A Ferrara “Riaperture Photofestival”, la manifestazione che riapre gli spazi dismessi

Dal 17 al 19 marzo un festival che riapre gli spazi vuoti. Questi luoghi dialogheranno con i progetti fotografici realizzati dagli artisti coinvolti e con chi andrà a vederli.

La Factory Grisù
La Factory Grisù

Un festival di fotografia che riapre gli spazi chiusi a Ferrara, un festival “per chi non vuole lasciarsi stare” come dichiarano gli organizzatori. Si tratta di Riaperture Photofestival, la tre giorni che dal 17 al 19 marzo porterà nella città emiliana mostre, workshop, contest fotografici, letture portfolio. Complice un po’ la crisi, un po’ il terremoto che colpì l’Emilia nel 2012, sono molti in centro i negozi e gli edifici storici dismessi, in attesa di riqualificazione. Perché allora non riempirli, anche solo per pochi giorni? Perché non restituire questi luoghi alla città, ai turisti che sempre più visitano Ferrara, ricordando che, seppur abbandonati, esistono? L’obiettivo di Riaperture è riaccendere l’attenzione su luoghi pubblici o privati attualmente non in uso, per portare loro nuova energia attraverso le immagini.

LE LOCATION

Come a Palazzo Prosperi Sacrati, uno degli edifici più belli della Ferrara estense e chiuso da anni, o nell’Auditorium del Conservatorio cittadino, al momento chiuso per restauro e riaperto eccezionalmente per il festival, o in storici spazi commerciali non utilizzati. In tutto le location saranno sette, per undici mostre fotografiche. E poi un concorso fotografico (la giuria è guidata dal fotografo Mustafa Sabbagh) sul tema dei luoghi comuni. Da Massimo Mastrorillo e Giovanni Troilo al progetto Disco Emilia di Basilico, tutte le mostre sono accomunate da storie molto particolari che indagano i luoghi comuni. 

Anja Rossi

www.riaperture.com

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Anja Rossi
Se fosse un film, molto probabilmente sarebbe “Jules et Jim” di François Truffaut. Tratto da un libro autobiografico, narra le vicissitudini di tre personaggi. Ecco, lei potrebbe interpretare con amore ciascuno di loro (almeno fino al prossimo film). Nata nella parte veneta della pianura padana, ha imparato l’arte del pensare pattinando su fossati ghiacciati. Nella parte emiliana ha poi ricercato altri pensatori, altri paesaggi. Ha una bicicletta da uomo e calze colorate dal 1986. È sovversiva perché mancina o mancina perché sovversiva. Giornalista per sbaglio, mancato avvocato per passione, la cosa che le riesce meglio fare è la curiosa di professione.