Carnage: cronaca di un gioco al massacro

Due coppie di coniugi newyorchesi si affrontano in uno scontro nevrotico. “Carnage”, il nuovo film di Roman Polanski, mette a nudo insicurezze e fissazioni, aggressività e finte gentilezze. Tratto da una pièce di Yasmina Reza, il film conserva un’impostazione teatrale. Fino al brusco finale.

È uno scontro tra lineamenti contrapposti quello che salta all’occhio in Carnage, il film di Roman Polanski reduce da una mancata-vittoria-annunciata alla 68esima Mostra del Cinema di Venezia. Il contrappunto tra i protagonisti, prima ancora che verbale, è fisico: Nancy Cowan (Kate Winslet), morbida e femminile, impeccabilmente truccata e fasciata da un tailleur elegante, è in perfetto contrasto con Penelope Longstreet (Jodie Foster), rigida e nervosa, vestita sciattamente e con gli occhi azzurri, lampeggianti accuse nel volto struccato e spigoloso.
Nancy e Penelope sono la parte femminile di due coppie newyorchesi: Alan Cowan (Christoph Waltz) è un avvocato di successo che mantiene un sarcastico distacco dalle piccole questioni quotidiane, impegnato a risolvere beghe più grosse in un patologico attaccamento al cellulare, mentre Michael Longstreet (John C. Reilly) è un sempliciotto mille miglia lontano dal potente Alan. Eppure, quando si tratta di mangiare, ubriacarsi o fumarsi un sigaro, le differenze si appianano. I quattro si incontrano nell’appartamento dei Longstreet per risolvere una controversia spiacevole eppure sufficientemente spicciola: Zachary, il figlio undicenne di Nancy e Alan, ha colpito con un bastone Ethan, coetaneo figlio di Pen e Michael, rompendogli i due incisivi e sfigurandolo (temporaneamente) in volto. I Cowan sono intenzionati a sbrigare la questione in modo veloce, mentre i Longstreet li accolgono in un tourbillon di cortesie e buone maniere, desiderosi di riscattare il figlio bastonato e avere le scuse di Zachary, sincere e non indotte.

carnage xlg Carnage: cronaca di un gioco al massacro

La locandina di Carnage

Il film è tratto dalla pièce di Yasmina Reza Il dio del massacro, e l’impostazione teatrale rimane fortissima. In apertura siamo spettatori dell’incidente fra i due ragazzi in un parco di Brooklyn e la stessa location ritorna alla fine del film, mentre il corpo dell’opera è tutto ambientato nell’appartamento newyorchese dei Longstreet (in realtà gli interni sono stati girati a Parigi).
È esilarante il crescendo di tensione nella conversazione tra le due coppie: inizialmente tipicamente borghese e compiacente, poi con sempre più recriminazioni, accuse velate e vani tentativi di appianamento da parte di una o dell’altra. Ognuno cerca di far valere il proprio diritto, in una lotta per l’affermazione e per la (propria) giustizia che va oltre la controversia fra due ragazzini, e che affonda nei disagi e nelle nevrosi di due coppie insoddisfatte e forse male (o troppo bene?) assortite.

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Roman Polanski sul set di Carnage

Eccezionali i dialoghi e la finezza della sceneggiatura (di Polanski e della stessa Reza) che scandaglia le percezioni, gli umori e le insondabili ragioni dei quattro: da una Pen che vuole giustizia nella maniera più nevrotica possibile a una Nancy compiacente e accomodante, da un Michael che spalleggia la moglie a un Alan disturbante e menefreghista, in un gioco di spinte e rintocchi in cui nessuno rimane escluso e tutti, a turno, perdono la pazienza perché defraudati delle proprie sicurezze: il cellulare di Alan, la borsa di Nancy, i libri d’arte di Pen e la paura dei roditori di Michael. Le inquadrature dei personaggi, spesso oblique o in prospettive distorcenti, contribuiscono a sottolineare il crescendo di nevrosi.
Il povero criceto che guarda con occhio sornione la scena dal parco di Brooklyn è forse l’emblema dell’assurdità del tutto e l’unico superstite al “massacro”. Un po’ brusco il finale, ma forse è giusto così.

Silvia Novelli

Roman Polanski – Carnage
Francia/Germania/Polonia – 2011 – 79’
www.sonyclassics.com/carnage/

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Silvia Novelli

Silvia Novelli

Silvia Novelli, classe 1984, lavora in ambito comunicazione e come giornalista free lance e blogger. Toscana doc, vive a Milano: ci ha messo quattro anni per amarla, ma adesso non vuole più andarsene. Si è occupata anche di cronaca per…

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