Georg Baselitz e l’arte come totalità

Georg Baselitz ricostruisce il suo percorso artistico a partire dalle sue origini e ispirazioni. E come al solito, sovverte le prospettive.

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Baselitz, che naque nel 1938 nella parte destinata poi a diventare Berlino Est, oggi insegna all’Accademia di Belle Arti, anche per questo è un abile parlatore e sa come tenere banco. La passione per il suo lavoro è rimasta inalterata e quando si racconta lo fa con lo stesso tono provocatorio e ruvido che applica nelle sue opere. “Il mondo più integro è quello dell’arte. Niente è meglio o più interessante di un quadro”, afferma netto, “l’ossessività è un carattere distintivo e la sopravvivenza è una questione di resistenza e autocontrollo.”
L’esordio di questo artista nell’arte non è stato dei più autentici, stando alla sua versione. Georg pensava che come artista fosse più facile rimorchiare. Dipingere, dote ereditata in famiglia, era meno impegnativo che comporre musica o scrivere in versi, altrimenti si sarebbe dato magari alla letteratura. L’impossibilità di seguire le regole imposte dal sistema, l’hanno fatto espellere da alcune scuole. In quelle dove è riuscito a rimanere, non ha mai seguito i consigli dei suoi insegnanti, se non leggere qualsiasi fonte possibile potesse essere utile alle sue pratiche pittoriche. Baselitz è uno che ha sempre voluto fare di testa propria. Persino appendere un quadro non è stata una pratica lineare per lui e i suoi “sottosopra” sono diventati l’opera che meglio riassume l’atteggiamento allergico nei confronti delle abitudini e più in generale della sospensione del pensiero critico. All’età di quasi 80 anni, portati divinamente, ancora ama mettersi in discussione e, se Renoir apprezzava il valore del passare del tempo per le conquiste che definisce, per l’artista tedesco guardare indietro è solo un cambio di prospettiva.

 – Federica Polidoro

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