Quella Biennale chiamata Fluxus

L’Achille (inter)nazionale lo aveva detto: la “Fluxus Biennial” di Roma sarebbe stata lunga e ricca di sorprese. E ora che si giunge alla fine, tiriamo un poco le fila dell’evento.

Giuseppe Chiari

Al suo quinto appuntamento, con finalmente l’italiano Giuseppe Chiari, Bonito Oliva ripercorre l’arte e la vita, perché questo era Fluxus, di un musicista che – appeso lo strumento al muro – si è dedicato ad altro. Un’arte, la sua, che non poteva che sposarsi con il pensiero di Maciunas e affini, laddove gli spartiti diventano fogli da colorare e l’arte oltrepassa il limite fino ad allora universalmente conosciuto, per approdare al quotidiano.
Questo “flusso” perenne e costante verso la vita di tutti i giorni è stato raccolto in una rassegna lunga ben due anni. Promossa dalla Fondazione Musica per Roma e curata appunto dall’onnipresente Achille Bonito Oliva, ha raccolto i personaggi e l’arte Fluxus.

Nam June Paik - Tv Buddha - 1974

Inaugurata a gennaio del 2010 con in mostra niente poco di meno che il fondatore George Maciunas, la rassegna ha attraversato suoni, pensieri, parole e concetti di George Brecht, Wolf Vostell, Naim June Paik, il tutto condito e intervallato da performance più o meno interessanti che hanno visto alternarsi numerosi protagonisti: Daniele Lombardi, Marcello Panni e lo stesso Achille Bonito Oliva che, a marzo del 2010, con Telephone & Birds, regalò un omaggio, più che a John Cage, a se stesso. Vanno citate anche le performance di Martux_m e le serate after fluxus, il cui debutto è stato affidato a Cesare Pietroiusti e ai tanti giovani studenti pronti a sostenere flussi di vino continui, per sprigionare mondi paralleli e farsi metafora dell’instabilità della vita.

Wolf Vostell - Monumento a Berlino in Rathenau Platz - 1987

Una rassegna, dunque, che spiega quanto gli artisti Fluxus siano sufficienti a delucidare e aiutare a comprendere lo spirito di cui erano infervorati, raccontando quella saturazione della vita mescolata all’arte. La scansione temporale delle mostre dedicate a Fluxus catapultano in una dimensione che, se prima poteva essere solo immaginata, adesso è percepita; quella loro comunione di intenti è davvero esistita e persiste nel tempo, oltrepassa il luogo e trasmette un palpabile senso di concretezza.
Il ciclo Fluxus ci accompagnerà ancora con la prossima mostra, dedicata a Robert Filliou. E qualche altra performance.

Alessandra Fina

Roma // fino al 12 giugno 2011
Fluxus Biennial #05 – Giuseppe Chiari
a cura di Achille Bonito Oliva
Catalogo
Nero
www.auditorium.com

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Alessandra Fina
Vive a Roma. Ha conseguito la laurea magistrale in Curatore d’arte contemporanea presso l’Università La Sapienza. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati (Villa Torlonia, Caffè Letterario Roma ecc). Ha lavorato presso Palazzo delle Esposizioni come operatore didattico e addetta all’accoglienza. Ha partecipato alla redazione del testo Europa – America 1945 – 1985, una nuova mappa dell’arte a cura di Carla Subrizi e del catalogo della mostra Sguardi Multipli. Rassegna Nazionale di Arti Visive (Palazzo San Bernardino, Cosenza – Castello Estense, Ferrara). Ha collaborato con l’ufficio stampa Novella Mirri e Maria Bonmassar. Attualmente si occupa di comunicazione e public relation e collabora con importanti testate di settore: Artribune e Tafter.
  • Raffaello Paiella

    Naim June Paik….storica una sua mostra a Torino di molti anni fa! Un artista da riproporre in questo periodo “disorientato” ….dimenticando Merz…!