Kim Joon. Un tatuatore in Corea

Dal tatuaggio alla scultura il passo è stato breve per il coreano Kim Joon. Protagonista imprescindibile il corpo femminile, ritratto in statuette cave di porcellana, decorate con garbati motivi orientali o ispirati alle classiche manifatture europee.

Kim Joon, Fragile-Buddha, 2010
Kim Joon, Fragile-Buddha, 2010

IL TATUAGGIO IN COREA
Il giovane Kim Joon (ma i coreani si chiamano tutti uguali?) si confessa ossessionato dai tatuaggi. Non è il solo, si dirà; lui però lo è in modo differente, particolare – forse perché la pratica tattoo in Corea è considerata disdicevole (e quindi sarebbe un moto di contestazione), forse perché aveva cominciato a praticarla sui commilitoni durante la sua permanenza nell’esercito (e quindi sarebbe un passo facile obbligato), fatto sta che da civile ha deciso di trasferirla idealmente anche nel proprio lavoro artistico.
Dapprima, usando marker ad acqua decorava calchi di lattice di corpi umani, maschili e femminili, con tappezzature di noti marchi commerciali occidentali. Giustificazione pop: sosteneva così di puntare l’indice da una parte sul desiderio orientale di omologazione cultural-consumistica, e dall’altra sullo strapotere occidentale di manipolazione diretta del desiderio globale. In altre parole (sue): in una società che mostra un inguaribile debole per gli oggetti materiali, la tatuatura non sarebbe solo una scrittura fisica sul corpo, ma pure una significante impressione mentale sulla coscienza dell’individuo.

Kim Joon, Golden Hour-Romeo and Juliet, 2011
Kim Joon, Golden Hour-Romeo and Juliet, 2011

CORPI GRIFFATI
Andando avanti, Kim ci ha preso gusto e ha mutato ottica. Mantenendo fissa la predilezione per il corpo femminile (oh, che sorpresa!) e passando agli ormai usati metodi di composizione digitale, ha deciso di “tatuare” altro su superfici diverse. Ora utilizzando fotografie di corpi nudi, li ha trasformati in statuette cave di porcellana, a volte intere e a volte frantumate, decorate di volta in volta con garbati motivi orientali o ispirati alle classiche manifatture europee: Sèvres, Limoges, Meissen, Copenaghen, Villeroy & Boch… Una esplosione fredda di liscia sensualità.
L’accurata opera di mistificazione, fondamentalmente decorativa, appunto, tra ombreggiature aggraziate e lucidi riflessi, infine si colora però di connotazioni tanto sociali quanto erotiche. Le composizioni di membra, tra cui si prediligono gli articolabili arti e invece vengono sistematicamente neglette le teste, si fanno eleganti – e insieme inquietanti – grovigli labirintici di carni-non-carni, danze quasi rituali di forme spezzate. Bellezze delicate e perciò molto fragili? Bellezze vuote dentro? Bellezze ingannevoli? O bellezze forse suggerite deludenti? Mah: l’illusione, almeno, è tecnicamente ineccepibile. E il suo autore è oggi riverito in Corea come uno fra i più stimabili artisti nazionali.

Ferruccio Giromini

www.kimjoon.net

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #25

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Ferruccio Giromini
Ferruccio Giromini (Genova 1954) è giornalista dal 1978. Critico e storico dell'immagine, ha anche esercitato attività di fotografo, illustratore, sceneggiatore, regista televisivo. Ha esposto sue opere in varie mostre e nel 1980 per la Biennale di Venezia. Come consulente editoriale, dirige collane di libri, cd-rom, video, periodici per diversi editori. Tiene corsi e laboratori per istituzioni scolastiche pubbliche e private, tra cui l'Istituto Europeo di Design di Milano. Finora ha curato e presentato quattrocento esposizioni e manifestazioni su illustrazione, fumetto, fotografia, cinema d’animazione, arti visive contemporanee, in Italia e nel mondo, e ha fatto parte di oltre cento giurie, in diversi casi in qualità di Presidente. A partire dal 1982, è stato consulente artistico di varie manifestazioni e festival nazionali. Per alcuni anni ha condiviso la direzione della mostra internazionale di cinema d'animazione Cartoombria di Perugia. Dal 2007 è direttore artistico del Premio “Sergio Fedriani" di Genova e nella stagione 2008/09 ha diretto il Festival Fantastiche Terre di Portofino in Liguria. Dal 2008 è condirettore del Premio Skiaffino di Camogli.