Carnage: cronaca di un gioco al massacro

Due coppie di coniugi newyorchesi si affrontano in uno scontro nevrotico. “Carnage”, il nuovo film di Roman Polanski, mette a nudo insicurezze e fissazioni, aggressività e finte gentilezze. Tratto da una pièce di Yasmina Reza, il film conserva un’impostazione teatrale. Fino al brusco finale.

Roman Polanski - Carnage - 2011

È uno scontro tra lineamenti contrapposti quello che salta all’occhio in Carnage, il film di Roman Polanski reduce da una mancata-vittoria-annunciata alla 68esima Mostra del Cinema di Venezia. Il contrappunto tra i protagonisti, prima ancora che verbale, è fisico: Nancy Cowan (Kate Winslet), morbida e femminile, impeccabilmente truccata e fasciata da un tailleur elegante, è in perfetto contrasto con Penelope Longstreet (Jodie Foster), rigida e nervosa, vestita sciattamente e con gli occhi azzurri, lampeggianti accuse nel volto struccato e spigoloso.
Nancy e Penelope sono la parte femminile di due coppie newyorchesi: Alan Cowan (Christoph Waltz) è un avvocato di successo che mantiene un sarcastico distacco dalle piccole questioni quotidiane, impegnato a risolvere beghe più grosse in un patologico attaccamento al cellulare, mentre Michael Longstreet (John C. Reilly) è un sempliciotto mille miglia lontano dal potente Alan. Eppure, quando si tratta di mangiare, ubriacarsi o fumarsi un sigaro, le differenze si appianano. I quattro si incontrano nell’appartamento dei Longstreet per risolvere una controversia spiacevole eppure sufficientemente spicciola: Zachary, il figlio undicenne di Nancy e Alan, ha colpito con un bastone Ethan, coetaneo figlio di Pen e Michael, rompendogli i due incisivi e sfigurandolo (temporaneamente) in volto. I Cowan sono intenzionati a sbrigare la questione in modo veloce, mentre i Longstreet li accolgono in un tourbillon di cortesie e buone maniere, desiderosi di riscattare il figlio bastonato e avere le scuse di Zachary, sincere e non indotte.

La locandina di Carnage

Il film è tratto dalla pièce di Yasmina Reza Il dio del massacro, e l’impostazione teatrale rimane fortissima. In apertura siamo spettatori dell’incidente fra i due ragazzi in un parco di Brooklyn e la stessa location ritorna alla fine del film, mentre il corpo dell’opera è tutto ambientato nell’appartamento newyorchese dei Longstreet (in realtà gli interni sono stati girati a Parigi).
È esilarante il crescendo di tensione nella conversazione tra le due coppie: inizialmente tipicamente borghese e compiacente, poi con sempre più recriminazioni, accuse velate e vani tentativi di appianamento da parte di una o dell’altra. Ognuno cerca di far valere il proprio diritto, in una lotta per l’affermazione e per la (propria) giustizia che va oltre la controversia fra due ragazzini, e che affonda nei disagi e nelle nevrosi di due coppie insoddisfatte e forse male (o troppo bene?) assortite.

Roman Polanski sul set di Carnage

Eccezionali i dialoghi e la finezza della sceneggiatura (di Polanski e della stessa Reza) che scandaglia le percezioni, gli umori e le insondabili ragioni dei quattro: da una Pen che vuole giustizia nella maniera più nevrotica possibile a una Nancy compiacente e accomodante, da un Michael che spalleggia la moglie a un Alan disturbante e menefreghista, in un gioco di spinte e rintocchi in cui nessuno rimane escluso e tutti, a turno, perdono la pazienza perché defraudati delle proprie sicurezze: il cellulare di Alan, la borsa di Nancy, i libri d’arte di Pen e la paura dei roditori di Michael. Le inquadrature dei personaggi, spesso oblique o in prospettive distorcenti, contribuiscono a sottolineare il crescendo di nevrosi.
Il povero criceto che guarda con occhio sornione la scena dal parco di Brooklyn è forse l’emblema dell’assurdità del tutto e l’unico superstite al “massacro”. Un po’ brusco il finale, ma forse è giusto così.

Silvia Novelli

Roman Polanski – Carnage
Francia/Germania/Polonia – 2011 – 79’
www.sonyclassics.com/carnage/

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Silvia Novelli
Silvia Novelli, classe 1984, lavora in ambito comunicazione e come giornalista free lance e blogger. Toscana doc, vive a Milano: ci ha messo quattro anni per amarla, ma adesso non vuole più andarsene. Si è occupata anche di cronaca per La Repubblica.  Cinema, food e ‘buon vivere’ sono le sue passioni: ne scrive su http://esperienzestetiche.blogspot.com e su http://www.milanotoday.it/blog/cucina.
  • …ma nemmeno una parola, al di là delle “inquadrature oblique”, sullo straordinario saggio di regia di Polanski, a dimostrare che si può fare del cinema esplosivo, se non dinamitardo, dentro le quattro mura di un salotto?

    • Straordinaria regia, superbi gli attori. L’impostazione teatrale e la ‘costrizione’ nelle quattro mura di un salotto non tolgono nulla alla potenza cinematografica di questo film.

      • Non solo non tolgono nulla, ma anzi aumentano il valore della sfida, vinta con una fantasia illimitata dell’uso dei diversi piani di ripresa, e sfruttando gli specchi alle pareti come controcampi inquadrati “in campo” assolutamente prodigiosi. Senza dimenticare che per “regia” deve intendersi anche l’orchestrazione del crescendo concertato con il magnifico quartetto di attori, supremamente dosato e scandito con magistrali colpi d’ala…

        • silviab

          peccato che fin dall’inizio si sappia già il finale
          bravi gli attori
          voto 6+

  • francesco sala

    mi resta la curiosità di vedere i ruoli femminili a coppie “invertite”… winslet con reilly e foster con waltz

  • me.giacomelli

    Che ascoltare Jane Fonda faccia venir voglia di comprarsi un poster del KKK… ahahahha. Si ride di gusto, apprezzando un gran bel film. Che serve pure come invito a frequentare di più i teatri. Dove non si usa un doppiaggio che nel film in certi momenti è imbarazzante (Jodie Foster che sbraita mentre le sue labbra sono praticamente serrate…).

    • Augusta

      Sono d’accordo con lei.
      Grazie.