Tubi, sirene e zampogne. Yoshi Wada ad Angelica Festival

Musica concreta, Fluxus, sperimentazione ed elementi tradizionali. Dentro e fuori le categorie per una serata intensa, a tratti fuori dal tempo, sia musicale che storico. Report di uno dei tanti concerti di “Angelica – Festival Internazionale di Musica”, in corso a Bologna fino al 31 maggio.

Yoshi Wada, Angelica - festival internazionale di musica, Bologna - foto Giuseppe De Mattia

Musica concreta, ripartiamo da una definizione: “Noi abbiamo chiamato la nostra musica concreta, poiché essa è costituita da elementi preesistenti, presi in prestito da un qualsiasi materiale sonoro, sia rumore o musica tradizionale. Questi elementi sono poi composti in modo sperimentale mediante una costruzione diretta che tende a realizzare una volontà di composizione senza l’aiuto, divenuto impossibile, di una notazione musicale tradizionale” (Pierre Schaeffer).
È il riferimento dichiarato che guida la 24esima edizione di Angelica Festival a Bologna ed è certamente un tratto necessario per la comprensione del lavoro proposto da Yoshimasa Wada (Kyoto, 1943). Non è un caso che il titolo della composizione, concepita appositamente per gli spazi dell’appena riaperto Teatro San Leonardo, riecheggi pensieri e parole care a John Cage, al suo seguito, What’s the Matter with Your Ear?, come allusione non troppo allegorica a un cambiamento nella percezione acustica. Wada ha all’attivo presenze e partecipazioni eccellenti, a partire dalla sua adesione (se così la si può chiamare) al gruppo Fluxus nel 1968, in una fase avanzata dell’attività di Maciunas e compagni, in un momento in cui il sogno della Flux House Cooperative sembrava ancora destinato a continuare.
Di quell’esperienza l’artista giapponese conserva certamente l’eccezionale apertura alla produzione sonora senza vincoli strumentali, melodici o compositivi e la declinazione dell’aggettivo ‘concreto’ come sinonimo di reale e come utilizzo del dato reale ready made (così come interpretato dallo stesso Maciunas). A Bologna Wada, che è accompagnato dal figlio Toshi, compone una partitura includendo quattro musicisti rispettivamente impegnati con una grancassa e con alcune zampogne e ciaramelle. L’interesse per strumenti musicali appartenenti alla tradizione non è una novità nel suo approccio, lui stesso infatti è impegnato nello studio della cornamusa nei primi anni newyorchesi.
Il concerto punta sulla durata e sull’estensione dei singoli suoni, sia che si tratti dei bidoni industriali percossi da Wada, sia delle armonizzazioni proposte dai tre strumenti folcloristici, a cui sembrano rispondere in contrappunto i colpi distanti del grande tamburo e le sirene. Il processo messo in atto ha una forte componente materiale tanto che, come sostiene Tom Johnson, “può essere più accurato pensare a Wada come a uno scultore, perché la sua musica sembra essere una realtà fisica, come il legno o la pietra, e anche per il modo in cui tratta i suoi materiali”.

Claudio Musso

www.aaa-angelica.com

 

 

 

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Claudio Musso
Critico d'arte e curatore indipendente. La sua attività curatoriale e di ricerca pone particolare attenzione al rapporto tra arte visiva, linguaggio e comunicazione, all'arte urbana e alle nuove tecnologie nel panorama artistico. Attualmente è Dottorando presso il Dipartimento delle Arti Visive dell'Università di Bologna, dove ha precedentemente conseguito la laurea specialistica in Storia dell'Arte. Collabora con il MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna per la ricerca scientifica e per l'organizzazione di conferenze e incontri. Dal 2004 al 2011 è stato collaboratore di Exibart.com e Exibart.onpaper, dove dal 2008 dirigeva la rubrica visualia. Scrive per Artribune e Digicult. Di recente ha curato la sezione Urban Art Media Drifts del LPM - Live Performers Meeting (Roma - Minsk). Nel 2010 è stato invitato come lecturer alla AVANCA | CINEMA International Conference Cinema– Art, Technology, Communication (Avanca, Portogallo) e alla VIII MAGIS – International Film Studies Spring School (Gorizia, Italia).