La bellezza pop di Frédérick Gravel. Al Romaeuropa Festival

“Usually Beauty Fails” di Frédérick Gravel, promosso all’interno del Romaeuropa Festival, è la trasposizione della vivace sfera contemporanea canadese negli spazi del Teatro Eliseo. Che è invece specchio della difficile situazione culturale italiana.

Dopo un debole inizio, lo spettacolo, traducibile con Solitamente la bellezza fallisce, mostra una fascinazione in crescendo sulla platea. Questo “concerto coreografico” – come ama definirlo Frédérick Gravel – seppur nei termini di una leggerezza visiva, conduce a una riflessione esplicita sull’ossessiva ricerca della bellezza, e del suo riscontro in arte, che non ha un’impostazione assertiva ma rappresenta una domanda aperta alla risposta del pubblico.
L’analisi dei rapporti relazionali e degli stereotipi di bellezza, veicolata dalla danza, diviene espressione di una comunicazione diretta, ironica e iconica, a volte vulnerabile e spesso provocatoria. Le pulsioni citate, in quanto imitazione dello spirito del nostro tempo, sono un’intimità rivelata, anzi spiattellata: in tal senso il facile ricorso all’erotismo ha una lettura sarcastica. Infatti la trasgressione di Usually Beauty Fails non sta nella nudità dell’Inno alla fertilità, bensì nel superamento del codice della danza e dell’arte contemporanea.
Questa rottura è il grande merito di Frédérick Gravel, che basa il suo lavoro sul rifiuto di istituzionalizzazioni ed etichette, attuando in ciò un proprio manifesto artistico, retaggio della tesi del 2009 Il ruolo del danzatore in una società democratica. Il connubio con la danza e l’impatto del live conferiscono all’aspetto musicale un ruolo notevole per la qualità delle composizioni, e quando manca è un’assenza che pesa. Momenti di elettronica, rock e altri più lenti ma mai lirici, si alternano agli usuali momenti parlati, quasi didascalici, osannati dagli spettatori per l’innata empatia e la naturalezza con cui l’artista canadese sa rapportarsi; ma, nonostante l’apprezzabile intento di sfidare un sistema, può essere un discutibile punto.
Inoltre laddove già coreografo, musicista, cantante e light designer, si apprezza meno l’intrusione di Gravel come ballerino: il doverci essere per forza non viene supportato da una prestazione funzionale. A riguardo, invece, è decisamente lodevole la performance di Peter Trosztmer. In conclusione, si può affermare che quella romana è stata un’ottima prima nazionale, come a voler alimentare la speranza che qui la bellezza non fallisca.

Rossella Della Vecchia

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www.romaeuropa.net

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Rossella Della Vecchia
Rossella Della Vecchia, classe 1986 di Nusco (AV), è da sempre interessata all’arte come alla scrittura, e quindi alla comunicazione in genere: si districa tra il cartaceo e il digitale, scrivendo di arte, politica e attualità. Laureatasi nel 2012 in Storia dell’Arte Contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia de La Sapienza di Roma, ha conseguito il titolo con la tesi in Storia dell’Arte Contemporanea (cattedra della professoressa Carla Subrizi): “Trouble Every Day: Tous Cannibales, la voracità da tabù ad arte, dall’arte alla società”. Durante il 2011 ha collaborato con La Buona Terra di Paolo Speranza, con l’incarico di stesura di articoli del settore artistico, letterario e politico del bimestrale. Ad oggi, dopo uno stage nel 2011, collabora a Galleria 291 EST di Roma. Da marzo 2013 cura un personale blog sull’arte: ArtFriche Zone.