Leviathan, parte da Venezia con una serie tv il progetto dell’artista Shezad Dawood

Una serie tv, un film e una serie di racconti fantasy sono il cuore del progetto Leviathan, che si presenta a Venezia a maggio 2017 con i primi tre episodi. Una fitta rete di sostenitori lo porterà successivamente a viaggiare in tutta Europa, raccontando un futuro distopico, metafora dei rischi del presente

Shezad Dawood, Leviathan, production stills 2016, courtesy the artist and Season Two Ltd
Shezad Dawood, Leviathan, production stills 2016, courtesy the artist and Season Two Ltd

Si presenta a maggio il progetto dell’artista Shezad Dawood intitolato Leviathan. La prima tappa sarà a Venezia, in una sede ancora top secret, introduzione ad un tour che porterà l’opera a viaggiare in tutta Europa fino al 2020. Nato nel 1974 a Londra, di origine pachistana e indiana, Dawood ha declinato Leviathan in una fiction di 10 puntate, in un film e in una serie di racconti fantasy. La storia è ambientata in un futuro immaginario e post-apocalittico abitato da comunità distopiche i cui abitanti sono sopravvissuti ad un cataclisma solare. Ogni episodio è raccontato secondo il punto di vista di personaggi differenti che vagano, alla ricerca di un luogo dove insediarsi, tra Europa, Asia e Nord Africa.

UN GROSSO NETWORK A SOSTEGNO DEL PROGETTO

La narrazione viene realizzata montando estratti di notiziari e documentari con scene inedite realizzate dall’artista. Le location delle riprese includono il Natural History Museum a Londra e un’isola abbandonata della Laguna di Venezia. Gli episodi saranno pubblicati da febbraio 2017 su un sito web dedicato, mentre a Venezia saranno presentate le prime tre puntate all’interno di un progetto di allestimento più ampio. Leviathan vuole essere una riflessione sulle tematiche legate all’ambiente e ai flussi migratori che stanno attraversando l’Occidente: attraverso il racconto di un universo altro, fantascientifico, mostra come l’indifferenza, la mancanza di empatia e i clash culturali che caratterizzano il nostro presente possono portare l’umanità alle estreme conseguenze. Il progetto ha raccolto intorno a sé una fitta rete di sostenitori, non solo provenienti dal mondo dell’arte: tra questi, l’Istituto di Scienze Marine CNR-ISMAR e Fortuny a Venezia. Al tour di presentazioni dei 10 episodi e del film, che si concluderà nel 2020, hanno già aderito il Mostyn (il centro d’arte diretto da Alfredo Cramerotti a Llandudno, Galles), il Plymouth Arts Centre (Plymouth, Regno Unito) e A Tale of A Tub (Rotterdam).

Santa Nastro

www.timothytaylor.com
www.outset.org.uk

 

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.