Londra, Camden Town e il Jewish Museum: tributo a Amy Winehouse fra le strade e il museo

Torna a Londra la grande mostra dedicata alla vita e alla carriera della sfortunata stella del rock e del blues. Mentre la Street Art continua a omaggiarla con stencil, poster e murales.

Amy Winehouse
Amy Winehouse

“Amy era affamata di normalità: la continua pressione dei media cui era sottoposta la faceva soffrire”. Parole di Alex Winehouse, che alla tragica scomparsa della sorella cercava di affibbiare un senso, una spiegazione. Sorella difficile, complicata, ingestibile, Amy era “una spina nel fianco”. Ma anche una persona generosa, altruista e soprattutto leale”.  Era il 2013 e Amy Winehouse era scomparsa già da due anni, soffocata da quella bulimia di cose semplici, reali: un desiderio infrantosi contro i ritmi e le logiche dello star system, contro le proprie fragilità, contro un senso di inadeguatezza che conviveva col talento assurdo. E furono la droga, l’alcol, i rapporti sentimentali tormentati, i disturbi alimentari, la caduta e la resa. Una forma di suicidio lento, devastante.
Per lei Alex ha lavorato a un progetto espositivo, insieme all’altra sorella, Riva, alla Winehouse Fundation e al Jewish Museum. Una mostra itinerante, lanciata proprio nella sede londinese del museo, a Camden Town, portata in giro per il mondo, da San Francisco a Vienna, passando da Tel Aviv, e oggi ricondotta a casa, là dove tutto era partito. Di questa zona di Londra, dove abitava, Amy era diventata un simbolo. L’incarnazione dell’anima trasgressiva di un quartiere ormai à la page, fra turismo e consumismo, un tempo teatro del punk e dei movimenti londinesi alternativi.

IL TRIBUTO DELLA STREET ART

E alla storia e all’immagine della rockstar resterà legata Camden, che torna oggi a celebrare la sua eroina infelice. “Amy Winehouse: A Family Portrait” ha inaugurato tra le sale del Jewish Museum lo scorso 16 marzo, per restarvi fino al 24 settembre. Tre le sezioni: A Family Portrait, dedicata al lato più intimo e affettivo della vita dell’artista, con una raccolta di oggetti privati, foto di famiglia, abiti di scena, accessori e ricordi; Amy Street Art Trail, in cui ripercorrere le tappe della sua carriera, immergendosi nell’aspetto più strettamente musicale; e infine una nuova installazione dello street artist Pegasus, Love Is A Losing Game, dal titolo di un celebre brano tratto dal fortunato album Back to Black.
Pegasus aveva già dedicato all’amica lo stencil Fallen Angel, realizzato sul lato di un centro di informazioni a Camden, imbiancato durante una ristrutturazione, ridipinto nel 2013 e diventato un vero e proprio luogo di culto, e poi Atmosphere, sul lato del pub The Earl of Camden, nei pressi della casa di Amy, e un altro splendido ritratto su una parete esterna del Paul’s Emporium, tra Hungerford Road e York Way.
Ma sono molti i tributi per Amy, sparsi lungo le strade di Camden, che portano le firme di street artist come Captain Kris, Mr. Cenz, Philth, Amara Por Dios. Una collezione diffusa, che ha già la forma di un museo in progress a cielo aperto.

– Helga Marsala

Amy Winehouse: A Family Portrait
16 marzo-24 settembre 2017
Jewish Museum London
Raymond Burton House, 129-131 Albert Street
http://jewishmuseum.org.uk

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • Fabrizio Ibba

    E furono la droga, l’alcol, i rapporti
    sentimentali tormentati, i disturbi alimentari, la caduta e la resa. Una
    forma di suicidio lento, devastante.. Porca miseria se ci ha azzecato! Complimenti bellissimo articolo