Ritrovato in Nuovo Messico un dipinto di Willem De Kooning rubato nel 1985

Rubata nel 1985, la tela di Willem De Kooning è stata ritrovata da due antiquari. Sono stati i clienti a suggerire che il quadro appoggiato in terra nel negozio fosse un’opera del grande espressionista astratto.

L'opera ritrovata di de Kooning

Avevano intuito che si trattava di un quadro interessante, ma non avevano idea di quanto fosse prezioso. Buck Burns e David Van Aucker, proprietari del negozio di antiquariato Manzanita Ridge Furniture & Antiques a Silver City, hanno deciso di togliere l’opera dall’esposizione dopo aver ricevuto insistenti commenti dai propri clienti. Più di un avventore, infatti, affermava che l’autore del dipinto potesse essere il grande Willem De Kooning (1904-1977). Basta una rapida ricerca su Google per fare l’incredibile scoperta: il quadro in loro possesso, comprato insieme a un gruppo di oggetti parte di un lotto ereditario per la cifra complessiva di 2.000 dollari, era Woman-Ochre, un olio su tela dipinto dal maestro olandese negli Anni Cinquanta.

UN MISTERO RISOLTO

L’opera era scomparsa nel novembre del 1985, quando un uomo e una donna l’avevano sottratta all’istituzione che la custodiva, il Museum of Art dell’Università dell’Arizona, distraendo con una scusa la sorveglianza del museo. Da allora, nonostante le ricerche, non era emersa nessuna notizia utile al suo recupero, facendo pensare che sarebbe andata persa per sempre. Scoperta la vera identità del dipinto, i due antiquari non hanno avuto dubbi: “è come trovare il portafoglio di qualcun’altro: lo restituisci. Non abbiamo avuto esitazioni”, ha commentato Burns al New York Times.

Willem de Kooning, Woman (Ochre), dettaglio
Willem de Kooning, Woman (Ochre), dettaglio

LA RESTITUZIONE DELLA TELA

Il 3 agosto i due hanno telefonato sia al museo che all’FBI e in pochi giorni l’opera è tornata nelle mani dei conservatori dell’istituzione, che stanno provvedendo a restaurarla in modo da poterla presto reinserire in collezione e restituirla alla visione pubblica. La tela infatti era stata tagliata al momento del furto e successivamente collocata su un nuovo supporto e dotata di una diversa cornice: “è come se Woman-Ochre fosse stata rapita dalla sua casa e tenuta prigioniera in quell’orribile cornice per 31 anni”, ha commentato Va Aucker. “è stata svalutata e degradata, ma ora è di nuovo libera. So che si tratta di un oggetto, ma la mia sensazione è stata questa. Per me si trattava di qualcosa di vivo”.

– Valentina Tanni

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.