A cinquant’anni di distanza dalla sua nascita, il tropicalismo non perde il fascino che lo contraddistingue da sempre. Rinnovando il connubio tra musica e cultura e arti visive.

Quando Caetano Veloso presentò Alegria Alegria e Gilberto Gil cantò Domingo no parque al terzo Festival de Música Popular Brasileira di Rio, si stavano già spezzando per sempre i limiti tra avanguardia e tradizione, tra la samba e il iê-iê-iê, tra il Brasile viscerale e la sua luminescente superficie. Ancora non esiste un nome per descrivere quel che si è visto in quell’occasione, ma oggi si sa che a quel festival, che terminò il 21 ottobre 1967, rappresenta un amalgama necessario per la nascita di Tropicália.
Il tropicalismo, conosciuto anche come Tropicália o movimento tropicalista, alla fine degli Anni Sessanta è stato un movimento musical-culturale che ha investito diversi ambiti quali arte, poesia, musica e teatro, ed era influenzato dalla poesia concreta, una corrente di poesia d’avanguardia brasiliana, che vede tra i suoi esponenti Augusto de Campos, Haroldo de Campos e Décio Pignatari. Il tropicalismo viene tuttavia comunemente associato a un certo tipo di espressione musicale che, in Brasile, annoverava diverse influenze, tra le quali bossa nova, rock’n’roll, folk, musica africana, musica sperimentale e fado.

All’inizio il tropicalismo non era solamente un movimento musicale: era presente anche nelle arti visive, grazie a Hélio Oiticica, Lygia Clark, Rogério Duprat e Antonio Dias. Il termine Tropicália deriva infatti da una diretta citazione di un’installazione di Oiticica. E uno dei concetti culturali del movimento tropicalista era l’antropofagia, ovvero il cannibalismo culturale e musicale di tutte le società, un cannibalismo che intendeva ispirarsi a tutti i generi, creando qualcosa di unico. Il concetto di antropofagia, così come fu inteso dal movimento tropicalista, fu creato dal poeta Oswald de Andrade nel suo Manifesto Antropófago del 1928.
Basando le proprie radici sull’innovazione e la tolleranza musicale, il movimento tropicalista entra nella musica brasiliana negli Anni Sessanta.

Anche se in quel periodo ebbe vita breve a causa della popolarità del genere musicale del momento, la bossa nova, questo movimento viene onorato dopo il 1985 con la coincidenza del suo 25esimo anniversario e il ritorno del Brasile a un governo democratico. Due dei pionieri del genere, Caetano Veloso e Gilberto Gil, produssero il cd Tropicália 2 proprio a questo scopo. “Eravamo gli inventori del Tropicalismo”, scriverà poi Veloso, “e il Tropicalismo aveva conferito al rock’n’roll un’aura di rispettabilità. In verità volevamo poter guardare il Brasile da una prospettiva in cui si vedesse, in contemporanea, una super-Rio internazionale-paulisticizzata, una pre-Bahia arcaica e una post-Brasilia futuristica”.
Il Tropicalismo confermava quindi, a posteriori, quello che aveva rappresentato il Modernismo postulato da Mario de Andrade e Graça Aranha cinquant’anni prima, e che era esploso con ciò che si poteva sicuramente definire il manifesto musicale del movimento, Tropicália ou Panis et circensis, l’album di Veloso realizzato assieme a Gilberto Gil, Gal Costa, Nara Leão, Rogério Duprat, il poeta Torquato Neto e i Mutantes nel 1968.

Ginevra Bria

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #41

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. È specializzata in arte contemporanea latinoamericana.
  • dario cangelli

    nemmeno una parola sulle protagoniste femminili, tra l’altro le vere protagoniste del tropicalismo, Gal Costa, Maria Bethania, Elis Regina.