E la Grecia ci prova

Passeggiata per Atene e puntata a Salonicco. Per vedere come sta reagendo il Paese più economicamente sacrificato d’Europa alla crisi nera della finanza e dell’economia. L’atmosfera non sembra essere delle peggiori, con musei in costruzione e centri culturali appena inaugurati. Con la sana concorrenza di Salonicco. Ad accompagnarci, una guida d’eccezione.

Il Centro Culturale Onassis di Atene

In Grecia, la misura del tempo segna ciclicamente la storia dell’uomo. Non è un caso, infatti, che la contemporaneità, su territorio ellenico, mantenga un dialogo costante con la propria eredità culturale millenaria. Di conseguenza, la lingua greca parla ancora oggi l’antichità anteriore dalla quale proviene. Una koinè che ha reso il Paese zona di civiltà compresenti: né orientale né balcanica, né completamente mediterranea né eternamente periferica. Negli ultimi dieci anni, in Grecia, sotto il termine koiné è possibile predire l’avvento di un nuovo logos interculturale. Un codice condiviso non più solo da etnie o popoli diversi, ma, per quanto riguarda il settore dell’arte contemporanea, dall’integrazione di sistemi, piattaforme e spazi collettivi.
“La Grecia risiede nel centro dei propri retaggi. Da una parte il peso della storia, dall’altra la speranza di considerarsi parte integrante dell’Europa, la voglia di modernizzarsi e un desiderio di importare beni di consumo e informazioni hanno solo di recente cominciato a scendere a patti
con il nascere di una complessa e doppia identità”, sentenzia Katerina Gregos, curatrice e scrittrice greca che oggi vive a Bruxelles e che a Venezia cura il Padiglione Danese alla Biennale. Tutto questo, in generale, è il retroscena ibrido dal quale emerge la produzione di una scena greca dell’arte contemporanea. Mancando una storia modernista e i suoi relativi richiami, qualcuno potrebbe ipotizzare che il Paese in tempi attuali sia direttamente atterrato nel postmoderno, in una cultura del pastiche e dai punti di riferimento sempre più iper-culturali.
Per capire quali linguaggi parli e dove risieda l’arte contemporanea nella capitale bisogna partire da due emblematiche realtà museali ateniesi: l’una pubblica, l’EMST, e l’altra privata, la Dakis Joannou Foundation. L’EMST (National Museum of Contemporary Art) nasce nel 2000, cercando di coprire una lunga assenza di istituzioni analoghe dedicate a promuovere l’arte contemporanea internazionale e non. A partire dal 2003, alcune mostre organizzate dall’Emst sono state allestite anche negli spazi del Megaron Mousikis (la Music All ateniese). Proprio quest’anno, grazie al sostegno di 40 milioni di euro stanziati per il recupero del sito industriale del birrificio Fix (vi sono aree dove i fondi europei li investono, non li lasciano scadere), la nuova sede del museo sta per essere inaugurata con i suoi 20mila mq. L’impegno, dunque, a seguito del progetto di ampliamento, sarà doppio: utilizzare gli spazi per implementare una collezione d’arte pubblica di livello enciclopedico e poi, naturalmente, stabilire una programmazione di mostre a carattere sperimentale.

Salonicco

La Dakis Joannou Foundation (DESTE) dal 2006 ha sede negli spazi di una vecchia fabbrica di calze di Nea Ionia. Attraverso un programma culturale scelto, l’organizzazione promuove artisti emergenti e affermati, avendo come scopo primario non solo di incrementare l’attenzione del pubblico, ma anche di aumentare le opportunità per i giovani autori di esplorare le connessioni fra l’arte contemporanea e la cultura tradizionale greca. La consistente collezione della Deste Foundation, le sue mostre di rilievo internazionale, il Deste Prize (conferito ogni due anni a un giovane artista greco) e la splendida sede satellite sull’isola di Hydra hanno portato l’adesione al progetto Face, gruppo composto dalle cinque maggiori fondazioni europee per il contemporaneo (Deste di Atene, Ellipse di Cascais, Sandretto Re Rebaudengo di Torino, La Maison Rouge di Parigi e Magasin 3 di Stoccolma) con lo scopo di promuovere giovani talenti internazionali. “L’affermazione dell’Emst ad Atene ha fornito un contrappunto di valore, una sorta di contro-narrazione forte rispetto al punto di vista market-oriented prevalentemente occidentale di Joannou”, sostiene Katerina Gregos. “In oltre dieci anni, l’Emst ha sviluppato un programma coerente, promuovendo tanto l’arte greca quanto l’arte contemporanea internazionale, con una particolare specialiazzazione per video e pellicole e pratiche critiche legate a temi sociopolitici”.
Altra colonna dell’offerta museale ateniese è il Benaki, la struttura più vecchia della Grecia, fondata dal magnate Emmanuel Benakis e dotato di oltre 40mila oggetti dall’antichità fino all’epoca bizantina. “Dal 2003, grazie alla nuova sede satellite, nel quartiere Gazi, il Benaki espone opere d’arte moderna, contemporanea e fotografie in uno spazio assolutamente internazionale”. Ma quali sono le altre novità dello scenario cittadino affacciatesi negli ultimi dieci anni? “L’Atopos, nato sempre nel 2003, è una non profit che punta su moda e nuove tecnologie. Molto interdisciplinare. Come interdisciplinare è il Centro Culturale Onassis, recentissima apertura non distante dal nuovo Emst”.

Il Museo Benaki di Atene

A leggere quanto riportato sinora, la capitale greca sembrerebbe una sonnacchiosa metropoli dotata solo di sparuti spazi pubblici. La realtà è diversa, e gli spazi privati assolutamente non mancano. Quello che manca sono magari delle realtà intermedie, delle fondazioni che si occupino di promuovere all’estero il lavoro dei giovani artisti greci più promettenti. Tuttavia, “Stefanos Tsivopoulos, Haris Epaminonda (nel 2009 ha esposto alla Malmö Konsthall), Athanasios Argianas, Eleni Kamma, Yorgos Sapountzis, Christodoulos Panayiotou (nel 2010 ha esposto alla Kunsthalle Zürich) e Maria Antelman appartengono forse alla prima vera generazione di artisti greci che stanno mostrando i loro lavori all’interno di mostre e di istituzioni internazionali significative”, dice sempre la Gregos. E le gallerie? Ce n’è per tutti i gusti. Quelle internazionali-trendy (The Breeder, The Apartment e Loraini Alimantiri/Gazon Rouge), quelle ben piazzate (Galerie Xippas, Ileana Tounta Contemporary Art Centre, Rebecca Camhi, Eleni Koroneou e Bernier/Eliades. E naturalmente Larry Gagosian).
Certo è che, quando si parla di spazi privati, non si può non pensare alla grave crisi economica in cui la Grecia è immersa (peraltro deflagrata proprio durante la scorsa edizione della locale fiera d’arte contemporanea, quando si dice la sfortuna) e alle conseguenze che questa situazione potrà avere sul settore.È troppo presto dire esattamente come le cose si evolveranno, ma è possibile predire conseguenze negative a lungo termine sull’arte contemporanea”, sostiene la Gregos. Che però aggiunge: “Una nota positiva c’è: siamo in guerrilla e ci si inventano cose nuove. Ad esempio, quelli di XYZ, il collettivo che ha inventato e reso internazionale la Biennale di Atene, hanno aperto un ‘outlet’ culturale, in realtà un piccolo negozio dove ogni mercoledì c’è un evento all’ora di cena. La curatrice Marina Fokidis si è inventata la Kunsthalle Athena, spazio nomadico per mostre e proiezioni con attrezzatura rigorosamente da portarsi da casa”.

Ginevra Bria

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #1

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.
  • Adesso ho capito dove sono finiti i soldi degli speculatori che hanno fatto fallire la Grecia. Gli stanno dando un contentino?! Complimenti per la faccia tosta. MAtteo