Dal 2018 il capoluogo lombardo avrà un nuovo museo dedicato alla civiltà etrusca. Cuore pulsante dell’impresa è la famiglia Rovati, imprenditori farmaceutici e filantropi. Ecco il racconto di Giovanna Forlanelli Rovati, deus ex machina del progetto.

Sta prendendo forma tra le mura di Palazzo Bocconi-Rizzoli-Carraro, nel centralissimo corso Venezia, a pochi passi dalla GAM, dal PAC e dal Museo Civico di Storia Naturale, il nuovo Museo etrusco di Milano, destinato ad aprire i battenti entro la fine del prossimo anno. Complice l’intervento dell’architetto Mario Cucinella, la sede museale amplierà i confini espositivi, accogliendo anche una serie di attività scientifiche e didattiche transdisciplinari. Alla base dell’operazione c’è la Fondazione Luigi Rovati, espressione dell’amore della famiglia Rovati per l’arte e dell’impegno dell’azienda farmaceutica creata dal capostipite Luigi nel campo sociale e della cultura. Vicepresidente della Fondazione è Giovanna Forlanelli Rovati, laureata in medicina, direttore generale di Rottapharm Biotech, collezionista d’arte contemporanea, a capo della casa editrice Johan & Levi: è lei a tenere le redini del progetto museale in fieri.

Da dove trae origine il futuro Museo d’arte etrusca di Milano?
In famiglia siamo tutti collezionisti. Mio suocero è appassionato di arte classica, longobarda e bizantina, mio marito invece di arte etrusca. Tre anni fa ci hanno proposto di acquistare una collezione conservata in Svizzera e da lì è nata l’idea del museo. Prima di dare il via al progetto, abbiamo fatto una ricerca per capire come potessimo inserirci nell’offerta culturale di Milano, in modo sinergico e complementare.

Vaso plastico, montone. Impasto, altezza cm 9,8. Territorio falisco-capenate, seconda metà del VII secolo a.C. Museo d’arte etrusca, Milano
Vaso plastico, montone. Impasto, altezza cm 9,8. Territorio falisco-capenate, seconda metà del VII secolo a.C. Museo d’arte etrusca, Milano

Come siete entrati in contatto con la collezione ginevrina?
Un mercante ci ha parlato di questa collezione in vendita e, quando siamo andati a casa dei coniugi Cottier, ci siamo trovati di fronte una serie di ripiani carichi di reperti, in ottimo stato di conservazione e di incredibile qualità. Un efficace punto di partenza per dar vita a un museo.

Quali saranno le peculiarità del museo?
Non vogliamo creare un semplice spazio espositivo ma un museo, fatto per conservare e studiare, che deve avere una collezione permanente. All’ex collezione Cottier Angeli – settecento pezzi – se ne affiancheranno altre, con l’obiettivo di riportare l’archeologia al centro dell’interesse comune attraverso attività didattiche, di approfondimento culturale e di ricerca. Vorremmo inoltre contribuire a far emergere alcune collezioni di materiale archeologico che non hanno visibilità.

MCA–Mario Cucinella Architects, Museo d’arte etrusca, Milano. Schizzo
MCA–Mario Cucinella Architects, Museo d’arte etrusca, Milano. Schizzo

In linea con questo approccio scientifico e sperimentale, quali partnership creerete?
I nostri interlocutori principali sono le istituzioni, con le quali abbiamo dialogato fin da subito, a partire dal Comune di Milano – grazie alla convenzione il museo, anche se privato, rientrerà a pieno titolo all’interno del circuito dei musei civici di Milano –, il MiBACT e la Soprintendenza. Intendiamo collaborare con i musei milanesi in un’ottica sinergica e di valorizzazione delle singole identità, e tutto il progetto si baserà su un lavoro in team con esperti interdisciplinari, per creare un percorso espositivo e una fruizione del museo di grande impatto.

Come agirete a livello operativo per sostenere lo studio e la ricerca?
Prevediamo l’erogazione di borse di studio e la collaborazione con le università per dottorati, momenti di ricerca che sosterremo anche con pubblicazioni specifiche che affiancheranno i volumi dedicati alla collezione permanente. Inoltre, nella sala di consultazione vogliamo rendere disponibili testi scientifici, in formato cartaceo e digitale, a supporto di studiosi e ricercatori. Vorremmo trasformare questo museo in un hub per il mondo etrusco a Milano.

Come sarà strutturata la governance?
Il museo sarà gestito dalla Fondazione Luigi Rovati e la collezione etrusca sarà curata da Giulio Paolucci, direttore del Museo etrusco di Chianciano. Ci affiancherà un advisory board di professionisti di grande caratura di cui fanno parte il professor Salvatore Settis, Annalisa Zanni, direttrice della casa-museo Poldi Pezzoli, e Philip Rylands, direttore uscente della Collezione Peggy Guggenheim.

Anfora. Impasto, altezza cm 24,3. Territorio falisco-capenate, secondo e terzo quarto del VII secolo a. C. Museo d’arte etrusca, Milano
Anfora. Impasto, altezza cm 24,3. Territorio falisco-capenate, secondo e terzo quarto del VII secolo a. C. Museo d’arte etrusca, Milano

Qualche anticipazione sui contenuti esposti?
La cultura etrusca verrà proposta in modo innovativo e attraverso un approccio visivo di grande stimolo, affiancando manufatti in ceramica con bronzi e ori. Alcuni pezzi sono di eccezionale valore, non solo per la fattura ma anche per le storie che ci tramandano – di un popolo, di una nazione, di un collezionismo – e che intendiamo condividere con la città, facendo dialogare l’arte antica con il nostro tempo.

Come sarà organizzato il museo?
Il progetto di Mario Cucinella, uno degli architetti più attenti alla sostenibilità, prevede un piano ipogeo dedicato specificamente al mondo etrusco e un piano terra occupato dai servizi. Al primo piano, invece, si è scelto di mantenere l’identità di abitazione privata, restaurando gli interni realizzati negli Anni Sessanta dall’architetto Filippo Perego per la famiglia Rizzoli, e inserendo reperti e opere d’arte in un ambiente domestico. Al secondo piano troveranno spazio una sala conferenze, ambienti dedicati a esposizioni temporanee e una sala di consultazione. L’offerta museale sarà completata anche da servizi di ristorazione e da un bookshop che rispecchierà i contenuti del museo.

Massimo Mattioli
a cura di Arianna Testino

Milano // dalla fine del 2018
MUSEO DI ARTE ETRUSCA
FONDAZIONE LUIGI ROVATI
Palazzo Bocconi-Rizzoli-Carraro
Corso Venezia 52

Articolo pubblicato su Grandi Mostre #3

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.