Pierre Notte al Teatro di Castel Maggiore

Al Teatro Biagi D’Antona di Castel Maggiore – prezioso teatro del bolognese – spazio alla drammaturgia francese contemporanea. In scena due acuti divertissement sul teatro e la vita di relazione di Pierre Notte, “Moti d’attore prima di entrare in scena” e “La mia cara famiglia (non per niente mi sono sparato)”.

Pierre Notte a Castel Maggiore - photo Antonio Marcuz

I due testi di Pierre Notte – già proposti in forma di lettura nell’episodio bolognese del progetto Face à Face del 2011 – sono un concentrato della brillante drammaturgia dell’autore e di un intero filone di quella testualità del teatro francese densissima e sovrabbondante di parole, fatta di scambi interpersonali infernali, ambientata in contesti borghesi colti e portata da figure che si divorano e auto-divorano.
Il primo pezzo ha l’aria del leggero motivetto musicale e descrive, letteralmente, i moti interni dell’attore prima del suo ingresso sulla scena, dall’ingannevole bisogno di precipitarsi in bagno all’erezione traditrice, alla riflessione adrenalinica dell’ultim’ora sul proprio essere presenti e sul proprio ruolo. Solo nelle voci dei protagonisti – Francesca Mazza, Angela Malfitano e Maurizio Cardillo – il testo si anima, lasciando sulla pagina quell’idea di ingenuità che poteva avere alla lettura silenziosa. Tre lampadine si accendono sui loro leggii e illuminano un’idea di teatro, la loro e quella dell’autore-attore-musicista che l’ha voluta consegnare al palcoscenico.

Pierre Notte a Castel Maggiore – photo Antonio Marcuz

La scena si sposta poi in mezzo al pubblico che circonda un grande ring rosso con, ai quattro angoli, minuscoli sgabelli e microfoni adagiati a terra. Ogni attore – si è aggiunto il giovane Pietro Piva, nel ruolo del figlio/ragazzo suicida – ha la sua postazione e scatta al centro del tappeto al suono del gong. Prende corpo una serie di duetti: coppie di famiglia in un interno, fraintendimenti, recriminazioni logoranti, non-detti mai dimenticati, isterie casalinghe, odi profondi generati da una conoscenza viscerale del proprio simile e di se stessi.
È l’inferno della piccola umanità piccolo-borghese che prende consapevolezza dei suoi piccoli fallimenti, in questa nostra piccola contemporaneità.
Ogni spettatore può riconoscersi in almeno uno degli sketch che si susseguono in sinfonia, perché ognuno è marito, moglie, figlio, badante, amico, anziano, fratello o sorella e ritrova in sé (e deride) il fuoco dell’ira della Mazza, la dolcezza passivo-aggressiva della Malfitano, la recriminazione repressa di Piva, il bisogno di essere ascoltato di Cardillo. L’idea di relazione e quella di comunicazione sono a pezzi, l’uomo lo è, l’unica cosa che resta è una danza – solitaria, di coppia, di gruppo – nostalgica e disincantata che scioglie la tensione degli scontri egregiamente sostenuti dagli attori e ne amplifica la sostanziale inutilità.

Pierre Notte a Castel Maggiore – photo Antonio Marcuz

Quindi i microfoni rivelano il loro ruolo. Prima in pieno buio, poi con i riflettori puntati, gli attori usano lo strumento, cercando nella tecnologia un mezzo di amplificazione che si rivela nullo, al punto da lasciare spazio, nel finale, a flussi verbali registrati, oggetti, parole prive di un emittente poiché l’emittente è sfinito, raggrinzito sul suo sgabello, inerme, all’ombra di un’asfittica luce al neon rossa. Proprio quando ci si aspetterebbe l’esplosione finale, una risolutiva carneficina verbale, Pierre Notte frustra le aspettative del pubblico impedendo il climax, come a voler dimostrare che così è, ciclicamente, senza speranza.
Ciò che, invece, di speranza ne dà e molta è la seconda replica dello spettacolo, la stessa sera, gentilmente pretesa dal numerosissimo pubblico. Un ottimo augurio per il nuovo anno e per l’apertura della stagione Sguardi.

Pierre Notte a Castel Maggiore – photo Antonio Marcuz

In un teatro decentrato, la programmazione promette grandi cose, come hanno sottolineato l’assessore del Comune di Castel Maggiore ed Elena Di Gioia, curatrice della serata, riportando le parole della direttrice artistica, Francesca Mazza: quando incalza la bufera, c’è chi innalza muri per proteggersi e chi, invece, costruisce mulini, trasformando le difficoltà in energia.

Nicoletta Lupia

www.comune.castel-maggiore.bo.it

CONDIVIDI
Nicoletta Lupia
opo un percorso di formazione decennale come attrice in un collettivo teatrale (“Bertolt Brecht”, Formia), lascia l'attività pratica per lo studio e la critica. Si laurea nel 2007 presso il DAMS-Teatro di Bologna con un tesi sull'evoluzione otto-novecentesca del ruolo del raisonneur e nel 2010 in Discipline Teatrali con uno studio dal titolo Percorsi teatrali tra Italia e Francia attraverso il progetto Face à Face. Attualmente è dottoranda in Cinema, Musica e Teatro all'Università di Bologna, studia la drammaturgia contemporanea italiana e francese, i contesti teatrali in cui le stesse nascono e proliferano e i loro risvolti scenici, approfonditi anche durante un periodo di ricerca presso l'Università di Avignone. È traduttrice dal francese, autrice di focus su autori contemporanei, assistente di redazione della rivista “Prove di Drammaturgia” e redattrice presso una casa editrice bolognese.