edificio però, nonostante tutto, non appare monumentale, si lascia attraversare, fondendosi col territorio circostante trovando il giusto compromesso fra contemporaneità e tradizione.
Un caso diverso è quello della nuova Chiesa Resurrezione di Gesù, inaugurata alla fine del 2010 nell’hinterland milanese. Cino Zucchi, chiamato a sostituire una chiesa-capannone, sceglie un atteggiamento conservativo senza cedere ad alcuna tentazione e, per questo, risulta bene accolto dalla comunità. Ne viene fuori un volume misurato, sobrio, un luogo ospitale e aperto. Una critica? Poca tensione, poca spiritualità: del vecchio capannone si sente ancora l’eco.

Santa Maria della Presentazione - Studio Nemesi

Arriviamo ora a quattro esempi romani. Il caso più eclatante è senza dubbio la Chiesa del Giubileo (Dives in Misericordia, il nome ufficiale) di Richard Meier a Tor Tre Teste, un apripista nel suo genere. Un oggetto scultoreo, abilmente adagiato in una zona assai periferica della città. Una promessa non mantenuta: la rinascita di un quartiere, il riscatto di una comunità. Un bellissimo oggetto da ammirare che, a distanza di quasi dieci anni, se ne infischia del mondo circostante.
Di tutt’altra fattura è Santa Maria della Presentazione dello Studio Nemesi. Qui l’aspetto industriale è mitigato da un uso ponderato dei materiali, mentre all’ordine compositivo si predilige il caos calcolato. Un’implosione di forme e segni contrastanti che restituisce un’immagine generale frantumata, una chiesa campus polifunzionale insomma.
Sempre sul tema della frattura lavora un altro studio romano, Sartogo Architetti Associati. La Chiesa del Santo Volto di Gesù, alla Magliana, è letteralmente spezzata in due parti, a suggerire il percorso verso la Croce. Un’architettura basata sulla simbologia cristiana. Fra tutti, l’esempio meglio digerito dai più, forse perché palesemente nostalgico e ricco di richiami post-modern. Da segnalare il grande sforzo di dialogo con l’arte contemporanea: la chiesa è piena di opere di artisti, anche giovani.

Chiesa di San Pio a Pietralcina - Anselmi Associati

Infine, un’architettura da poco inaugurata, la Chiesa di San Pio a Pietrelcina a opera dello studio Anselmi Associati. Nel quartiere Malafede si mette in moto un movimento. La copertura, un foglio ondulato, genera un’immagine riconoscibile e disegna una facciata tripartita, richiamo delle tre classiche navate. Anche qui, una forte simbologia tradotta con i più moderni mezzi della tecnica. Con un risultato popolare, quasi fumettistico.
Cosa viene fuori da questa mappatura tutta italiana? Prima di tutto, l’assenza (per fortuna) di modelli di riferimento che, se da un lato indirizzano, dall’altro ammazzano la creatività. Secondo, la sperimentazione. Materiale, funzionale e soprattutto formale. Terzo, la reinterpretazione in termini contemporanei dell’idea di icona. Le chiese, si sa, per gli architetti sono un esercizio di stile in cui il duello scultura-architettura è sempre aperto. Ma è forse il termine ‘chiesa’, tradizionalmente inteso, a non essere adeguato. Oggi, in un mondo multiculturale e frammentato, sembra farsi largo un’altra idea, più allargata. Superare il concetto di luogo di culto in favore di luogo spirituale, di raccolta e unione anche per altre fedi. Uno spazio sperimentale, non più intrappolato in dogmi precostituiti. E in questo, l’architettura contemporanea sta dando dimostrazione di essere spanne avanti.

Zaira Magliozzi

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #1


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Zaira Magliozzi
Architetto, architecture editor e critico. Dalla sua nascita, fino a Marzo 2015, è stata responsabile della sezione Architettura di Artribune. Managing editor del magazine di design e architettura Livingroome. Corrispondente italiana per la rivista europea di architettura A10. Dal 2006 cura la rubrica “Corrispondenze” nella rivista presS/Tletter. Pr e project manager di progetti dedicati alla comunicazione del design e dell’architettura per l’agenzia di comunicazione SignDesign. Ha scritto per The Architectural Review, L’Arca, Il Giornale dell’Architettura, Il Gambero Rosso, Compasses, Ulisse e Quaderno di Comunicazione. Membro del Consiglio direttivo di IN/ARCH Lazio. Dal 2009 fa parte del laboratorio presS/Tfactory, legato all’AIAC - Associazione Italiana di Architettura e Critica - per l’organizzazione di eventi, workshop, concorsi, corsi, mostre e altre iniziative culturali legate al mondo dell’architettura.
  • La Dives in Misericordia di Richard Meier è assolutamente STUPENDA, peccato per il contesto, non è certo colpa sua se il quartiere in cui sorge agonizza…

  • Roberto Codroico

    La chiesa di Richard Meier è interessante ma non di certo un’opera eccelsa; ci sono evidenti contraddizioni anche nel linguaggio architettonico, oltre all’assenza di religiosità. Agli inizi la “forma” delle chiese paleocristiane fu determinata dal “rito religioso”. Oggi questo è una rappresentazione teatrale del passato oppure una manifestazione da stadio. Quale architettura per una simile religiosità!?

  • roberto munari

    ….il problema è sempre e solo uno: la tv non parla di architettura, i quotidiani non parlano di architettura, le riviste con i quotidiani ne parlano a vanvera; manca la conoscenza, non si può pretendere che i normali cittadini, che non conoscono nulla di contemporaneo, tantomeno l’arte e l’architettura, possano avere un giudizio positivo, le architetture contemporanee sono meteore all’intertno di quartieri periferici, che non è vero che non abbiano caratteristiche alcune, ma la magior parte hanno le stesse caratteristiche di base, lunghe strade e poche piazza, perchè il “centro città” deve essere uno solo…….alla fine è sempre un problema di ignoranza.

    Un architetto….contemporaneo.

    • Ettore Morini

      Giusto, giustissimo… Ok, c’è un po’ di forzatura, ma sono quasi tutte interessantissime. Tre poi (Meier, Piano, Anselmi) per me sono capolavori

  • daniele

    qualcuno, da un punto di vista religioso e architettonico, si era occupato di selezionare i lavori di architetti contemporanei, ecco il risultato, di cui uno in italia:
    http://www.fondazionefrates ole.org/content/view/9/9/lang,it/

  • Alessandro

    L’articolo è interessante, molti gli spunti di riflessione. Giustissimo il riferimento all’assenza di modelli precostituiti come fenomeno positivo. Se devo fare un appunto dimentica, citando le polemiche, anche gli interventi “pro”, anche in area cattollica. Mi suona molto strana la conclusione: “Oggi, in un mondo multiculturale e frammentato, sembra farsi largo un’altra idea, più allargata. Superare il concetto di luogo di culto in favore di luogo spirituale, di raccolta e unione anche per altre fedi. Uno spazio sperimentale, non più intrappolato in dogmi precostituiti. E in questo, l’architettura contemporanea sta dando dimostrazione di essere spanne avanti.”. Le nuove chiese non funzionano proprio quando si trasformano in palazzetti della spiritualità: non accontentano nessuno. Sarà banale, ma una chiesa cattolica serve alla liturgia cattolica come una protestante a quella luterana. Come i templi indù servono alle liturgie indù. Pensare a edifici di culto aperti al dialogo con le altre religioni mi pare un’idea giusta. Ma ogni dialogo parte da un’identità. Pensarli come spazi indistinti mi sembra molto politically correct e rivela semmai un imbarazzo e non una felice intuzione dell’architettura contemporanea.

    • Zaira Magliozzi

      Caro Alessandro,
      sono d’accordo: “ogni dialogo parte da un’identità”. Ma questo non credo escluda il fatto che molti luoghi di culto possano rappresentare la fusione di più identità? E’ successo già in passato con le contaminazioni di più culture che ha spesso portato a notevoli risultati in termini creativi.
      Nell’articolo cercavo di trovare una risposta. Cosa c’è dietro questo approccio progettuale? Solo l’affermazione dell’io-architetto? O qualcosa di più?
      Ecco, l’idea di “Superare il concetto di luogo di culto in favore di luogo spirituale, di raccolta e unione anche per altre fedi”, mi sembrava una strada. Una delle possibili.

  • stefano gambini

    Sgarbi, con la sua critica alle chiese progettate dalle “archistar atee”, confonde l’atteggiamento religioso-fideistico con quello estetico, che non hanno nienete da spartire. Non è necessariamente vero che chi ha fede riesca a progettere opere preligiose più belle. Si possono trovare migliaia di esempi al riguardo. Nel libro “ArteAmbiente” edito dal CIDDO, si affronta in modo approfondito la categoria di Chiesa e le soluzioni geniali di Michelucci, con l’invenzione per esempio della “Chiesa Teatro” (Longarone). Le varie soluzioni quando sono innovative non sono sempre facili da digerire ma il tempo poi rende giustizia a tutto. Il gotico era disprezzato dagli artisti rinascimentali, ed è tutto…
    Grazie

  • stefano gambini

    Sgarbi, con la sua critica alle chiese progettate dalle “archistar atee”, confonde l’atteggiamento religioso-fideistico con quello estetico, che non hanno niente da spartire. Non è necessariamente vero che chi ha fede riesca a progettere opere religiose più belle. Si possono trovare migliaia di esempi al riguardo. Nel mio libro “ArteAmbiente”, edito dal CIDDO, si affronta in modo approfondito l’analisi della categoria “Chiesa” e le soluzioni geniali di Michelucci, con l’invenzione, per esempio, della “Chiesa-Teatro” (Longarone). Le varie soluzioni quando sono innovative non sono sempre facili da digerire ma il tempo poi rende giustizia a tutto. Si consideri che il gotico era disprezzato dagli artisti rinascimentali, ed è tutto dire…
    Grazie

  • Minna

    frequento la chiesa di Dio Padre Misericordioso a Tor Tre Teste. La trovo meravigliosa, così piena di luce e aperta verso l’alto.
    Peccato per l’acustica pessima.
    Come può un grande architetto come Richard Meyer non pensare all’acustica quando costruisce una chiesa, luogo di incontro di una comunità?

  • Per l’acustica mi spiace molto.
    Meier, Piano,sono molto belle per me, anche Anselmi, ovviamente in un modo diverso, anche le altre con le loro motivazioni sono interessanti. Sartogo con lo spazio centrale tra i due edifici per esempio. Zucchi con la decisione di non deviare dal “classico”esprime una rigidità massiccia ( peraltro armoniosa) ben accolta dalla comunità e questo è significativo.
    la coscienza dell’uomo si evolve volente o nolente queste sono espressioni individuali per architetture pubbliche e ciascuna di esse è una libera interpretazione. Io trovo che siano tutte molto interessanti e belle per le loro peculiarità. A differenza di altri templi, chiese, costruiti negli anni passati che andavano realmente ad urtare con il concetto di estetica e con l’ambiente circostante questi edifici hanno ciascuno una sua armonia
    come al solito c’è sempre qualcosa che non va per qualcuno ma così è sempre.

  • Sottoscrivo l’articolo in toto

    • Zaira Magliozzi

      ;-)

  • La Chiesa, per ovvi motivi ma per fortuna si è sempre assunta il ruolo di Committente. Per questo abbiamo i capolavori che tutto il mondo ha ormai nel proprio immaginario. Le realizzazioni sono state quasi sempre contestate dai coevi , e oggi la storia non fa che ripetersi. Come architetto trovo notevoli gli esempi su citati e amo soprattutto il progetto di Meyer, la Chiesa spezzata dello studio Sartogo Associati e quello di Renzo Piano.
    TL

  • giacomo

    Di solito Meier non mi piace, formalista e troppo autonomista, ma devo dire che la sua chiesa è un capolavore, Anselmi bella (un po’ Niemeyer?),Quella di Fuksas, da fuori è insostenibile……..e Piano è un tecnologismo

    @cosa vuol dire “ci sono evidenti contraddizioni anche nel linguaggio architettonico”? dvvero? ancora?, deve essere tutto coerente?, a cosa?, perchè?, ne esiste una motivazione oggettiva?, esistono motivazioni oggettive?

  • Michele

    L’architettura contemporanea non è necessariamente correlata all’architettura del passato. Mi spiego meglio: Una chiesa barocca, per esempio ha pochi punti in comune con un tempio greco. Dice Honorè de Balzac: “L’architettura è la registrazione della storia dell’umanità”. Se per 200 anni, per fare un esempio, l’architettura non mutasse il suo linguaggio espressivo, fra 1000 anni i posteri, guardando le architetture del nostro tempo, non noterebbero alcuna nostra evoluzione. Guardando la cupola del Brunelleschi e i triliti di Stonehenge, siamo in grado di cogliere un certo sviluppo della civiltà mondiale.
    Per intenderci: una chiesa contemporanea non può essere una chiesa Rinascimentale. Un qualsiasi edificio contemporaneo, non può assumere un linguaggio barocco. Ecc…. Sono comunque daccordo che alcune chiese contemporanee non rispecchiano lo spirito religioso che dovrebbero avere. Sicuramente non è il caso della “Dives in Misericordia” di Richard Meier.

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