Robotica. La bambola che rivoluzionerà il mondo dei giocattoli erotici

In questo video del New York Times l’ingegnere robotico Matt McMullen spiega come sta sviluppando la tecnologia da applicare a una bambola erotica, per generare l’illusione della coscienza.

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Non siamo in Her di Spike Jonze o in S1mOne di Andrew Niccol, neppure ne La montagna sacra di Alejandro Jodorowsky, ma lo scenario suggerisce questo tipo di atmosfere. Matt McMullen è il creatore di RealDoll, la bambola erotica a grandezza naturale, personalizzabile, venduta fin’ora in oltre 5.000 esemplari, con prezzi che arrivano fino a 10.000 dollari.
In questo recente servizio del New York Times, l’ingegnere americano mostra la tecnologia che sta sviluppando per far sembrare il giocattolo cosciente. McMullen è convinto che ci siano consumatori pronti a spendere cifre impressionanti, se il progetto dovesse andare in porto. Ma i detrattori sostengono che il sex toy umanoide sarà più repellente che eccitante. Un concetto, riportano gli autori dell’articolo Zackary Canepari, Drea Cooper e Emma Cott, formulato per primo dal ricercatore giapponese Masahiro Mori nel 1970, convinto che quanto più i robot assomiglieranno agli esseri umani, tanto più l’empatia della gente si trasformerà in repulsione. Lo stesso sentimento del perturbante che suggeriva E.T.A. Hoffmann all’inizio dell’800 in alcuni famosi umanoidi dei suoi Notturni.
McMullen difende la sua invenzione, invece, sottolineando che i suoi prodotti manterranno l’aspetto di bambole e non sembreranno persone reali. Robotica diventerà commerciabile nel giro di due anni con un prezzo di lancio che si stima attorno ai 30.000 dollari.

 – Federica Polidoro

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  • Angelov

    Si diceva che le macchine e i robot avrebbero sostituito gli esseri umani, e questo sta avvenendo in questa fase terminale di spersonalizzazione e disumanizzazione della società: a mano a mano che la nostra umanità si atrofizza, i robot si fanno vivi venendo “in nostro aiuto”; i videogiochi e i film di animazione di ultime generazione hanno fatto da apripista a questa fase di autodistruzione culturale.