Il murales di Blu censurato a Los Angeles: quando la protesta pacifista dell’artista sembrava un insulto ai martiri di guerra nippo-americani

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In questi giorni caldi di polemica sulla protesta di Blu, che ha cancellato in una notte venti anni di lavoro sui muri di Bologna, emerge anche un’altra storia di censura risalente al 2010 in quel di Los Angeles. Ma è il caso di fare immediatamente chiarezza: fu una leggerezza di Blu non informarsi bene sul luogo dove si apprestava a dipingere multipli di bare che al posto del vessillo d’onore presentavano la celebre banconota da un dollaro. Sta di fatto che il Museo Moca una volta scoppiata la questione, non poté esimersi dalla rimozione dell’opera: la parete disegnata si trovava di fronte al Go for Broke Monument, che commemorava e commemora il ruolo eroico dei soldati nippo-americani in Europa e nel Pacifico durante la Seconda Guerra Mondiale, e di fianco all’ospedale dei veterani di Los Angeles. Insomma trattare da venduti i soldati che erano venuti a morire in Europa per salvarci dal Nazismo non era proprio la migliore delle scelte. Jeffrey Deitch allora direttore del Museo spiegò a Blu che in quel preciso contesto il suo lavoro era risultato inappropriato. Nessuno può accusare di censura ingiusta il Museo e d’altra parte l’artista, mentre stava dipingendo, sicuramente non disponeva di queste informazioni: una gaffe involontaria insomma, che però non è stata mai riparata. Deitch invitò Blu a tornare con un lavoro meno compromettente ricevendo solo rifiuti. Già sei anni fa, insomma, un pelo di egocentrismo in eccesso al di là del rispetto e del buon senso.

– Federica Polidoro

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  • Federica

    Ma si rende conto che questo articolo non ha il benché minimo senso? Egocentrismo? Ma che c’entra il fatto che sia stato censurato da terzi con la decisione, più che legittima, di distruggere da solo il proprio lavoro per protesta?

  • Whitehouse Blog

    Blu ci dice che i morti americani hanno motivazione economiche….che brividi, che rivelazioni.

    • Ruotaia

      Allora è meglio non dire nulla? Non credo

  • Angelov

    Dire che Blu non si fosse informato bene prima di realizzare quel graffito etc, e accennare poi ad un “pelo di egocentrismo”…
    è troppo gratuito

  • Walter Bortolossi

    Ok, lo sappiamo, gli americani, insieme ai russi , hanno sconfitto il nazismo .
Ma la politica estera degli Stati Uniti e i loro vari interventi armati nel mondo sono quantomeno discutibili. Possiamo non essere d’accordo con certe azioni militari degli Stati Uniti o facciamo reato di lesa maestà? Tra l’altro molti cittadini degli Stati Uniti , pure loro, non sono d’accordo con la politica dei loro governi. 
Perchè, se c’è stata una seconda Guerra Mondiale c’è pure stata ad esempio una seconda guerra in Iraq, o sbaglio? Scusate se mi attengo a questi due banali esempi storici ma si potrebbe benissimo allungare la lista includendo altre guerre oltre che alcuni colpi di stato.
    Forse Blu è incappato in un’insidiosa confluenza di epoche diverse dove contesti e diverse ragioni si sono mescolate. Però io mi chiedo una cosa : se i musei di arte contemporanea negli USA sono costruiti (casualmente?) in prossimità dei memoriali ai caduti, questo vuol dire che questi musei non possono esporre opere che criticano le guerre attuali? Ricordo che la mostra al MOCA si tenne nel 2011 e non c’è margine di ambiguità sul fatto che Blu si riferiva alla seconda guerra del Golfo, iniziata nel 2003 e proseguita negli anni con un totale di più di un milione di morti tra la popolazione civile, esclusi i caduti tra i soldati.

    Tra l’altro ricordo benissimo che in quegli anni si fecero negli Stati Uniti anche manifestazioni pro guerra , forse più sparute di quelle pacifiste, ma che sfoggiavano tra le file anche veterani, alcuni in carrozzella.
    Non so in realtà quale sia il pensiero di tutti i soldati americani rientrati in patria dopo la guerra in Iraq: so però che sono passati un pò di anni dal 21 ottobre 1967 quando a Washington si svolse la famosa Marcia verso il Pentagono. Tra i centomila dimostranti contro la guerra del Vietnam c’erano molti ex soldati e molti giovani, che a quel tempo potevano essere richiamati e spediti a combattere anche se non soldati volontari. A quel tempo spessosi bruciava la bandiera per protesta.

    Tornando alla scelta di Blu ,nel caso la ritenessimo non condivisibile o inopportuna, da brave persone educate e sensibili, sarebbe un po’ come dire che in un aula di scuola dove è ancora esposto (casualmente?) un crocifisso raffigurante Nostro Signore che è morto per noi , io insegnante di storia, poniamo, non potrei parlare degli orrori dell’ Inquisizione fatti in suo nome, in rispetto alla visibile rappresentazione del suo sacrificio? 

    Ovviamente la materia è assai complessa aggrovigliata e non pretendo di aver sbrogliato il nodo. Ci sono questioni di opportunità e di sensibilità non facilmente argomentabili. 
 Da esempi come questi si capisce però perchè sia più facile esporre arte astratta e non figurativa: da tempi immemorabili si sa che l’immagine ha un alone talvolta inquietante di ambiguità. Che fa discutere. Perchè riguarda la realtà comune. 

    La scelta di Deitch di non accettare il lavoro di Blu era purtroppo obbligata , così come quella di Rockefeller quando cancellò l’affresco di Rivera a New York, per il motivo che l’inserimento dell’immagine di Lenin era indigeribile :)
    
Quindi Deitch ha sdoganato i graffitti, la Street art, e l’ha esposta al MOCA con qualche compromesso, com’è inevitabile. Nell’introduzione al catalogo di “Art on the street” Deitch fa un veloce excursus storico che, parte dagli anni 70 ma pubblica nello stesso libro un intervista dialogo tra Stecyk e Fairey che, come si immagina, hanno una memoria più lunga e nelle pagine loro riservate fa capolino infatti l’immagine ( un pò sacrificata secondo me) di un murale realizzato a Los Angeles nel 1932 , intitolato “America tropical”, una rappresentazione non proprio lusinghiera della dottrina Monroe o in altre parole della poltica estera degli States di allora. L’autore è David Alfaro Siqueiros, il più giovane della famosa triade dei muralisti messicani , casualmente stalinista e implicato nel primo tentativo di omicidio di Trotsky in Messico. 
Comunque molti graffittisti street artist straordinari non sono documentati nella famosa mostra di Deitch , con tutto il rispetto dei presenti. La mostra diede luogo a qualche inevitabile compromesso e malgrado questo Deitch non molti mesi dopo dovette lasciare la direzione del MOCA e non so se uno dei motivi che pesarono fu davvero questo suo sdoganamento della Stret Art, inviso a certo “establishment” .

    Una delle accuse che gli fece l’alto, e forse molto sopravvalutato, artista Baldessari , tra i suoi più fieri contestatori, era quella che Deitch voleva organizzare pure una mostra dedicata alla Disco Music degli anni 80. Non so se il progetto davvero esistesse. Bisogna pure dire che sicuramente Baldessarri ha conosciuto periodi migliori della musica rispetto a quelli vissuti da Deitch, ma questo non gli ha però permesso di fare buona arte purtroppo :)

    • Mear One club

      Aggiungo che l’opera di Blu fu cancellata si ma comunque ne fu
      pubblicata la foto sul catalogo

  • Rastrello

    Beh cara Federica mi pare invece che l’artista sei anni dopo ha fatto
    Una scelta coerente a quella di allora: o mi accettate tutto o niente.

  • Silvio LB Lini

    Potevi risparmiarsi questa stupidata. Torna a studiare a memoria frasette sull’arte, se riesci…